<![CDATA[il Giornale]]> Mon, 28 Sep 2020 20:03:50 +0200 Mon, 28 Sep 2020 20:03:50 +0200 it-IT 10 <![CDATA[il Giornale]]> <![CDATA[Così il M5s si è fatto casta: chi si è arricchito grazie alla politica]]>

La strana parabola del M5s, tra casta e anti-casta. Entrati in parlamento per la prima volta nel "lontano" 2013, il appena sette anni i pentastellati si sono istituzionalizzati, rendendosi campioni di trasformismo: prima il governo gialloverde con la Lega di Matteo Salvini, poi il governo giallorosso con il Pd di Nicola Zingaretti, Italia Viva di Matteo Renzi e Leu.

Ma c'è dell'altro. Prima non lavoravano (o lavoravano poco), poi sono diventati deputati, senatori o addirittura ministri: Luigi Di Maio (ex ministro del Lavoro e attuale ministro degli Esteri) non è l'unico esponente del Movimento 5 Stelle che ha fatto fortuna in politica. Insomma, miracolati e arricchiti grazie all'attivismo nel partito e l'attività di parlamentare, che consente loro di portare a casa circa 100mila euro lordi all'anno.

Oltre al titolare della Farnesina - che in giacca e cravatta faceva accoglienza per i vip in tribuna autorità allo Stadio San Paolo di Napoli - anche l'attuale presidente della Camera dei deputati Roberto Fico. I due sono accomunati da una "stranezza": come riporta Libero, infatti, Di Maio e Fico entrarono in parlamento (nel 2013, appunto) come "incapienti" (ovvero contribuenti con un reddito così basso, o addirittura assente, da non dover presentare denuncia dei redditi). E non erano neanche i soli: in quella sedicesima legislatura erano addirittura cinquantuno i pentastellati eletti con reddito di lavoro nullo.

Oggi per Di Maio e Fico la musica è ben diversa: da zero a centomila euro o quasi, visto che i due esponenti di spicco del M5s ogni anno guadagnano un totale di 98.471 euro (potrebbero essere anche di più, ma entrambi hanno rinunciato alle indennità di carica).

Il ministro degli esteri e il presidente dell'aula di Montecitorio sono i casi più eclatanti, ma anche l'attuale reggente grillino Vito Crimi ha fatto fortuna in politica. Il quotidiano diretto da Pietro Senaldi e Vittorio Feltri, infatti, riporta la dichiarazione dei redditi percepiti nel 2012, quando Crimi era cancelliere alla Corte d'Appello di Bresci: 23.416. Ecco, nel 2018 (in qualità di senatore della Repubblica) gli è andata decisamente meglio con 97.329 euro.

Dopo tre uomini ecco il caso di tre donne del M5s. La vicepresidente di Palazzo Madama, Paola Taverna, nel 2013 dichiarò redditi per 12.867 euro (più tremila e cinquecento da rendite catastali), diventati 105.120 nel 2018. Exploit anche per la deputata e viceministro dell'Economia Laura Castelli, passata dai 23.076 del 2012 ai 98.471 euro del 2018.

Infine il caso del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo: nel 2019 la titolare del Lavoro ha dichiarato redditi per 120.365 euro, mentre nel 2013 si fermava sotto i trentamila (28.417 euro per l'esattezza).

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<![CDATA[Quando la sinistra Toscana paragonava l'infibulazione ai piercing ]]>

Era il 2004 quando Omar Abdulkamir, un ginecologo di origini somale, sponsorizzò una nuova proposta alternativa all'escissione dei genitali femminili. Per non far male alle bambine, ma rispettando la tradizione, il ginecologo aveva inventato questo nuovo tipo di "tortura", chiamata "infibulazione soft", che consisteva, sostanzialmente, nell'eseguire una puntura sul clitoride delle giovani ragazze alle quali doveva fuoriuscire del sangue. Un'operazione che, a parlarne, sembra di tornare indietro anni luce, nei villaggi africani, tra rituali e capanne fatte a mano. E invece no, tutto questo accadeva solo 15 anni fa, in Italia, a Firenze, nel Centro di prevenzione e cura delle mutilazioni genitali femminili dove lavorava il medico somalo.

E se questo già potrebbe lasciare allibiti. Il meglio ha ancora da venire. Perché la proposta non sconcertò affatto alcuni intellettuali della sinistra, che assecondarono la decisione del medico africano considerandola una proposta che soddisfaceva il principio multiculturale di accoglienza delle tradizioni altrui.

Persino Enrico Rossi, che ai tempi ricopriva il ruolo di assessore regionale, non prese la notizia come una priorità. Tanto che, passò il caso al Comitato di bioetica e all'Ordine dei medici. Il primo, si disse favorevole alla proposta del ginecologo somalo persino dopo che la trovata era stata bocciata dalle associazioni di donne immigrate in Toscana.

Fu così che la questione arrivò persino in parlamento. Dove destra e sinistra si scontrarono aspramente sul tema. A sollevare il caso fu la leghista Carolina Lussana, relatrice a Montecitorio della proposta di legge contro le mutilazioni sessuali. La parlamentare accusò l'assessorato alla salute della regione Toscana di "sostenere un progetto che permette di eludere le sanzioni penali previste dalla legge per chi si macchia di reati del genere", come ricorda La Verità.

La risposta dell'amministrazione toscana fu a dir poco scioccante. Con Rossi che paragonò l'infibulazione soft ai piercing degli adolescenti. "I tecnici che hanno formulato la proposta affermano che non si tratta di una mutilazione e che sarebbe sostanzialmente indolore. Alcuni dicono che non può considerarsi una pratica sanitaria così come, d'altra parte, non lo sono i piercing o i tatuaggi a cui molti ragazzi, anche minorenni, si sottopongono con il consenso o addirittura accompagnati dai genitori. È più invasiva, mi sembra, la circoncisione rituale praticata negli ospedali, e non solo in Toscana, a carico del Servizio sanitario nazionale", esordì l'assessore.

Nella votazione per la legge contro l'infibulazione il dibattito fu lungo ed estenuante con uno scontro aperto tra maggioranza e opposizione. Ma poi, le parti si trovarono d'accordo gli unici ad astenersi furono i senatori di Rifondazione comunista assieme alla parlamentare della Margherita Cinzia Dato, che affermò che "prima di approvare una legge così repressiva, dovremmo mettere fuori legge il ricorso alle pratiche di chirurgia estetica per le minorenni. Anche in questo caso si tratta di imposizioni violente provenienti da vincoli culturali".

Ora Carolina Lussana ricorda quella battaglia vinta: "La legge fu una vera rivoluzione anche perché puniva chi andava a farsi praticare l'infibulazione nel Paese di origine. Non fu facile farla approvare. Contro di noi si era schierata tutta l'intellighenzia del multiculturalismo. Peccato che ora nessuno se ne ricordi".

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<![CDATA[Il labiale di Dzeko con l'arbitro che fa infuriare tutti gli juventini]]>

La storia d'amore tra Edin Dzeko e la Juventus, per l'ennesima volta, non si è concretizzata con il bosniaco che resterà a Roma fino al termine della stagione. Il contratto del 34enne andrà in scadenza proprio il 30 giugno del 2021 con l'ex Wolfsburg e Manchester City che potrebbe poi finalmente firmare o per i bianconeri o per l'Inter, due club che in questi ultimi anni hanno sempre fatto la corte dell'attuale capitano della Roma.

La grande delusione

Dzeko è rimasto in panchina per tutti e novanta i minuti di gioco contro il Verona di Juric, durante la prima giornata di campionato finita poi con il 3-0 a tavolino per i veneti per il caso Diawara, per via della sua imminente cessione proprio alla Juventus. Le complicazioni dell'affare Milik-Roma, però, hanno di fatto bloccato la trattativa per il passaggio del bosniaco alla Juventus che ha poi deciso di virare sul piano C ovvero Alvaro Morata. Dzeko da professionista esemplare qual è sempre stato si è subito rimboccato le maniche e rimesso a disposizione della Roma anche se è innegabile che questa fosse l'ultima grande opportunità della sua carriera per cercare di vincere lo scudetto.

Il labiale incriminato

Dzeko ha giocato da titolare contro quella che avrebbe dovuto essere la sua squadra e ha avuto anche due chance clamorose per colpire. In entrambi i casi però non ha avuto il killer instict che di fatto è costato la vittoria per la sua squadra. Il bosniaco ha però dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, di essere un professionista esemplare e di aver dimenticato del tutto la Juventus che avrebbe dovuto rappresentare il suo presente e futuro ma che in realtà è ormai il passato.

Agli occhi delle telecamere, inoltre, non è sfuggito un labiale tanto semplice quanto eloquente che ha visto protagonisti Dzeko e l'arbitro Di Bello. Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport, l'attaccante e capitano della Roma, infatti, dopo una punizione non concessa ai giallorossi si è rivolto con veemenza al fischietto della sezione di Brindisi con un netto: "Sempre così con loro, oh...". Queste parole a testimonianza di come Dzeko abbia già dimenticato la Vecchia Signora in favore di quella che è già la sua casa da ormai sei stagioni.

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<![CDATA[Paolo Brosio rompe il silenzio: "Non sono andato al Gf perché avevo il Covid"]]>

"Ho rotto la catena di positivi. Il tampone è negativo, la polmonite è regredita e io festeggio il mio compleanno, il più bello della mia vita", così Paolo Brosio ha rotto il silenzio dopo giorni di dubbi sul suo stato di salute. Brosio sarebbe dovuto entrare nella casa del Grande Fratello Vip lo scorso 18 settembre, ma a fine puntata, quando tutti si stavano domandando che fine avesse fatto il giornalista, ecco arrivare la doccia fredda. "Paolo non entrerà, non sta bene è in ospedale", aveva comunicato senza ulteriori dettagli Alfonso Signorini.

Da quel giorno di Paolo Brosio più nessuna notizia. I rumor sul web si sono rincorsi per giorni e anche nelle successive dirette del Grande Fratello Vip non si è saputo più niente. Nessun post social, nessuna risposta alle domande insistenti dei suoi fan e follower su Instagram. Poi la pubblicazione di un contenuto rivelatore nel giorno del suo 64esimo compleanno, dall'isolamento all'istituto clinico Casal Palocco di Roma dove è stato ricoverato per il Covid-19 negli ultimi dieci giorni.

"Stanotte alle ore 02:05 - ha raccontato Paolo Brosio in lungo video pubblicato sulla sua pagina Facebook - dopo nove tamponi negativi, tre positivi, una infezione virale allo stomaco e ai polmoni e la polmonite sono tornato negativo dopo 9 giorni di ricovero, proprio nel giorno del mio 64esimo compleanno. L'infermiera di turno mi ha avvisato: 'Tanti auguri Paolo sei negativo' e io giù a piangere. Oggi è il giorno più bello della mia vita, sono triste, felice, piango e rido dalla gioia. Non ho mai mollato, ho sempre confidato in Dio e ho pregato tanto la Madonna e San Pio".

Dopo il suo mancato ingresso nella Casa più spiata d'Italia i telespettatori si erano chiesti quali fossero le reali condizioni di salute di Paolo Brosio. I lunghi giorni di assenza dal web avevano fatto preoccupare i suoi fan, ma alla fine il giornalista ha rotto il silenzio scegliendo Facebook come contenitore per parlare di quanto vissuto. Tra le lacrime e le lunghe pause dettate dallo sconforto, il 64enne ha ringraziato tutti: "È stato uno sfinimento, ma non ho mai mollato. Grazie a Endemol e Mediaset che mi hanno seguito con pazienza e affetto facendomi sentire sempre protetto. Grazie ad Alfonso Signorini e ai ragazzi del GF Vip che mi hanno incoraggiato in questi giorni tremendi dove ho visto e sentito i malati soffrire vicino a me. Se Dio vorrà, ora un altro tampone poi torno a vivere".

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<![CDATA[Pensioni, la Fornero gongola per l'abolizione di quota 100]]>

Pensioni. Si cambia un'altra volta. Il premier Giuseppe Conte è stato chiaro: quota 100, la riforma previdenziale per l'uscita anticipata voluta da Matteo Salvini per mettere una pezza a pasticci fatti dall'ex ministro Elsa Fornero quando era al governo con Mario Monti, non verrà rinnovata. Si torna indietro, dunque. A meno che il governo giallorosso non si inventi nuove regole per mandare in pensione i lavoratori. Sul tavolo ci sono già diverse ipotesi. La più in voga è quota 102, cioè 64 anni di età, due in più rispetto a quota 100, 38 di contributi e forti penalizzazioni (il 3 per cento) per ogni anno di anticipo. Si preannuncia, insomma, un'altra riforma destinata a far piangere tanti italiani. E, mentre Lega e Fratelli d'Italia promettono barricate, c'è chi gongola. "Si volta pagina", gioisce Matteo Renzi. "Era una misura demagogica e populista". Non è da meno la Fornero che, ancora una volta, non perde l'occasione di sparare contro il leader leghista.

Si preannuncia un autunno caldo. Dopo aver premuto l'acceleratore sull'abolizione dei decreti Sicurezza, Conte ha infatto messo in chiaro che il rinnovo di quota 100 "non è all'ordine del giorno". Un taglio netto con il passato che in qualche modo lo ancorava ancora a Salvini e a quell'anno trascorso a governare insieme. Non a caso a tra i primi a esultare era spuntato Renzi parlando di "svolta importante". "Dopo aver cambiato linea in Europa, torniamo alla serietà sulle pensioni rimediando ancora ai danni del governo populista", aveva poi continuato puntando al "prossimo obiettivo" da far ingoiare ai Cinque Stelle, ovvero l'accesso ai soldi del Fondo salva Stati. Tutta questa euforia ha ovviamente urtato Salvini che di quota 100 è il padre politico. Promessa in campagna elettorale, ha fatto di tutto perché divenisse realtà subito, anche a costo di non renderla strutturale ma triennale. Davanti all'ennesimo blitz di Conte ha risposto promettendo barricate dentro e fuori dal parlamento. "Vogliono tornare alla legge Fornero - ha tuonato - non glielo permetteremo. Non si scherza con i sacrifici di milioni di lavoratrici e lavoratori italiani".

Come se il dibattito non fosse già di per sé teso, a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato pure la Fornero che, dopo i disastri fatti in parlamento, eccola rispuntare tra gli "esperti" convocati da Costantino della Gherardesca per il quiz del pomeriggio di Rai2 Resta a casa e vinci. Lei, che aveva pianto presentando quella riforma che poi aveva fatto piangere migliaia di italiani, ora torna a rivendicare quanto fatto con Monti al governo. Non è una novità. Sono anni che i due passano le giornate a pizzicarsi a distanza. Parole dure, sempre nel limite del rispetto, che lasciano intendere che tra i due non corre affatto buon sangue. Anzi. E così, anche sta volta, eccola entrare a gamba tesa contro il Capitano. "Poteva prendersi la responsabilità di cancellarla quando era al governo", ha tuonato sentita dall'agenzia Adnkronos. " Quota 100 è solo una promessa per ottenere un consenso di breve periodo". A suo dire l'intervento di Salvini è solo "un inganno" perché non solo "non aiuta le persone più disagiate" ma "discrimina le donne".

Mentre la Fornero è tornata a difendere ricette del passato come l'ape social, i lavoratori attendono l'ennesima riforma che anche a questo giro dovrà ricevere il benestare dell'Unione europea prima di planare in parlamento. Dalla Lega viene rilanciata l'ipotesi di quota 41, a patto ovviamente che non ci siano penalizzazioni che vadano ad intaccare gli assegni dei pensionati. Il cammino è ancora lungo. Quota 100 scade, infatti, alla fine del 2021. Anche se il tempo non manca per fare un buone lavoro, ci sono tutte le premesse per aspettarci l'ennesimo pasticcio targato Pd e Cinque Stelle.

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<![CDATA[Ecco qual è il grande problema che adesso preoccupa Pirlo (e la Juventus)]]>

La Juventus di Andrea Pirlo non è andata oltre il 2-2 sul campo della Roma di Paulo Fonseca che ha disputato una buona partita e che ha sfiorato in più di una circostanza una vittoria che avrebbe forse meritato. Le doppiette di Jordan Veretout e del solito Cristiano Ronaldo hanno di fatto deciso la sfida dell'Olimpico che ha messo in evidenza come entrambe le squadre debbano ancora registrare qualcosa in difesa.

Andrea Pirlo è arrivato alla Juventus per intraprendere un nuovo corso e dunque serve tempo per registrare i meccanismi offensivi ma anche quelli difensivi. Il reparto arretrato dei bianconeri è composto da cinque difensori centrali: il capitano Giorgio Chiellini, l'esperto Leonardo Bonucci, il giovanissimo, ma infortunato, Matthijs de Ligt più il lungodegente Merih Demiral e l'oggetto misterioso Daniele Rugani che non è mai stato una delle prime scelte da quando veste la maglia bianconera.

Un gol "preoccupante"

Dopo una prima giornata in scioltezza a livello difensivo contro la Sampdoria di Claudio Ranieri, la Roma di Fonseca è stato il primo vero test probante per la retroguardia bianconera che ha invece avuto qualche grattacapo di troppo e forse anche inaspettato. Il gol del 2-1 subito in pieno recupero del primo tempo ha palesato tutte le incertezze di una difesa che ha subito una rete da situazione di punizione sulla trequarti in proprio favore.

#video Gol de Veretout para el 2-1 de la Roma frente a la Juventus pic.twitter.com/mRT0eJj0Zx

- Futbol Los Domingos (@FutbolDomingo_) September 27, 2020

La punizione calciata da Dejan Kulusevski, infatti, è stata respinta dalla difesa della Roma con Pellegrini, che dopo una serie di rimpalli a favore dei giallorossi, ha lanciato di testa il contropiede orchestrado da Mkhitaryan e rifinito in gol da Veretout. Nell'azione si vede chiaramente la difficoltà dei giocatori della Juventus presi in un contropiede letale da parte dei padroni di casa con il solo Juan Cuadrado all'inseguimento dell'ex calciatore dell'Arsenal e con McKennie unico inseguitore al centro dell'ex calciatore viola autore di un gol a tutta velocità.

Non solo, perché anche in altre occasioni la difesa della Juventus ha lasciato parecchio a desiderare con Edin Dzeko che in ben due circostanze ha graziato quella che sarebbe dovuta essere oggi la sua squadra. Un tiro debole tra le braccia di Wojciech Szczesny dopo una bella combinazione con Santon e un tempo di gioco di troppo perso non hanno permesso al bosniaco di essere letale e di ammazzare così definitivamente la partita in favore della Roma che esce con l'amaro in bocca per i due punti lasciati per strada. Ovviamente la strada per la Juventus è ancora lunga con Pirlo che avrà molto da lavorare, il rientro di Matthijs de Ligt, però, sarà fondamentale con l'olandese che durante le vacanze si è operato per risolvere un problema alla spalla e tornerà a disposizione non prima di novembre.

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<![CDATA["L'arresto? Inutile, l'ammazzo" I treni sui binari della violenza]]>

Dalle molestie sessuale alle aggressioni, sulle tratte ferroviarie lombarde più trafficate, i casi di violenza non si placano. A denunciarlo è l'onorevole Paolo Grimoldi, deputato della Lega e segretario della Lega Lombarda Salvini Premier.

L'ultimo episodio risale a sabato scorso, quando una 17enne è stata aggredita, nella zona della stazione di Gallarate, da un 42enne di origini marocchine, con precedenti per lesioni, resistenza e maltrattamenti alla ex compagna. Secondo quanto ricostruito da Varesenews, la vittima stava andando in stazione per prendere il treno quando, poco prima delle 18.00, l'uomo le si è avvicinato, rivolgendole parole oscene. La ragazza ha rivelato che, il giorno prima, lo stesso uomo l'aveva già molestata verbalmente.

Ma questa volta, l'aggressore è passato dalle parole ai fatti. Dopo averle chiesto quanto volesse per andare a letto con lui, il 42enne ha afferrato la ragazza per il collo, spingendola contro la vetrina di un negozio. Poi, ha iniziato a palpeggiarla. In aiuto della 17enne sono intervenuti i ragazzi che, insieme a lei, si stavano dirigendo verso la stazione: un'amica ha cercato di spingere via l'aggressore, aiutando la ragazza a divincolarsi, mentre un altro giovane ha chiamato la polizia, arrivata sul posto in pochissimi minuti. Nonostante l'intervento degli amici della giovane, il 42enne marocchino sarebbe riuscito a baciarla.

Grazie alla velocità con cui sono intervenuti gli agenti, l'aggressore è stato arrestato e ora si trova in carcere con l'accusa di violenza sessuale. Prima di essere portato via, però, l'uomo avrebbe minacciato la vittima, davanti agli agenti: "Dell'arresto non me ne frega niente. Quando esco la ammazzo", avrebbe detto rivolto alla 17enne, secondo quanto riporta Malpensa24.

Dure le parole del deputato della Lega, Paolo Grimoldi, che ha denunciato come "sulle tratte lombarde più trafficate" continuino a verificarsi "episodi di violenza contro passeggeri e controllori, soprattutto negli orari serali: molestie sessuali, risse, aggressioni". E lancia un appello al ministro degli Intern, Luciana Lamorgese, e al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, chiedendo di "intensificare e incrementare la presenza di agenti della Polfer sui convogli nelle tratte più trafficate come quelle tra Milano e Legnano e Milano e Saronno". E ha aggiunto: "TreNord sta facendo il massimo, inserendo nuovi treni nelle tratte, per far viaggiare meglio i pendolari lombardi: ora anche i ministeri facciano la loro parte".

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<![CDATA[Tu si que Vales, Sabrina Ferilli spiazza tutti: "Ho visto il p... dondolare"]]>

Lo spettacolo dentro lo spettacolo. A Tu si que Vales in gara non scendono solo i concorrenti ma ci si mettono anche i giudici. Dopo la sfuriata tra Rudy Zerbi e Teo Mammucari della scorsa settimana, nell'ultima puntata dello show di Canale 5 a lasciare tutti a bocca aperta ci ha pensato Sabrina Ferilli. L'attrice, regina dei doppi sensi e dei commenti veraci e spesso piccanti, non si è lasciata sfuggire la ghiotta occasione di dire la sua sull'esibizione di due concorrenti irlandesi.

La puntata era appena cominciata e in studio sul palco, dopo alcuni minuti di buio, sono comparsi due comici nudi armati solo di quattro padelle a coprire le parti intime. La performance si annunciava delicata e quantomai maliziosa, ma a rincarare la dose ci ha pensato subito Rudy Zerbi. "Ma davanti saranno coperti? Io vado a controllare dopo", ha sussurrato il giudice a Maria De Filippi, mentre l'esibizione era ancora in corso. Il duo non si è scomposto e tra padelle che volavano, fondo schiena in primo piano e ammiccamenti l'esibizione è giunta al termine senza incidenti palesi, con buona pace dei dubbi avanzati da Zerbi.

Ci ha pensato, però, Sabrina Ferilli a sciogliere ogni perplessità sulle nudità della coppia in gara. Dalla sua postazione, defilata rispetto a quella dei quattro giudici, l'attrice romana ha goduto - come lei stessa ha sottolineato - di una visuale decisamente diversa della performance. E così, senza peli sulla lingua, a chi si domandava se sotto le padelle i due concorrenti fossero nudi, Sabrina Ferilli ha confermato: "Qua si è visto un bel po'. Da questa parte abbiamo visto, erano nudi, ho visto il pene dondolare giuro. Immagino i tecnici dietro che spettacolone". Incredulo Rudy Zerbi che - insieme a Gerry Scotti e alla De Filippi - non è riuscito a trattenere risate e stupore, spingendo Sabrina Ferilli all'ennesima considerazione hot: "Io ho goduto di questo show".

A mettere a tacere i giudici (dopo la verifica di Zerbi) e calmare i bollenti spiriti ci ha pensato Maria De Filippi: "Nessuno viveva con l'ansia che uscisse il pis***lo". Ma evidentemente Zerby e la Ferilli sì". Touché.

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Calzino o non calzino? @rudy_zerbi siamo alle solite Tutti sintonizzati su Canale 5? #TuSiQueVales

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<![CDATA["Non hai pagato e mi hai bloccato", "Mi devi 600 euro". Federico Fashion Style finisce sotto accusa]]>

A Live - Non è la d'Urso, Federico Fashion Style si è confrontato con le cinque "agguerritissime" sfere dentro le quali c'erano anche alcune sue clienti famose. Tra le accusatrici del parrucchiere dei vip pure Antonella Mosetti ed Elena Morali, pronte a puntare il dito contro il professionista per i costi eccessivi e i presunti servizi scadenti. Delle cinque sfere, nemmeno una è stata verde per Federico Fashion Style, che ha ribattuto colpo su colpo alle accuse.

Antonella Mosetti è stata una delle protagoniste tra le più inferocite contro il parrucchiere delle star. L'ex lolita di Non è la Rai si è vantata di aver dato il là alla carriera di Federico Fashion Style quando ancora non era conosciuto. Lo avrebbe presentato ad altri volti noti e sarebbe così iniziata la sua ascesa. Il parrucchiere non ha smentito il racconto di Antonella Mosetti ma ha poi rivelato che i rapporti con la showgirl e opinionista sono ormai inesistenti, tanto che lei lo ha anche bloccato su ogni social.

"Mi è arrivata una botta di conto che non ci credevo, 600 euro per delle extension, siamo amici. L'ho detto anche al Grande Fratello, con le tue extension mi cadevano i capelli, erano tutti sfibrati", ha attaccato la Mosetti spiegando il motivo per il quale ha deciso di chiudere con il parrucchiere. Ma Federico Fashion Style non ci sta e dà la sua versione dei fatti: "Tu hai accettato il preventivo, ma tu non pagavi mai e mi hai bloccato". Il parrucchiere ricorda alla sua ex cliente di quando la sua carta non riusciva a effettuare il pagamento: "Diceva 'transazione non eseguita'. Io ti ho detto di venire un'altra volta ma mi hai bloccato e sei scomparsa".

Ovviamente Antonella Mosetti ha respinto ogni accusa, affermando di aver sempre pagato quanto dovuto, così come Elena Morali, altra protagonista della serata. Tra l'ex isolana e il parrucchiere pare ci fosse un contratto di collaborazione "scambio merce" per i social: lei otteneva servizi gratis e in cambio realizzava storie sul suo profilo Instgram. Tuttavia, pare che l'ultima volta che la Morali è stata nel salone di Federico Fashion Style lui le abbia fatto pagare la prestazione per extension che, per altro, non sarebbero state di qualità, tanto da costringere la ragazza a rivolgrersi a un altro parrucchiere.

Tra le ospiti presenti, anche se in collegamento, c'era Chiara Facchetti, nota YouTube, che dopo aver recensito i servizi di Federico Fashion Style e averne parlato non in manirra positiva dopo uno scontrino da 3.500 euro, è stata querelata dal parrucchiere per diffamazione.

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<![CDATA[Adesso spunta una "lista nera": ecco cosa succede in Vaticano]]>

"Altri cadranno". Questa è la voce che circola in Vaticano dopo il caso Becciu. Il Papa non ammette errori: la linea di Bergoglio punta alla trasparenza assoluta. In materia di finanze come in altre. E la battaglia, tra le mura leonine, potrebbe essere appena iniziata. Anche nel "cerchio magico" di Francesco. Quello di cui, secondo i retroscena dei tradizionalisti, pure il cardinale Becciu faceva parte.

Jorge Mario Bergoglio non bada dunque agli "schieramenti". Non si tratta di essere o di non essere "bergogliani". Non è importante se si è ritenuti dei progressisti o dei conservatori. Il pontefice argentino, dopo un faccia a faccia, ha privato il cardinale dei suoi diritti da porporato. Non solo: il porporato sardo non è più il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Becciu si è difeso in conferenza stampa, negando ogni sussistenza delle accuse che gli sarebbero state rivolte (peculato), ma la decisione sembra essere stata presa. Non è semplice immaginare che l'ex arcivescovo di Buenos Aires cambi idea nel corso delle prossime settimane. C'è - questo sì - chi lo vorrebbe.

Il quesito che gira attorno alle mura leonine, tuttavia, riguarda una possibile "black list". Una "lista nera" composta da nomi di alti ecclesiastici che, prescindendo da questa storia dell'Obolo di San Pietro (Becciu è stato "dimissionato" senza un processo, e bisognerà aspettare per comprendere la verità dei fatti) e dalla sua gestione, potrebbero aver deluso le aspettative del Santo Padre in questi sette anni di pontificato. Stando a quanto riportato dall'Huffington Post, che racconta di come "altre teste" stiano per "cadere", il problema, nei suoi tratti complessivi, potrebbe interessare pure la visita degli ispettori del Consiglio d'Europa. Perché guarderanno ai conti della Santa Sede per una quindicina di giorni. Un banco di prova non secondario per la "rivoluzione" di Francesco. Un appuntamento in cui forse potrebbero emergere altri aspetti.

Questa storia della trasparenza interna e verso l'esterno va avanti sin dai tempi del pontificato di Joseph Ratzinger, che aveva provato a riformare lo Ior. Bergoglio ha fatto approvare il nuovo codice degli appalti e dei contratti, ma non è stata quella l'unica mossa dell'ex superiore provinciale dei gesuiti. In linea di principio, la direzione intrapresa è quella di omologarsi con le regole degli istituti bancari e finanziari tout court. La sensazione è che, una volta terminata la bufera, tra i sacri palazzi si cercherà di comprendere se possano esistere altri casi per cui il vescovo di Roma potrebbe decidere d'intervenire. Fare nomi è pressoché impossibile: quello che è accaduto a Becciu non era stato pronosticato, e con buone probabilità non era neppure pronosticabile. E poi c'è chi, nel campo tradizionalista, non pensa che Bergoglio sia una vittima di Becciu e anzi rimarca la collaborazione tra i due nel corso del regno dell'argentino.

Il "cerchio magico" si trova nella necessità di preoccuparsi? Non si sa, per ora viene ventilata l'esistenza di una "black list". Certo è che Bergoglio, tra commissariamenti e ridimensionamenti, ha già dato prova di avere la mano ferma. Ecco perché il vociare secondo cui "altri" in Vaticano possano "cadere" viene percepito come credibile.

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<![CDATA[Barricata leghista al processo: "Gli italiani scelgono la libertà"]]>

Con l'avvicinarsi del 3 ottobre, data in cui si terrà il processo a Matteo Salvini accusato di sequestro di percorsa aggravato per il caso della nave Gregoretti, Catania si appresta a diventare per alcuni giorni il centro della politica italiana.

Il processo al leader della Lega assume un forte significato non solo giudiziario ma anche politico e il risultato che emergerà sarà, in un modo o nell'altro, determinante per l'evoluzione della politica italiana nei prossimi anni.

Se Salvini dovesse essere condannato potrebbe ricevere un sostegno degli italiani consapevoli dell'iniquità dell'accusa, se di contro venisse assolto la sentenza potrebbe rappresentare per il leader del carroccio uno strumento per legittimare il suo operato.

La vicenda è nota ma giova ripercorrerla per comprendere come si è arrivati al processo. Il 25 luglio 2019 al largo di Lampedusa la nave della Guardia costiera Gregoretti soccorre 141 migranti e si dirige verso Lampedusa dove fa sbarcare 6 persone bisognose di cure. Per altre 135 arriva lo stop allo sbarco da parte di Salvini e la nave ormeggia ad Augusta in attesa dell'autorizzazione allo sbarco. Nel frattempo il procuratore di Siracusa Fabio Scavone ordina un'ispezione e i migranti rimangono a bordo fino al 31 luglio quando vengono trasferiti all'hotspot di Pozzallo. La mancata autorizzazione da parte del Ministro dell'interno porta ad avviare un'inchiesta per sequestro di persona che porterà al processo di questi giorni.

Le incognite, soprattutto in caso di condanna in primo grado, sono molteplici a partire dall'applicazione della legge Severino che, pur consentendogli di ricandidarsi in caso di eventuali nuove elezioni potrebbe portare alla sua sospensione. Proprio a Catania il sindaco Salvo Pogliese ha subito una sospensione di 18 mesi in virtù della Severino. Sarebbe un paradosso per Salvini anche perché il 21 settembre il pm aveva avanzato nei suoi confronti una richiesta motivata di archiviazione ma il tribunale dei ministri di Catania aveva chiesto l'autorizzazione a procedere al Senato poi concessa.

L'inizio del processo si preannuncia solo il primo passo di un lungo percorso giudiziario che, come avvenuto in passato con Berlusconi, ci lascerà in eredità un'Italia sempre più divisa e un contesto politico polarizzato; da un lato i sostenitori di Salvini, dall'altro i suoi oppositori. Un rischio che diventa concreto dal momento che rischia di aprirsi per Salvini un nuovo capitolo giudiziario per il caso Open Arms.

L'esito giudiziario assume un rilievo particolare anche alla luce del rapporto tra politica e giustizia e della separazione dei poteri: fino a che punto si spingono i poteri di un ministro? La magistratura può intervenire e condannare l'operato di un ministro nell'esercizio delle sue funzioni?

Senza dubbio il risultato del processo avrà conseguenze difficili da immaginare ad oggi e, in caso di condanna, potrebbe rappresentare un precedente nell'operato di chiunque in futuro ricoprirà il ruolo di Ministro degli Interni, per questo è sbagliata la politicizzazione compiuta dalla sinistra: non si sta processando il leader politico Matteo Salvini ma un ex ministro in quanto istituzione e rappresentante della Repubblica italiana.

Il percorso giudiziario che affronterà Salvini nei prossimi mesi, va perciò considerato nel merito mentre c'è chi vorrebbe renderlo un processo alla persona di Salvini colpendolo attraverso la strada giudiziaria per il suo operato politico, un modus operandi che già in passato ha caratterizzato l'attività di una certa area politica.

Nel frattempo il 1-2-3 ottobre la Lega ha organizzato una tre giorni intitolata Gli Italiani scelgono la libertà in cui i principali esponenti del partito e personalità del mondo culturale, giornalistico, imprenditoriale si confronteranno su vari temi.

Parola centrale della manifestazione sarà la libertà declinata in una serie di panel e convegni come spiega l'Assessore ai Beni Culturali e Identità della regione Sicilia Alberto Samonà: "una grande iniziativa in cui si parlerà di cultura, di energia, di infrastrutture, di turismo, di giovani, di pesca e agricoltura, di ambiente, di immigrazione, di economia, di lavoro e di buon governo. Mentre da un lato ci saranno gli urlatori di professione dei centri sociali, per tre giorni la Lega dibatterà su alcuni fra i principali temi che intendiamo porre al centro del dibattito politico".

Già perché, in parallelo all'evento organizzato dalla Lega, la situazione si preannuncia incandescente anche a causa delle proteste organizzate dalla rete "Mai con Salvini" che promette una "mobilitazione totale". Proteste che non intaccheranno lo svolgimento della manifestazione che proseguirà il 2 ottobre con il confronto tra Giancarlo Giorgetti e Gianfranco Micciché sul tema della libertà e dell'autonomia regionale, così come si parlerà di libertà e sviluppo economico con vari ospiti tra cui il senatore Alberto Bagnai e Annibale Chiriaco, già vicepresidente dei giovani imprenditori di Confindustria e responsabile regionale del Cspl.

Ci sarà spazio anche per parlare di covid-19 e "le verità nascoste sull'emergenza" prima dell'intervista di Maria Giovanna Maglie a Matteo Salvini che chiuderà la tre giorni con un convegno sabato 3 ottobre al porto di Catania.

Come spiega il Senatore Stefano Candiani, commissario della Lega in Sicilia: "I momenti di confronto sono sempre avvenuti nella Lega nei territori in cui è presente da più tempo, è un segnale importante che avvenga a Catania in concomitanza con l'ingiusto processo a Salvini che ci porta a sottolineare l'attualità dei valori di libertà".

Ma oltre ad essere un'iniziativa di confronto, sarà un evento per testimoniare la vicinanza a Matteo Salvini da parte del partito, dei militanti e del mondo sovranista e conservatore.

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<![CDATA[La rete di PosteMobile non va: ci sono problemi in tutta Italia]]>

Notevoli problemi nella mattinata di oggi, lunedì 28 settembre, per tutti gli utenti di PosteMobile, l'operatore telefonico di Poste Italiane. In milioni hanno disservizi sia alla linea telefonica che alla connessione dati. A non funzionare sono sia la rete gestita dall'operatore, che il sito web dell'operatore stesso. Il sito downdetector, il portale che registra rallentamenti e malfunzionamenti di siti web e servizi, come sempre in questi casi, riesce a dare una chiara idea della situazione, dove viene segnalato un down completo del servizio dalle 11 di questa mattina.

PosteMobile down in tutta Italia

Le città che hanno registrato maggiori difficoltà sono Milano, Roma, Torino, Bologna, Napoli, Genova, Padova, Firenze e Verona. I problemi sono diffusi e vanno dall'impossibilità di effettuare telefonate al quella di connettersi a internet. Per coloro che desiderano parlare con il servizio clienti, l'impresa risulta ardua, se non addirittura impossibile: il numero 160 non è raggiungibile. Migliaia le segnalazioni e le proteste che hanno invaso il web e i social. C'è chi avverte che il servizio funziona a singhiozzo e che è possibile fare solo chiamate d'emergenza. E anche chi dovrebbe seguire le lezioni on-line e non riesce a farlo. O ancora, c'è chi scrive: "Buongiorno, qualcuno sa dirmi se oggi, 28 settembre 2020, c'è qualche guasto con Poste Mobile? Non si riesce a chiamare e ricevere telefonate, sul mio cellulare compare non registrato sulla rete, non si riesce a connettersi sul sito di Postemobile, non si riesce a chiamare il numero 160. Se qualcuno sa qualcosa ci faccia sapere, grazie. Un avviso sul sito di poste.it per far sapere ai clienti quando riprenderà il servizio sarebbe utile. Grazie".

Montano le proteste sul web

Su Twitter, più di un navigatore ha affermato di aver già iniziato la procedura per cambiare operatore e sta chiedendo consigli su quale scelta alternativa sia meglio indirizzarsi. Dopo due ore di down, c'è chi ha scritto: "Certo che uno straccio di dichiarazione ufficiale su cosa stia succedendo e la stima dei tempi di soluzione del problema potevano anche farla..." . Anche solo provare ad andare sul sito della società è impensabile. Di tutta risposta, sul suo profilo Twitter, Poste Mobile ha twittato: "Ci scusiamo, stiamo lavorando per ripristinare il servizio nel più breve tempo possibile". Ma cosa sia successo resta ancora un mistero.

Certamente il guasto interessa molti utenti. Sarebbero circa 4,5 milioni i clienti di PosteMobile in tutta la Penisola. Si tratta di un operatore Mobile Virtual Network Operator, ovvero una società di telecomunicazioni che fornisce servizi di telefonia mobile senza possedere alcuna licenza per il relativo spettro radio né necessariamente avere tutte le infrastrutture necessarie per fornire tali servizi, utilizzando invece una parte dell'infrastruttura di un operatore mobile reale che, in questo caso specifico, si tratta di WindTre.

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<![CDATA[Il Pd a valanga sulla Azzolina: adesso è scontro sulla scuola]]>

Si è acceso lo scontro tra il Partito democratico e Lucia Azzolina per il concorso sui precari della scuola. Il concorso straordinario si sarebbe dovuto tenere prima dell'estate ma l'epidemia ha fatto slittare tutto. La nuova data decisa dal ministro dell'istruzione è diventata oggetto di critiche. Tanto che il Pd ha chiesto ufficialmente il rinvio causando nuove acredini all'interno della coalizione che sostiene il governo.

"Farlo ora significa stressare le scuole, che verranno private di molti docenti, i quali andranno a sostenere le prove del concorso. Avremmo preferito farlo a ridosso delle vacanze di Natale", spiega il responsabile dell'istruzione del Partito democratico, Carlotta Sgambato. Il rischio paventato dai dem è che il concorso vada ad aggravare una situazione già complicata per le scuole, dove il deficit degli insegnanti potrebbe venir ulteriormente peggiorato dai precari che partecipano al concorso, al quale si sono iscritti in 64mila, per circa 32mila posti disponibili.

Il ministero ha previsto che l'esame venga effettuato su più giorni proprio per limitare quel rischio e limitare gli assembramenti, nel pieno rispetto delle norme anticovid. Al momento, il ministro Azzolina ha disposto che le prove scritte si tengano dal 22 ottobre al 9 novembre all'interno dei laboratori informatici scolastici e in alcune aule universitarie, con dislocazione su tutto il territorio nazionale.

La presa di posizione del Partito democratico rischia di aprire una nuova breccia nel già precario equilibrio della coalizione giallorossa. Infatti, oltre ai problemi finora esposti, l'altro nodo da sciogliere è quello dei candidati che si troveranno in quelle date in quarantena o in isolamento e che per l'onorevole Sgambato meritano di essere tutelati. I criteri per la consegna della quarantena e dell'isolamento sono al momento molto stringenti e i precari rischiano di nonb poter lasciare la loro abitazione "per un positivo presente nella scuola in cui insegnano". Non verranno ammesse alle aule d'esame le persone con sintomi febbrili superiori a 37.5 o con sintomatologia respiratoria in atto, che può significare anche un semplice raffreddore o tosse.

Per questo motivo il Partito democratico sta spingendo affinché per questi candidati vengano trovate delle date alternative. La questione è ancora aperta ma maggiori dettagli potrebbero esserci nelle prossime ore, quando l'avviso pubblico verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ma fino a quel momento nulla è dato per scontato e il Partito democratico non sembra intenzionato a mollare la presa sulla Azzolina.

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<![CDATA[La regina Elisabetta furiosa con Harry e Meghan. A rischio la Megxit]]>

La regina Elisabetta e la sua famiglia non parlano di politica e non possono votare. Una eventuale presa di posizione dei Windsor nella cosa pubblica potrebbe causare uno sbilanciamento in grado di mettere a rischio i fondamenti democratici della Gran Bretagna. Così è sempre stato, almeno finora. Harry e Meghan hanno infranto anche questa regola durante il loro ultimo discorso pubblico alla ABC, in occasione della cerimonia organizzata dal Time. I duchi hanno incoraggiato il popolo americano ad andare a votare alle imminenti elezioni presidenziali e si sono schierati in modo molto esplicito contro Trump e a favore di Biden. Le parole dei Sussex hanno infervorato gli animi sui social e potevano avere anche conseguenze diplomatiche pesanti.

Per questo Buckingham Palace ha immediatamente emesso un comunicato in cui, in sostanza, dichiara che Harry e Meghan non hanno più alcun peso nella royal family, dunque le loro sono solo opinioni personali. Tuttavia lo staff e la sovrana sanno benissimo che questa linea di condotta è valida solo a metà. Harry, infatti, rimane comunque un Windsor, anche se con il proverbiale "piede" fuori dalla famiglia. Molti americani hanno giudicato il suo intervento alla stregua di una vera e propria ingerenza politica da parte di un esponente delle istituzioni di un Paese straniero (non dimentichiamo che Harry è ancora nella linea di successione al trono) e per di più in piena campagna elettorale. In situazioni come queste il ritiro degli ambasciatori non è una possibilità così remota.

A distanza di qualche giorno dalla nuova bomba mediatica le cose a Londra non sembrano migliorare e per una ragione ben precisa. Stando alle indiscrezioni del Sunday Times Harry e Meghan non avrebbero calpestato solo la neutralità della royal family (fatto già grave di per sé), ma anche l'accordo stipulato con la regina Elisabetta al momento dell'ormai storico passo indietro. Un patto che regolerebbe l'uscita dei Sussex dalla famiglia invitandoli, però, a mantenere un profilo più basso. Il tabloid afferma: "L'intera famiglia reale è in subbuglio. I Windsor si chiedono: dove vogliono andare a parare Harry e Meghan? Perché non rispettano i valori di Sua Maestà e l'accordo stipulato lo scorso gennaio?". Domande a cui nessuno ha ancora trovato una risposta (forse nemmeno i diretti interessati?).

La regina Elisabetta, però, sarebbe sempre più furiosa e delusa. Il Times ricorda che al momento della Megxit la sovrana non era stata del tutto intransigente, permettendo al nipote di mantenere alcuni incarichi come, per esempio, quello di Capitano Generale dei Royal Marines a cui il principe terrebbe molto. La strategia di Sua Maestà consentirebbe a Harry e Meghan, qualora tornassero sulle loro decisioni, di rientrare nella Firm senza grandi scossoni. La fase di transizione di 12 mesi serve a Elisabetta II per studiare la situazione dei Sussex e i loro obiettivi, lasciandoli camminare sulle loro gambe. È utile anche ai duchi per capire cosa possono davvero fare da soli e in che modo. Rappresenta, insomma, un'ancora, un salvagente per la coppia. Il discorso a carattere politico, però, potrebbe costare caro a Harry e Meghan.

Questa specie di tradimento dei due legittimerebbe la sovrana a considerare nulli gli accordi sulla Megxit, abbandonando il nipote in mare aperto. Un'ipotesi da non scartare a priori. Il Sunday Times, infatti, sostiene che la royal family stia ragionando sulla maniera più rapida e indolore possibile per "prendere le distanze da Harry e Meghan". Sembra persino che la regina Elisabetta stia valutando la possibilità di togliere ai Sussex il titolo nobiliare, accontentando le richieste di una parte dei sudditi inglesi. Se ci saranno evoluzioni nella vicenda, però, lo vedremo solo nei prossimi giorni.

Esiste anche l'eventualità che Sua Maestà non faccia nulla, sperando che cali il silenzio sull'imbarazzante intervento dei duchi e, magari, risolvendo la questione in privato. Oppure potrebbe decidere di dare un segnale forte e pubblico, che sia da monito non solo per Harry e Meghan, ma per tutta la famiglia. Del resto Elisabetta detesta che si calpestino le tradizioni e le regole della dinastia, ancor più quelle nate non da un capriccio, ma dalla necessità di mantenere un equilibrio politico e sociale. Lei stessa non le ha mai infrante. Harry e Meghan hanno conquistato la libertà, ma dovrebbero imparare che non può esserci indipedenza senza responsabilità.

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Un post condiviso da Harry & Meghan ♔ (@dukeandduchessofsussexdaily) in data: 22 Set 2020 alle ore 10:39 PDT

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<![CDATA[Virginia Giuffre choc: "Epstein ci costringeva a stare a dieta per sembrare più giovani"]]>

Continuano a spuntare nuovi, inquietanti particolari, riguardo al giro di prostituzione minorile portato avanti dal milionario pedofilo, Jeffrey Epstein. Nel nuovo podcast "Broken: Seeking Justice", una delle vittime del magnate, Virginia Giuffre, ha rivelato che l'uomo esigeva che le ragazzine seguissero una dieta "rigida", per essere sempre magre. Ma non è tutto. L'obiettivo del pedofilo era ancora più spaventoso: le ragazze dovevano seguire un regime alimentare che le facesse apparire così giovani, da sembrare "in età pre adolescenziale.

"Mangiavamo solo salmone scondito su un letto di riso pilaf, cous cous e verdure", ha raccontato la Giuffre. "Non ci era permesso di mangiare mai carboidrati. Non potevamo saziarci, volevano che apparissimo in un certo modo", prosegue la 36enne, che nel podcast accusa Ghislaine Maxwell di essere colei che "monitorava" che le giovani seguissero la dieta loro imposta. La Crudelia De Mon dei salotti dell'alta società è stata arrestata a luglio 2020, con l'accusa di cospirazione nel traffico di minorenni e abuso di minori, e di essere la complice numero uno del perverso milionario. Secondo quanto affermato nel podcast da Virginia Giuffre, la Maxwell puniva le ragazze che trasgredivano le regole e venivano "pizzicate" a fare uno spuntino.

Il famoso chef Adam Perry Lang, probabilmente sbalordito dalla dieta rigida che Virginia era costretta a seguire, le preparava di nascosto delle pizze di notte, ma Ghislaine li scoprì. "Ghislaine ci scoprì e fummo entrambi rimproverati", racconta la donna, che aggiunge: "Ghislaine, essendo una maniaca del controllo, ci teneva d'occhio e ci impediva di parlare l'uno con l'altra". Ma la dieta era solo uno delle perversioni di Jeffrey Epstein. "Voleva che non avessimo peli pubici", prosegue a rivelare la Giuffre. "Desiderava corpi abbronzati, piccoli, voleva fisici pre adolescenziali". A confermare l'ossessione malata del magnate per le giovanissime, è anche la giornalista investigativa e produttrice del podcast, Julie K. Brown. "Anche se avevano 18 anni, lui voleva che sembrassero delle quattordicenni. Questo era chiaro a tutti quelli che facevano da reclutatori per conto suo".

Jeffrey Epstein, che per anni ha adescato e abusato di ragazzine minorenni, ha agito indisturbato, mostrandosi al mondo come un ricco filantropo. A luglio 2019 viene finalmente arrestato con la gravissima accusa di traffico della prostituzione minorile, facendo tremare di paura molto nomi importanti a lui collegati. Ma il 10 agosto dello stesso anno viene trovato impiccato in circostanze non del tutto chiare nella sua cella, riuscendo a sfuggire un'ultima volta alla giustizia.

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<![CDATA[Pensioni, mini-penalità annue: ecco come evitare lo scalone]]>

Si salvi chi può. Il dramma per chi, ultra 60enne, non avrà più la possibilità di andare in pensione a partitre dal 2022, è palpabile. Con la fine annunciata di Quota 100 (a partire proprio da quell'anno), infatti, si innesca un meccanismo che può essere assimilato a un fuggi-fuggi generale. Ciò significa che si potrebbe generare un'uscita di massa verso il mondo delle pensioni già l'anno prossimo. Sotto i riflettori ci sono coloro che conquisteranno le soglie richieste (38 anni di contributi e 62 di età) nel 2021 o negli ultimi mesi di questo dannato 2020. Sono i nati tra il 1955 e il 1959: una generazione dimenticata dal governo.

Secondo le stime, si potrebbe arrivare a circa 300mila uscite anticipate. Con una concentrazione notevole nei settori più a rischio licenziamento come turismo, commercio e servizi. Per non parlare di settori più gravosi come scuola, sanità e forze dell'ordine. La conferma definitiva del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulla chiusura di Quota 100 alla scadenza prevista dei tre anni di sperimentazione, getta nello scompiglio migliaia di italiani. E determina una corsa all'uscita anticipata.

Il rischio maggiore per questi poveri lavoratori, stremati e pronti al ritiro, è uno scalone di 5 anni (rimane in vigore l'età dei 67 anni per la vecchiaia come stabilito dalla Legge Fornero). Sindacati e governo stanno cercando soluzioni per evitarlo, ma qualunque modalità si troverà, sarà meno vantaggiosa di quella attuale. Vediamo le diverse opzioni in campo. Si va, secondo quanto riferisce La Nazione, da quota 102 (38 anni di contributi e 64 di età) a formule che contemplano penalizzazioni (dai 63 anni ma con 1-2% in meno per ogni anno mancante rispetto ai 67), dalla previsione di uscite differenziate in relazione al lavoro svolto (attività gravose come stabilite per l'Ape social), come suggerito dallo stesso Conte, fino ad altre varianti più complesse.

Si tratta, tuttavia, di soluzioni più svantaggiose e più costose del sistema attuale. Il punto, secondo quanto dicono i sindacati, è il seguente: all'allarme derivante dalla fine del meccanismo di Quota 100, si sommano altri fattori eccezionali derivanti dall'emergenza economica dovuta al Covid. I lavoratori sessantenni del privato che oggi si ritrovano in cassa integrazione, con la prospettiva di un altro anno di cassa o con quella del licenziamento, non vedono l'ora di potersi ritirare dal mondo del lavoro.

È una platea consistente. Sono nati negli anni Cinquanta e hanno cominciato a lavorare tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Il discorso è differente per il pubblico impiego. L'età media dei dipendenti pubblici è ugualmente elevata (si pensi che gli ultra-cinquantenni sono oltre la metà del totale). Ma in questo caso non c'è il rischio cassa integrazione o licenziamento. Si tratta, però, di un quadro inquietante. La pensione è un diritto. E sarebbe ridicolo negoziarla in cambio di un briciolo di considerazione dalle parti di Bruxelles.

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<![CDATA[Allarme in Texas: "Non usate l'acqua. C'è l'ameba mangia-cervello"]]>

In Texas è allarme per la presenza nelle condotte idriche di un'"ameba mangia-cervello". La contaminazione delle condutture ad opera di tale parassita, in grado di infiltrarsi nell'organismo umano sfruttando i condotti nasali e di causare gravi infezioni, ha infatti spinto le autorità locali a vietare ai cittadini, per il momento, di utilizzare l'acqua in casa. Destinatari del divieto sono circa 120mila abitanti dei dintorni di Houston: famiglie, stabilimenti industriali (come quello della Dow Chemical a Freeport), istituti penitenziari (come le prigioni statali di Clemens e Wayne Scott). Dipo avere in un primo momento imposto alla cittadinanza di non aprire per nessuna ragione i rubinetti, le istituzioni statali hanno poi modificato l'ordine, consentendo l'impiego di acqua purché "soltanto dopo averla bollita". Cautela massima dovrà essere osservata dai residenti della zona fino a quando la rete idrica non sarà interamente controllata e depurata.

L'allarme inerente alla contaminazione delle condutture ad opera del minuscolo ma pericoloso parassita Naegleria fowleri, che si annida nell'acqua tiepida e calda, è scattato in seguito alla tragica disavventura capitata a un bambino di soli 6 anni, Josiah McIntyre. Questi, lo scorso 8 settembre, è stato appunto infettato dall'ameba inalandola mentre giocava con gli spruzzi d'acqua generati da delle fontanelle. L'infezione incriminata aveva progressivamente determinato un peggioramento delle condizioni di salute del bimbo, inducendo alla fine i genitori del malcapitato a ricoverarlo in ospedale. Il piccolo è stato di conseguenza ricoverato in terapia intensiva, ma quando i medici si sono resi conto che il paziente era stato infettato dall'ameba era ormai troppo tardi e, due giorni dopo il ricovero, il bambino è morto.

Nel dettaglio, il parassita, una volta inalato da Josiah, aveva attaccato il cervello del bimbo, provocando una rara infezione cerebrale senza lasciargli scampo. Tale ameba entra proprio nell'organismo umano attrverso le vie nasali, generalmente in seguito a contatti tra la faccia delle persone e acque infette, e risale lungo il nervo olfattivo, fino ad arrivare al cervello. Lì, si moltiplica molto rapidamente, nutrendosi di tessuto nervoso cerebrale. Le lesioni sono talmente gravi ed estese da rendere la malattia letale in oltre il 90% dei casi.

In seguito al dramma capitato ai familiari di Josiah per colpa del parassita mangia-cervello, le autorità del Texas hanno avviato rigorosi controlli sulle condutture che passano sotto l'area intorno a Houston, emanando contestualmente ordini severi alla popolazione circa il consumo di acqua. Mentre l'allerta resta alta, gli abitanti di alcune cittadine interessate dalle prescrizioni statali si stanno organizzando nel mettere a disposizione del maggior numero possibile di persone centinaia di casse contenenti bottiglie sigillate di acqua potabile.

Nonostante la preoccupazione delle famiglie e delle autoirtà del posto, le infezioni dovute alla Naegleria fowleri sono molto rare in natura, con appena 34 casi segnalati negli Usa tra il 2009 e il 2018.

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<![CDATA[Militare eroe, il ragazzo scrive e cancella il post: "Nessuno si è buttato..."]]>

Polemiche per un video e un post pubblicati da uno dei due ragazzini soccorsi da Aurelio Visalli, il secondo capo presso la Capitaneria di Porto Guardia costiera di Milazzo, deceduto mentre cercava di salvare i due adolescenti dalle onde del mare in burrasca. Commenti molto duri sul web nei confronti di quei ragazzi che hanno rischiato la loro vita solo per una bravata. Oltre al questo, avevano anche pubblicato un video e un post, nei quali negavano fermamente di essere stati aiutati da qualcuno. Nonostante siano stati poco dopo rimossi, le polemiche non hanno smesso di esistere.

Le parole del sindaco

Giovanni Formica, il primo cittadino di Milazzo, ha cercato di abbassare i toni: "I ragazzi devono capire che non si scherza con il mare agitato che si è portato via tanta gente a Milazzo negli anni, però dico anche alla gente che adesso è inutile accanirsi contro i ragazzini. Adesso bisogna stringersi intorno alla famiglia di Aurelio Visalli e alla Capitaneria. Senza cercare necessariamente la polemica soprattutto con gli adolescenti, loro devono trovare il momento per elaborare quello che è accaduto".

Il sindaco ha inoltre aggiunto che i due adolescenti si sono resi conto di di aver rischiato di morire e che è certo che abbiano capito che una persona è deceduta per cercare di aiutarli. "Quello che ho visto ieri e oggi sui social con insulti, minacce e auguri di cose terribili a quei due ragazzi non mi è piaciuto, anche se loro hanno sbagliato a scrivere qualcosa non è facendo lo stesso errore che si risolvono le questioni" ha concluso Formica.

Il post incriminato e poi rimosso

Le parole scritte su Facebook, e poi rimosse, da uno dei ragazzini fanno però male: "Sono sano e salvo, mentre facevo le capriole in spiaggia, a me al mio amico ci prende in pieno un'onda e mi trascina al largo. Nessuno si è buttato, quindi prima di dire che qualcuno è morto per salvare me... Cazz...". Eppure Aurelio Visalli è morto nel tentativo di salvare le loro la vite, il militare è infatti annegato durante le operazioni di salvataggio. Sempre sui social c'è anche un video, nel quale uno dei ragazzini ha raccontato di essere stato investito da un'onda e trascinato in mare aperto e di essere riuscito a salvarsi da solo riuscendo a fare ritorno a riva.

Secondo quanto raccontato dai familiari di Visalli ai giornalisti, l'uomo non avrebbe salvato direttamente i ragazzi, ma si trovava a riva con altri due colleghi, nel tentativo di soccorrere i due adolescenti con un salvagente. Improvvisamente però Visalli era stato travolto da una violenta ondata. A quel punto uno dei due giovani sarebbe riuscito a tornare a riva, mentre l'altro si è aggrappato a una boa. I familiari del sottoufficiale hanno chiesto di fare chiarezza sull'esatta dinamica dei fatti. La Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, ha chiesto l'autopsia sul corpo di Visalli. Per questo motivo, i funerali previsti per domani, martedì 29 settembre a Milazzo, potrebbero essere rinviati di alcuni giorni.

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<![CDATA["Perché questo martirio?". Il dolore delle due figlie: così il papà è morto solo]]>

Questa volta un appello accorato ha avuto la meglio sulla burocrazia implacabile. L'azienda ospedaliera di Padova sta definendo un nuovo protocollo per consentire, per la prima volta in Italia, le visite dei familiari nelle ultime ore di vita dei loro cari malati di Covid. La decisione nasce dopo la dura denuncia delle figlie di Sergio Dalla Volta, il cariologo padovano morto di coronavirus il 20 agosto, solo e senza nemmeno il conforto di un ultimo saluto. "Intubato, sofferente e solo come un Cristo in croce. È morto così nostro padre, senza il conforto della mano di una figlia sulla sua, in una sofferenza psicologica disumana di cui ero testimone quando lo vedevo sul tablet, pur essendo a cinque minuti dall'ospedale".

Ad agosto Sergio Dalla Volta, 92 anni, luminare della cardiologia accademica italiana era stato ricoverato all'ospedale di Padova dopo un infarto. Ricoverato in terapia intensiva con un quadro cardiologico grave, solo dopo è risultato positivo al coronavirus. "Ma aveva una carica virale bassa, rimanendo praticamente asintomatico, senza traccia nei polmoni", racconta la figlia Maurizia, musicista e insegnante al Conservatorio di Parigi, a Padova quando il padre ha avuto l'infarto. Con la positività del tampone scatta il protocollo antivirus anche per l'illustre professore: isolamento e divieto assoluto di contatti. Maurizia però non si rassegna. Si rivolge alla direzione sanitaria chiedendo una deroga. "Mio padre stava vivendo le sue ultime ore e saperlo solo era una sofferenza disumana... è stato un padre meraviglioso. Avevo chiesto se era possibile andare a dargli un ultimo bacio". Niente da fare la legge implacabile non ammette eccezioni. Unico conforto, un ultimo e veloce addio alla salma del padre, poi quasi rinfacciato come uno strappo alla regola. "Essendoci stato detto che i pazienti Covid vengono ancora messi in un sacco e nella bara senza che le famiglie possano dar loro un estremo saluto, come se scomparissero in mare", ha aggiunto la figlia.

Così, bardate con stivali, tute, maschere e guanti forniti dall'impresa funebre, hanno potuto mettere almeno due fotografie e una lettera nel sacco prima che venisse portato via. "Il rischio sanitario era praticamente nullo. Sarebbe stato infinitamente maggiore, se vogliamo, alla funzione religioso". Dopo quella "breccia di umanità" nel muro dei rigidi protocolli, le due sorelle hanno lanciato un appello per trasformare l'eccezione a loro concessa in una regola valida per tutti. "Proprio in virtù di questa fattibilità chiederei alle autorità italiane di rendere regolarmente accessibile alle famiglie la possibilità di vedere un'ultima volta i loro cari. Pur nella tristezza è una piccola consolazione antica che aiuta in qualche modo a elaborare il lutto". Non solo. Le figlie del cardiologo vanno oltre: "Chiederei anche che venga concessa, con le dovute precauzioni, la visita ai parenti in fin di vita. Non averlo potuto fare per nostro padre resta un trauma dolorosissimo perché viola una necessità fondamentale iscritta da sempre nel dna dell'essere umano. È una crudeltà inutile e ingiustificata dai numeri. Ma quale deriva etica terrificante è quella di una società in cui queste cose sono permesse al consumatore, all'homo economicus, al quale si aprono bar, ristoranti e stadi con la sola accortezza di una mascherina, mentre ai figli non è concesso di andare a salutare i padri morenti, neppure bardati come astronauti?". E questa volta all'ospedale di Padova hanno ascoltato. Da oggi i pazienti Covid non moriranno più soli.

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<![CDATA[Arriva We are who we are, la serie tv di Luca Guadagnino]]>

C'è grande attesa per il ritorno dietro la macchina da presa di Luca Guadagnino. Il regista italiano, originario di Palermo ma trapiantato all'estero, ad oggi è uno tra i più apprezzati narratori del cinema contemporaneo. Conosciuto per A Bigger Splash, acclamato per aver diretto nel 2017 il celebre Chiamami Col Tuo Nome vincitore di un premio Oscar, e per aver diretto il remake di Suspira, ora debutta dietro la macchina da presa per il piccolo schermo, scrivendo e producendo la sua We are who we are (Siamo chi vogliamo essere). E complice il grande apprezzamento da parte della critica al Festival di Venezia per Salvatore, il documentario sulla vita di Ferragamo, i riflettori ora sono tutti puntati su Luca Guadagnino.

La serie tv è una co-produzione Italia e Stati Uniti, tra Sky e HBO. Attualmente negli Usa la serie ha già cominciato la corsa nel cuore del pubblico, ma nel nostro Paese arriverà solo dal prossimo 9 ottobre e sarà Sky a trasmettere gli 8 episodi che compongono la prima stagione di We are who we are. Tutti sono scritti e diretti da Luca Guadagnino. La storia viene descritta come un "racconto di formazione tra due adolescenti americani" che insieme alle loro famiglie vivono in una base militare americana in Italia. Luca Guadagnino ha ambientato in Italia e in Veneto la sua prima serie tv, ma gli attori sono quasi tutti stranieri ed è recitata in lingua inglese.

We are who we are è una storia di amori, di amicizia e di crescita interiore, un viaggio schietto e sincero tra i misteri dell'adolescenza. Protagonista è il giovane Jack Dylan Grazer che interpreta Fraser, un ragazzo di appena 14 anni timido e introverso che da New York raggiungere la madre nella base militare in Veneto. Qui conosce Caitlin (Jordan Kristine Seamon), adolescente anche lei, che si presenta come una ragazza dolce ma spavalda anche se nasconde tanti contrasti con il padre, che vorrebbe decidere il suo stesso futuro. Presentato in anteprima al Festival di San Sebastian e inserito persino nella rassegna virtuale del Festival del Cinema di Cannes, la serie di Guadagnino è molto attesa dagli estimatori del regista. Si promettono grandi emozioni e uno "stile colloquiale" per un drama simili-realisto su gli adolescenti di oggi. Gli episodi saranno disponibili, in doppio audio, anche su NowTv.

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<![CDATA["La sua attività costituisce un rischio". E Grillo viene espulso da eBay]]>

C'è chi viene espulso dal Movimento 5 Stelle e chi, invece, viene cacciato da eBay. Pare essere una strana pena del contrappasso quella toccata a Beppe Grillo, allontanato dalla famosa piattaforma online di commercio elettronico.

Tutta colpa dell'ultima trovata del comico genovese, che aveva messo in vendita sul sito di e-commerce una pietra pomice da lui firmata al "modico" prezzo di mille euro. "Pietra pomice, firmata dall'Elevato. Serve a pulire, a grattare, a smerigliare il cervello della stupidità umana. In vendita su e-Bay a mille euro al pezzo, di meno non posso fare. Smerigliatevi, pulitevi, grattatevi l'anima con la pietra filosofale smerigliatrice dell'Elevato...", raccontava qualche giorno fa il co-fondatore e attuale garante della compagine pentastellata, in un video di trenta secondi postato sui propri profili social. Un filmato, appunto, accompagnato anche da un link che rimandava a eBay per trovare e acquistare la preziosa pietra pomice da lui autografata.

La boutade, però, non è piaciuta al sito di compravendite e aste online, che ha deciso di sospendere l'account di Grillo. A darne notizia ci ha pensato "l'elevato" stesso, sempre via social. Il comico, infatti, ha pubblicato la comunicazione ricevuta dal colosso del web.

"Il tuo account è stato sospeso. Gentile elevatobeppegrillo, dopo aver esaminato le attività correlate al tuo account, abbiamo deciso di sospenderlo in quanto riteniamo che tali attività costituiscano un rischio per la Community di eBay. Non abbiamo preso questa decisione con leggerezza. È tuttavia necessario garantire un mercato affidabile in cui le persone da tutto il mondo possano acquistare e vendere in sicurezza", si legge nella mail recapitata all'ideatore dei V-day.

Ma il messaggio di eBay non si esaurisce così e anzi annuncia a Grillo l'espulsione: "Questa sospensione è permanente, per cui non potrai più prendere parte ad attività di acquisto o di vendita su eBay in futuro. Qualsiasi altro account in tuo possesso o associato a questo account sarà inoltre sospeso. Siamo spiacenti per il disappunto e il disagio che ciò potrà causarti, ma la nostra decisione è inappellabile". Insomma, Grillo non può fare altro che accettare la decisione.

Il garante del M5s sembra averla presa bene. Dopo aver dato spazio alla comunicazione di eBay, infatti, Grillo si è fatto immortalare mentre siede dietro un banchetto improvvisato pieno zeppo di pietre pomice sul quale fa capolino un ironico cartello: "Affarone! Pietra pomice firmata BeppeGrillol'elevato, varie misure e prezzi (introvabile su e-Bay)".

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<![CDATA[Cuccarini "sovranista" contro tutti. Ma chi offende (davvero) i gay?]]>

Lorella Cuccarini, da più amata dagli italiani a sovranista. Da quando ha dichiarato di avere idee tendenti a destra sull'immigrazione e, in parte, sui diritti LGBT, Lorella è passata dall'essere idolatrata dal mondo gay all'essere criticata per ogni sua esternazione. "Ci ritroviamo intrappolati nel pensiero unico", diceva Lorella al settimanale Oggi quasi due anni fa. Tommaso Zorzi al Grande Fratello Vip si è evidentemente impegnato per confermare le sue parole, quasi facendole un favore. Infatti, dopo essere stata scalzata da La vita in diretta da Alberto Matano, la Cuccarini è stata anche dileggiata e insultata da Tommaso Zorzi (chi?), influencer per mancanza di titoli.

"Ultimamente la Cuccarini mi sta proprio sul cazzo. Una stronza! Ma poi si è espressa contro i diritti gay 150mila volte. Voglio dire, non c'è un etero che abbia mai ballato 'La notte vola' da quando è nata quella canzone. Non puoi nel 2020 rompere i coglioni su 'sta roba. E infatti Heather Parisi l'aveva asfaltata 500 volte e mi sembra una un po' più intelligente (...) A me dà fastidio questa gente che deve aprir bocca per disseminare odio, piuttosto taci e fai più bella figura", ha detto Zorzi su Lorella "la sovranista".

Ma quale sarà mai la colpa di Lorella? Avrà forse detto di essere contro gli omosessuali? Ha forse dichiarato che i gay non meritano diritti nel nostro Paese e in tutto il resto mondo? Macché, niente di tutto questo. Nel 2015 la conduttrice si è espressa in favore delle unioni civili "con il limite dei figli. Ho visto nel mondo che aprire la strada alle adozioni poi apre anche ad alcune pratiche che, secondo me, non sono accettabili, come quella della maternità surrogata. Ci sono delle cose sulle quali secondo me bisognerebbe riflettere con grande attenzione". Quindi la colpa della Cuccarini è quella di non essere favorevole a utero in affitto o adozioni e chiedere più attenzione? Ebbene sì. Per Zorzi, avere un pensiero discorde su questioni così delicate vuol dire disseminare odio e meritarsi un sonoro "stronza" in diretta nazionale.

E non lo pensa solo lui eh. Puntuale come un orologio svizzero è arrivata anche Heather Parisi a dire la sua: "Se 1 dice 'se avessi 1 figlio gay lo amerei come qualsiasi altro figlio' (ma va?) e poi è contrario ad adozioni gay e matrimoni tra persone dello stesso sesso, non vuol dire che 'non è allineato al politicamente corretto'. Vuol dire che è omofobo e pure ipocrita PUNTO". E così, la mitica ballerina di Cicale ha reso pubblica la sua sentenza: non sei d'accordo con il matrimonio omosessuale e con le adozioni? Sei omofobo. E non c'è discussione che tenga. Ma non è l'unica a trocare una discussione sul nascere.

L'irreprensibile Zorzi nei giorni scorsi si è accaldato nel discutere con Franceska Pepe, altra concorrente del reality. Giustamente, l'influencer non ha accettato che la ragazza parlasse di lui al femminile e - affronto ancora più grave - gli chiedesse se un tanga trovato in giro per la Casa (!) fosse il suo. Si è sentito offeso nella sua sensibilità e ha animatamente difeso il suo punto di vista, pretendendo le scuse di Franceska. Giusto.

Ma poco dopo, il suo essere "paladino della giustizia" è scomparso nel nulla. Quando Gabriel Garko è entrato nella Casa svelando il segreto di Pulcinella, Zorzi è rimasto colpito della sua confessione tempo di bersi un bicchiere d'acqua. Finita la trasmissione, infatti, si è divertito a fare battutacce (a lui concesse?): "Adua Del Vesco e Gabriel Garko, chi dei due porta la gonna?" Zorzi ha rapidamente dimenticato le piazzate fatte a Franceska, anzi, si è comportato come lei. Ma lui può? Sembra un po' che qui ci sia la doppia morale.

Insomma, Zorzi dice che Lorella "sovranista" Cuccarini dissemina odio e insulta i gay, difende la sua sensibilità con un'altra concorrente e poi si cimenta in un siparietto offensivo su Gabriel Garko? Accipicchia. Houston, abbiamo un problema.

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<![CDATA[Il piano del governo per eliminare i contanti: cashback fino a 3mila euro per chi paga con carta]]>

Il governo si attiva per smantellare un sistema di evasione fiscale che costa allo Stato italiano circa 100 miliardi di euro l'anno. E lo fa introducendo un vero e proprio concorso a premi. Il piano, definito Supercashback, prevede di riconoscere un premio di 3mila euro ciascuno per le prime 100mila persone che nell'arco di 6 mesi avranno effettuato il maggior numero di transazioni con carte e altri strumenti di pagamento elettronici. Questo si aggiungerà al cashback che prevede la restituzione del 10% delle spese sostenute (con rate semestrali) con questo tipo di transazioni per un ammontare massimo di 3mila euro. Il rimborso viene riconosciuto solo se si effettua un numero minino di 50 transazioni ogni 6 mesi.

Il piano cashless si baserà sull'app "Io" lanciata dalla pubblica amministrazione. Per accedere al piano l'utente dovrà registrarsi, fornire i suoi dati tra cui l'Iban. Ogni componente di un nucleo famigliare può partecipare individualmente al cashback. La restituzione del 10% delle spese avverrà con tutta probabilità con accredito su conto corrente. Sulla app sarà anche possibile controllare in tempo reale la posizione in classifica in termini di numero di transazioni ai fini del premio da 3mila euro anche questo pagato con rate semestrali. Ciò è stato studiato per incentivare le persone a utilizzare la carta anche quando è stato raggiunto il massimale dei 3mila euro per avere la restituzione del 10%.

Per chiarezza c'è da sapere che la soglia massima dei 3mila euro non è relativa alle effettive spese sostenute, ma rappresenta un massimale. Lo scrive il Sole 24 ore. Questo è dato dalla sommatoria del valore economico che verrà dato ad ogni transazione: ad esempio, al pagamento del caffè per un euro potrebbe essere riconosciuto un valore di un centesimo. A questo si aggiunge un particolare non da poco. Per far partire l'operazione, nelle scorse settimane gli operatori del mercato (banche e circuiti di carte di credito) hanno preso l'impegno per ridurre le commissioni a carico dei commercianti che accettano i pagamenti con le carte. Ciò permetterà di ridurre quanto più possibile le "tasse" su transazioni fino a 5 euro e un'ulteriore consistente riduzione (in alcuni casi anche a zero) per le spese tra 5 e 25 euro.

C'è da sapere, poi, come abbiamo accennato all'inizio, che saranno necessarie almeno 50 operazioni a semestre con pagamenti in moneta elettronica per ottenere la restituzione del 10% di quanto speso. Oltre al limite di valore fissato in almeno 1.500 euro ogni sei mesi (3mila euro annui) si introduce quindi anche un limite minimo di transazioni da effettuare (100 l'anno) in formato cashless così da evitare che con una o poche operazioni più elevate si possa accedere comunque al recupero del 10% delle spese effettuate.

Tutto ciò (cashback, riduzione del tetto del contante e spinta all'utilizzo delle carte) potrebbero generare un gettito addizionale per lo Stato di 4,5 miliardi di euro. Non poca cosa. E spingere sempre più l'Italia ad avvicinarsi alla media europea dei pagamenti elettronici. Questo vorrebbe dire recuperare in misura strutturale 29,5 miliardi di euro di gettito.

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<![CDATA[La Venier telefona in diretta alla Isoardi. Ma in video è mezza nuda: "Ero in doccia"]]>

In diretta può succedere di tutto. Anche di chiamare a sorpresa l'ospite e pizzicarla mezza nuda in procinto di farsi la doccia. È successo a Elisa Isoardi nel corso dell'ultima puntata di Domenica In. Mara Venier, nel bel mezzo di una discussione in studio su Ballando con le stelle, ha pensato bene di fare una video chiamata improvvisata alla 37enne, sorprendendola poco prima di entrare nella doccia. Stupore in studio, battutine e l'imbarazzo della Isoardi che, avvolta in un asciugamano, ha fatto buon viso a cattivo gioco.

L'ultima puntata del format domenicale di Mara Venier ha ospitato, come di consueto, alcuni dei protagonisti di Ballando con le Stelle: giudici, ballerini, insegnanti e opinionisti. Nel bel mezzo della chiacchierata, però, la padrona di casa ha deciso di fare un'incursione a sorpresa in casa di Elisa Isoardi, video chiamandola con Instagram. Mai gli squilli a vuoto dei primi secondi avrebbero potuto far intuire il motivo della mancata risposta di Elisa Isoardi, che poco dopo si è palesata.

"Siete matti", ha esordito nel rispondere semi nuda e trafelata alla telefonata in diretta tv fatta da Mara Venier. In studio ad assistere alla scena Guillermo Mariotto, Selvaggia Lucarelli e Alberto Matano, che da alcuni minuti stavano discutendo della performance solitaria della Isoardi a Ballando con le stelle. Nell'ultima puntata dello show condotto da Milly Carlucci, infatti, l'ex conduttrice de La Prova del cuoco ha dovuto ballare senza il suo partner, Raimondo Todaro, operato d'urgenza per un'appendicite. E così la Venier ha pensato bene di coinvolgere in collegamento esterno Elisa Isoardi che, nel frattempo, stava per concedersi una doccia rigenerante.

"Starà al capezzale di Raimondo", ha ironizzato Mariotto mentre al telefono la conduttrice televisiva si negava, poi la risposta e la sorpresa inattesa. "Ma dov'eri? Nooooo ma c'hai l'asciugamano....a favolosa!", ha esclamato tra l'imbarazzo generale Mara Venier mentre Selvaggia Lucarelli incalzava: "Ma sei sola? Non farci preoccupare". Un siparietto piccante che non ha lasciato indifferenti telespettatori e personale presente in studio. Mara Venier non ha mollato la presa e ha "costretto" la conduttrice a raccontare la sua esperienza a Ballando con una mise decisamente inconsueta per il pomeriggio domenicale. Il tutto a favore dello share.

#DomenicaIn Elisa Isoardi risponde alla video chiamata di Mara Venier in diretta semi nuda. "Ma stai solo con l'asciugamano?!". pic.twitter.com/cOBX5prf0P

- Caffè fou fou (@CaffeFou) September 28, 2020]]>
<![CDATA[Rapporto choc dalla Spagna: sfiorata collisione in volo]]>

Un rapporto choc spagnolo ha reso noto che nel 2018 due aerei della Ryanair hanno sfiorato la tragedia. A evitare la catastrofe sarebbe stato un operatore francese. Da quanto si legge in un rapporto tecnico della commissione spagnola di indagine per gli incidenti nell'aviazione civile pubblicato di recente, il fatto sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio del 2 ottobre 2018. Coinvolti nella tragedia sfiorata, due Boeing 737 della compagnia aerea low cost Ryanair. Uno dei due apparecchi era decollato da Santiago di Compostela ed era diretto a Palma di Maiorca e aveva a bordo 184 individui. Il secondo invece era partito da Siviglia ed era diretto a Tolosa, con a bordo 160 persone .

Come reso noto dal Corriere, gli aerei, secondo quanto riportato nell'informativa tecnica, sarebbero arrivati a una distanza minima allarmante per gli standard di 4.200 metri in orizzontale e un centinaio di metri in verticali. Sempre nel 2018 nei cieli iberici era stata sfiorata un'altra tragedia. Dopo circa un mese, il 10 novembre, due aerei, un Embraer di Air Europa partito da Venezia e un Airbus A320 di Wizz Air decollato da Craiova, avevano infatti rischiato di scontrarsi mentre si stavano avvicinando all'aeroporto di Madrid. In entrambi i casi la colpa sarebbe da imputare a controllori.

La tragedia sfiorata

Nel rapporto inerente al 2 ottobre si parla di un controllore appena rientrato dalle ferie, di un altro neoassunto, e di un problema ricorrente di funzionamento del sistema anti-collisione a terra. Oltre a una doppia indicazione identica. La tragedia è stata evitata in ultimo grazie a un terzo controllore, questa volta francese. Nel rapporto di una ventina di pagine, si legge che alle 14:45 e 58 secondi del 2 ottobre 2018 il Boeing 737 EI-FRY (diretto a Palma) e l'EI-DWW (verso Tolosa) sono in contatto con un controllore, appena rientrato dalle ferie, che si occupa di sorvegliare i cieli di Pamplona dal centro di controllo d'area di Madrid. Entrambi i velivoli avanzano alla stessa quota di 10.363 metri a velocità sostenute: 677 chilometri orari il primo e 639 il secondo. Dopo sei minuti il volo diretto a Tolosa viene trasferito al controllore dell'area di Saragozza. Come si legge nel rapporto, questo avviene "nonostante sia ancora nel settore di Pamplona". I due aerei a questo punto hanno referenti diversi, ma viaggiano alla stessa quota e verso lo stesso snodo.

Come si legge nero su bianco, alle 14:54:36 sugli schermi dei controllori da terra si sarebbe dovuto attivare il sistema "STAC PAC", ovvero l'allarme che si illumina due minuti prima che i velivoli raggiungano una distanza minima tra loro sotto la soglia tollerabile. Il sistema però non funziona, così come non ha funzionato in altre due occasioni, il 2 e il 3 ottobre, sembra per un problema al software che è stato poi risolto. I due aerei sono sempre più vicini. Alle 14:54:59 il Boeing diretto a Tolosa contatta per la prima volta il controllore dell'area di Saragozza, quello appena rientrato dalle ferie. Dopo circa 40 secondi i due apparecchi hanno una distanza orizzontale di 16 mila metri, ma una separazione verticale pari a zero.

Un controllore francese si accorge

Fortunatamente è un controllore francese ad accorgersi di ciò che sta per accadere. Precisamente si tratta di un controllore dell'area di Bordeaux, che immediatamente contatta e avvisa il collega che sovrintende Pamplona. Come si legge nell'informativa tecnica: "A giudicare dalla reazione il controllore di Pamplona non aveva notato il potenziale pericolo". Nessuno, neanche quello di Saragozza si era reso conto del pericolo imminente. Alla fine, il primo controllore fa scendere il suo aereo, quello diretto a Palma, a 33mila piedi, circa 10mila piedi. L'indicazione non viene però inserita nel sistema e nessun altro controllore la può vedere.

Dopo quattro secondi il controllore di Saragozza chiama l'altro dicendogli da scendere subito a quota 32mila. Questa volta il cambio di altitudine viene messo nel sistema. I due velivoli si stanno pericolosamente avvicinando orizzontalmente e stanno anche scendendo a una quota simile. Il controllore di Saragozza avverte il collega di Pamplona che il suo volo sta scendendo. Anche l'altro però. Subentra il pilota del Boeing diretto a Palma di Maiorca che chiede conferma di dover scendere a quota 33mila.

I controllori a quel punto si accorgono dell'errore ma, invece di rimediare continuano a complicare la situazione. Danno entrambi la stessa indicazione ai due aerei: ovvero di mantenere quota di 34mila piedi. Poco dopo, nella cabina di pilotaggio del velivolo diretto a Tolosa scatta l'avviso di pericolo del sistema di allerta del traffico ed elusione di collisione. La distanza dall'altro aereo è di 7,2 chilometri e la differenza di quota di 85 metri. Entrambi gli aerei ricevono quindi indicazioni dai computer di bordo per risolvere la situazione. Quello diretto a Palma sale di quota, l'altro invece scende. Il resto del viaggio prosegue senza problemi fino all'atterraggio. Nel rapporto si legge che la responsabilità principale viene data all'incapacità dell'addetto di Pamplona. Non è infatti riuscito ad accorgersi del potenziale pericolo e non ha risolto la situazione prima di trasferire uno dei due voli sotto la supervisione del collega dell'area di Saragozza. Anche il comportamento del controllore di Saragozza non è stato dei migliori. Come l'altro, ha fatto confusione nel gestire quanto stava avvenendo, dando le stesse indicazioni, nonostante quanto deciso precedentemente.

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<![CDATA[Nuovo incarico per mister Mascherina: gestirà il tesoro delle donazioni]]>

Non bastavano i fallimenti messi in fila questi mesi. Il commissario straordinario, Domenico Arcuri (conosciuto anche come "mister Mascherina"), si occuperà anche delle donazioni pervenute alla protezione civile per l'emergenza Covid. Ed è una novità. Già, perché quella manciata di soldi (che poi manciata non sono dato che ammontano a quasi 200 milioni di euro), saranno gestiti proprio da lui.

Il decreto Cura Italia assegna al commissario straordinario per l'emergenza anche la definizione delle "modalità di acquisizione e di utilizzazione dei fondi". Norma che autorizza l'apertura dei conti solidali e consegnando di fatto ad Arcuri le chiavi del caveau delle donazioni. Secondo fonti interne della protezione civile, il 99% delle mascherine e degli altri dispositivi acquistati con le donazioni sono passati per le mani del commissario.

Per spiegare bene la situazione, occorre tornare ai mesi della grande infezione. Con l'ordinanza della protezione civile numero 639 del 25 febbraio si autorizza il dipartimento a ricevere risorse finanziare derivanti da donazioni e altri atti di liberalità sull'apposito conto di tesoreria. Il resto lo fa il governo con il decreto Cura Italia: "L'esecutivo in relazione alle molteplici manifestazione di solidarietà pervenute dà il via libera all'apertura di uno o più conti correnti bancari dedicati in via esclusiva alla raccolta e utilizzo delle donazioni liberali di somme finalizzate a far fronte all'emergenza epidemiologica del virus Covid-19".

I conti sono due. Il primo è necessario a finanziare le famiglie colpite dal virus. Come funziona il meccanismo è presto detto. Questo fondo, secondo quanto ricostruito da La Verità, stabilisce i criteri per l'individuazione dei beneficiari, le modalità di distribuzione delle somme raccolte, fissando l'importo massimo erogabile in 55mila euro a nucleo familiare e comunque nel limite di 15mila per ogni componente, 25mila euro in caso di famiglia mononucleare. Le famiglie potranno fare richiesta del contributo economico entro la fine dell'emergenza. E un'apposita commissione si occuperà di valutare le istanze presentate.

Il secondo conto, quello più sostanzioso, risulta dedicato all'acquisto dei dispositivi anti Covid. Sono stati spesi 15.403.650 euro per ventilatori, 128.684.180 euro per dpi (tra i quali le mascherine) e 4.960.913 per spese di trasporto, per un totale di 149.048.743 euro. I soldi non sono spesi tutti. Mancano all'appello 19.405.417 euro. E l'importo residuo è ancora depositato sul conto corrente. Alla faccia di chi ha bisogno di aiuto e non ha ancora ricevuto risorse.

Non risulta chiaro come questi soldi siano stati spesi. La protezione civile fa sapere soltanto, interpellata sempre da La Verità, che "grazie alle donazioni degli italiani sono stati acquistati circa 110 milioni di mascherine, 4.501.100 kit tamponi, 1.589 ventilatori, 163.000 camici, 400 flussimetri e 6 impianti per la produzione di mascherine", senza specificare prezzi di acquisto o fornitori.

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<![CDATA[Gregoretti, Salvini smaschera Conte: "Disse che avrebbe gestito tutto lui..."]]>

Fra una manciata di giorni si terrà l'udienza preliminare del processo a carico di Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per il caso della nave della Marina Militare Gregoretti, risalente al luglio del 2019. L'appuntamento è fissato a questo sabato, ma il capo politico della Lega, nonostante tutto - "In effetti non mi è mai capitato di andare in tribunale da imputato" - si dice tranquillo. Sabato mattina, mentre il segretario sarà davanti al giudice, al porto di Catania andrà in scena una manifestazione di solidarietà alla quale prenderanno parte parlamentari ed eurodeputati del Carroccio.

Intervistato da Il Tempo, il segretario del Carroccio è fiducioso sull'udienza ormai imminente: "No, non sono preoccupato. Ho riletto le cinquanta pagine della memoria difensiva e ho deciso di pubblicarle online, perché tutti sappiano. Semmai, rileggendo le intercettazioni di Luca Palamara posso solo augurarmi che non ce ne siano altri...".

Il passaggio più significativo della chiacchierata con il quotidiano di Roma è quello relativo al presidente del Consiglio. Già, perché Salvini chiama in causa il premier Giuseppe Conte in relazione al caso Gregoretti, dicendo che basterebbe una sola parola pronunciata dall'inquilino di Palazzo Chigi per spiegare cosa è successo all'epoca. "Fu il premier a dire 'i migranti prima li ricollochiamo e poi autorizziamo lo sbarco'. È Conte ad aver detto che gestiva tutto lui", racconta il numero uno leghista, che poi "rassicura" il sedicente avvocato del popolo: "Io non dico che deve essere processato pure Conte, perché non c'è il reato. Ci sono norme precise per mettere in salvo i naufraghi e nessuno di noi li lasciò in balia delle onde...".

Per ricapitolare, nel luglio del 2019 l'equipaggio della motovedetta della Marina Militare recuperò 116 migranti ma non ottenne dall'allora governo gialloverde il permesso di attraccare in un porto italiano; per questa ragione l'imbarcazione rimase per giorni al largo del porto di Augusta (in provincia di Siracusa) prima di ottenere il via libera allo sbarco.

"Ho fatto solamente il mio dovere. Rifarei tutto quel che ho fatto. Alla fine di quei soli quattro giorni quelle persone - che stavano su una nave militare italiana - sono state nutrite, curate e inviate alle altre nazioni disponibili a farsene carico" torna a ripetere Matteo Salvini, fiducioso che già sabato il tutto potrebbe finire in una bolla di sapone. In ultima battuta, arriva l'affondo agli ex alleati di governo del Movimento 5 Stelle e al Partito Democratico: "Avrebbe dovuto leggere meglio la documentazione, io firmai gli atti d'intesa con i ministri dei trasporti e della difesa e sotto la supervisione del presidente del consiglio".

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<![CDATA[Costole rotte e alluci fratturati: cosa hanno fatto agli attori sul set del Signore degli anelli]]>

Il Signore degli Anelli è senza dubbio il caposaldo della tradizione letteraria legata al genere fantasy: una reputazione che si è allargata anche al cinema quando il regista Peter Jackson decise di portare l'epopea firmata da J.R.R. Tolkien sul grande schermo. La saga è composta da tre pellicole, la seconda delle quali, Le Due Torri, andrà in onda stasera alle 21.10 su Italia 2.

Nel 2001 arrivò in sala Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'anello, nel quale si raccontava il capitolo introduttivo dell'avventura del giovane hobbit Frodo Baggins (Elijah Wood) e della sua missione di portare l'oscuro Anello a Monte Fato, per poter distruggere lo strumento con il quale l'oscuro signore Sauron sperava di distruggere il mondo.

Nell'avventura verso le terre di Mordor, Frodo era protetto da otto compagni - da qui il titolo del primo capitolo - su cui svettava la figura di Aragorn, interpretato magistralmente dall'attore Viggo Mortensen. Cresciuto tra gli elfi e innamorato di Arwen (Liv Tayler), Aragorn è uno dei personaggi più amati della saga, tanto per il suo fascino quanto per il coraggio e la determinazione con cui fronteggia il male.

Il Signore degli Anelli - Le due torri, la trama

Nel secondo capitolo della saga cinematografica dedicata a Il Signore degli Anelli, i protagonisti di questa epopea fantasy devono scendere a patti col fatto che l'oscuro signore è sempre più potente e che sembra sempre più difficile da sconfiggere. Inoltre la compagnia dell'anello deve fare a meno di Gandalf (Ian McKellen), lo stregone dato per morto nelle miniere di Moria. Infine il gruppo si è diviso alla fine del primo film, perché Frodo era più che mai convinto di dover proseguire il suo viaggio da solo, senza mettere a repentaglio la vita dei suoi amici.

Così mentre Frodo si sposta verso Mordor con l'amico Sam e la creatura denominata Gollum, Aragorn, Legolas e Gimli si apprestano a muoversi verso Rohan, per chiedere a re Theoden aiuto. Ma quando arrivano scoprono che il sovrano è manovrato dalla magia oscura di Saruman, stregone passato dalla parte del nemico.

L'incidente di Viggo Mortensen sul set de Il Signore degli Anelli

Ne Il Signore degli Anelli - Le Due Torri c'è una scena, proprio all'inizio del film, in cui Legolas, Aragorn e Gimli arrivano in un accampamento ormai vuoto di orchi e uruk-hai: l'aria è tetra e rimanda l'odore dell'incendio con cui alcuni cavalieri hanno ucciso l'esercito mandato da Saruman. I tre protagonisti, però, sapevano che insieme agli orchi c'erano due hobbit, Merry e Pipino, che facevano parte della compagnia dell'anello. Quando i tre arrivano sul luogo si rendono conto che non c'è alcuna forma di vita ad accendere loro la speranza: a questo punto Aragorn prende a calci gli elmetti che si trovano a terra, unici resti degli orchi che avevano bivaccato in quel luogo. Un attimo dopo la rabbia lo travolge e l'uomo getta un urlo disumano, mentre cade in ginocchio per la sofferenza.

Secondo quanto raccontato dall'Internet Movie Data Base, il regista Peter Jackson fu davvero colpito dall'interpretazione di Viggo Mortensen in questa scena de Il Signore degli Anelli: quasi si commosse per l'intensità con cui l'attore aveva urlato, dando un'idea chiarissima del dolore che stava provando il personaggio di Aragorn.

In realtà nel prendere a calci gli elmetti, Viggo Mortensen si era fratturato entrambi gli alluci: perciò il suo grido di dolore era effettivamente l'urlo di qualcuno che si era fatto decisamente male a livello fisico. L'incidente, però, non impedì all'attore di continuare a girare. Dopo questa scena, infatti, venne girata quella in cui Legolas, Gimli e il già citato Aragorn vengono mostrati mentre corrono, all'inseguimento delle tracce dei loro amici.

In quella scena tutti e tre gli attori erano feriti. Viggo Mortensen agli alluci, Orlando Bloom (l'interprete di Legolas) aveva delle costole rotte a causa di una brutta caduta da cavallo sul set e lo stunt di Gimli aveva un ginocchio ferito. Il regista ha raccontato, sempre secondo il resoconto dell'Internet Movie Data Base, che tutti e tre continuarono a girare, per poi cominciare a urlare di dolore ogni volta che il regista dichiarava chiusa la scena.

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<![CDATA[Le bugie di Conte e Tridico sul caso Inps]]>

Lo stipendio di Pasquale Tridico è più che raddoppiato, passando dai 62mila euro annui percepiti a inizio mandato agli attuali 150mila. E il premier, Giuseppe Conte, nonostante le sue dichiarazioni secondo cui non era informato dei fatti, non poteva non sapere. Esistono, infatti, due atti formali della presidenza del consiglio dei ministri che precedono quel salto di stipendio di cui avrebbe beneficiato Tridico: una videoconferenza del 16 giugno e una nota protocollata del 14 luglio. Ma andiamo con ordine.

A puntare l'indice contro il capo del governo è Il Tempo. E la questione è la seguente. C'è il timbro ufficiale della presidenza del Consiglio nella decisione di aumentare anche retroattivamente lo stipendio di Tridico e dell'intero consiglio di amministrazione dell'Inps. Prima di varare quell'aumento sarebbe stata chiesta l'autorizzazione formale dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Ed è arrivata, come dicevamo, il 14 luglio scorso con nota protocollata n. 15902 a firma del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro. Fraccaro è un uomo di fiducia di Conte ed è per questo che sembrerebbe molto strano che quest'ultimo non sapesse nulla della vicenda.

La nota di quel giorno di piena estate recita: "Si accoglie la proposta formulata dalle amministrazioni interessate nel corso della riunione di coordinamento prevista dalla citata direttiva del presidente del Consiglio dei ministri 9 gennaio 2001, tenutasi in videoconferenza il 16 giugno 2020, in ordine agli emolumenti da corrispondere al Presidente, al Vice Presidente e ai consiglieri di amministrazione". La domanda a questo punto sorge spontanea: "Possibile che Fraccaro abbia tenuto nascosta al premier una decisione di tale rilevanza, senza avere un suo ok prima di dare a sua volta il via libera formale?" Davvero difficile.

La seconda dichiarazione da tenere sotto controllo è la seguente. È quella fornita dallo stesso Tridico in una lettera a Repubblica dove oltre a negare la retroattività del suo aumento di stipendio, sostiene che non è nei poteri del Presidente o di qualsiasi alto organo dell'Istituto determinarsi i compensi.

Questo concetto è smentito dalla delibera numero 2 del 22 aprile 2020 firmata dal presidente del consiglio di amministrazione dell'Inps, che è appunto Tridico. Il testo recita così: Delibera che gli emolumenti del Presidente, del vicepresidente e degli ulteriori membri del consiglio di amministrazione nella misura annua, al lordo delle ritenute previdenziali e fiscali di legge a carico degli stessi, sono individuati come di seguito: "Presidente: euro 150.000; Vicepresidente: euro 40.000, estensibile fino a un massimo di euro 100.000 in funzione delle deleghe allo stesso attribuite dal Presidente; consigliere di amministrazione: euro 23.000...".

Dunque, sarebbe stato proprio Tridico a deliberare in piena pandemia l'aumento del suo stipendio. Ai ministri competenti lascia solo la decisione sulla retroattività: "La decorrenza dei sopra citati emolumenti è stabilita nel decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali di concerto con il ministro dell'Economia e delle Finanze...", che sarebbe stato poi firmato il 7 agosto scorso.

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<![CDATA[La Parodi fa indignare il web: "Ti piace l'odore dei soldi"]]>

La pandemia da coronavirus non ha fermato la settimana della moda milanese, che come ogni anno sforna grandi eventi e grandi polemiche. Seppur con molte defezioni, i volti noti dello spettacolo hanno presenziato a sfilate e presentazioni scatenando, in alcuni casi, le critiche social. L'ultima a finire nel mirino degli hater è stata Cristina Parodi. L'ex giornalista si è lanciata da alcuni mesi nel campo della moda con una sua linea di abbigliamento, ma la sua nuova avventura non sembra convincere il popolo del web, che non perde occasione per criticarla.

L'ultimo post Instagram pubblicato da Cristina Parodi sulla sua pagina personale ha riacceso la miccia delle polemiche e non solo per il suo look. Se da una parte numerosi follower hanno ironizzato sul suo vestito, dall'altra gli internauti l'hanno criticata per il suo modo di fare decisamente lontano dalla gente comune: "Te la stai tirando troppo", "Peccato che la moda e le sfilate siano sempre e solo appannaggio dei soliti privilegiati come te", "Però non rappresenti la gente..... tu rappresenti una categoria di persone che sono km km km lontani dal popolo", "Ma che applausi alla moda o a te che la rappresenti nei peggiori dei modi e ci fai vergognare. Un grandissimo applauso agli angeli di Bergamo. Dignità ci vuole signora e rifletta se ha un po' di cervello".

Così dopo le polemiche sulle vacanze spagnole con il marito Giorgio Gori e i prezzi decisamente fuori budget dei suoi capi firmati Cristina Parodi è tornata a far indignare il web in occasione della Fashion Week. L'ex conduttrice televisiva è capace di sollevare critiche con un semplice post proprio come succede ad altri volti noti di televisione e web. Il suo stile e il suo modo di fare non convincono e il pubblico di internet non glielo manda a dire: "A te Cristina ti piace odore dei soldi e fare una vita di lusso ma della moda non capisci niente non sei altro che una falsa riempita di silicone", "Si lamenta per due giorni di fila alle sfilate! Un'offesa alle donne che lavorano Davvero! Che si alzano alle sei e tornano alle 8 di sera ! E fanno tutto in casa, e il giorno dopo si ricomincia! Certi commenti stupidi tieniteli per te".

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Nonostante le critiche dei francesi sulla fashion week milanese ( "cronaca di un disastro annunciato") la moda italiana sta dando un segnale importante : noi ci siamo , con meno sfilate ( tutte pazzesche però) , in location incredibilmente belle e tante presentazioni e eventi . Rispetto rigoroso delle normative ma anche orgoglio nel raccontare i prodotti del nostro Made in Italy #rinascita #fashionweek2020 #milano #civuolecoraggi

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<![CDATA[Sconti di pena ai romeni che massacrarono di botte i coniugi di Lanciano]]>

Sconti di pena in appello ai romeni che la notte del 23 settembre 2018 aggredirono e massacrarono di botte Carlo Martelli e la moglie Niva Bazzan. I coniugi si trovavano all'interno della loro villa di Lanciano, in provincia di Chieti, quando sono stati sorpresi dai rapinatori. Una violenza inaudita per portare via un bottino di esiguo valore. Adesso la Corte d'Appello dell'Aquila ha fatto uno sconto di pena complessivo pari a 7 anni e 4 mesi.

La violenta aggressione

L'aggressione era avvenuta nella notte tra il 22 e il 23 settembre di due anni fa. L'uomo, un chirurgo cardiovascolare in pensione, era stato pestato violentemente, mentre alla moglie, era stato amputato il lobo di un orecchio. Sembra che la violenza si stata scaturita dal fatto che i coniugi, ancora semi addormentati, non avevano risposto velocemente alle richieste dei loro aggressori. Il figlio disabile della coppia, che si trovava in casa con i genitori, era invece rimasto illeso. Martelli e la sua consorte erano finiti in ospedale dopo essere stati legati e picchiati a sangue. Alla moglie era stato recisa parte dell'orecchio destro con una roncola di 12 centimetri. Una volta che gli aggressori vennero fermati, furono trasferiti in carceri diversi per motivi di sicurezza.

In primo grado era stata data una pena complessiva per 65 anni e la Procura generale ne aveva chiesto la conferma. In Appello però, con rito abbreviato, la Corte ha effettuato uno sconto complessivo di 7 anni e 4 mesi. Le pene ammontano adesso a 57 anni e 6 mesi di reclusione. I sei indagati dovranno scontare pene differenti.

Lo sconto di pena

Il capo della banda, Alexandru Bogdan Colteanu, definito dagli altri suoi complici "violenta bestia e carogna", dovrà scontare una condanna di 14 anni. Fu lui a recidere parte dell'orecchio alla donna. Undici anni invece a Marius Adrian Martin, mentre 8 anni e 4 mesi dovranno essere scontati da Aurel Ruset. Otto anni a Costantin e Ion Turlica. Il palo della gang e autista, Bogdan Ghiviziu, resterà dietro le sbarre per 7 anni.

I componenti della gang erano stati tutti accusati di rapina pluriaggravata, lesioni gravissime, sequestro di persona e porto abusivo di arma. Gheorghe Jacota, accusato di favoreggiamento nella fuga di Bogdan Ghiviziu, dovrà restare in prigione per 10 mesi. Gli avvocati difensori avevano chiesto per i loro clienti assoluzioni e sconti di pena. Eventuali ricorsi potranno essere fatti in Cassazione dopo che saranno rese note le motivazioni della sentenza.

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<![CDATA["Una grave mancanza di rispetto per i cristiani". E il Codacons denuncia Chiara Ferragni ]]>

Per Chiara Ferragni le critiche sono all'ordine del giorno. La celebre influencer e moglie di Fedez, di solito, finisce quasi sempre nel mirino dei fan, i quali criticano non solo il suo stile di vita ma anche tutte quelle volte in cui ostenta la sua ricchezza. Quello che è successo nelle ultime ore, però, ha dell'incredibile. A causa di una foto che Chiara Ferragni ha pubblicato su Instagram, è scattata la denuncia da parte del Codacons. Il motivo? La foto sarebbe una "offesa al sentimento religioso comune". L'influencer, fino ad ora, non ha risposto alle accuse, ma la situazione resta comunque tesa e molto complessa.

La foto che ha dato scandalo vede Chiara Ferragni raffigurata come Madonna che stringe tra le braccia un bambino. Lo scatto provocatorio fa parte di un'intervista che l'influencer ha rilasciato a Vanity Fair e la foto in questione è merito di Francesco Vezzoli. La Ferragni è stata selezionata perché, secondo la direzione del giornale, rappresenterebbe tutto il potere delle donne italiane. Ma l'immagine non è piaciuta al Codacons e anche per l'influencer scatta la denuncia, proprio come è avvenuto con Fedez qualche tempo fa. E le la nota che è stata diramata in merito allo scatto incriminato, è molto chiara; "La Ferragni ha generato indignazione e raccapriccio nell'opinione pubblica e del web". Ma non è finita qui.

"Presentiamo un esposto alla Procura della Repubblica di Milano e al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini affinché intervengano su quella che non è solo una provocazione, ma anche una grave mancanza di rispetto per i cristiani - si legge dalla nota -. L'immagine che vede la Ferragni nei panni di una moderna Madonna con bambino dipinta da Giovanni Battista Salvi sfrutta l'immagine della Madonna e della religione a scopo commerciale - continua il Codacons-. Questo è sfruttamento indegno della figura cristiana". E la denuncia afferma che il fatto è anche "penalmente rilevante perché è blasfemo e rappresenta un'offesa al sentimento religioso, motivo per cui l'esposto viene inviato anche al Papa".

Una bufera senza precedenti si abbatte su Chiara Ferragni. Nonostante le critiche, però, la foto ha totalizzato più di 300mila tra "mi piace" e condivisioni, ricevendo persino l'appoggio di molti fan storici. Ma i più critici non sono stati di certo a guardare. "Ora qui si sta esagerando", scrive un utente. "Cala un pochino la testa", commenta un altro follower. E ora non resta che scoprire quale sarà la prossima mossa da parte della Ferragni. Non si è fatta attendere, però, la risposta di Fedez. "Mi mancavano" ha scritto in un tweet dopo che le agezie stampa hanno battuto il testo della denuncia ai danni di Chiara. Anche il rapper è finito tempo fa nel mirino del Codacons, quando è stato denunciato per le raccolte fondi per la sanità, organizzate tramite la piattaforma Gofundme.

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Loved working with Francesco Vezzoli on this Vanity Fair issue curated by him about italian women and their power. You can read my interview by Simone Marchetti at the link in my stories

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<![CDATA[Se Balbo fa ancora paura]]>

Una mostra dedicata a Italo Balbo nella sua Ferrara è finita al centro del dibattito politico. Come sempre, verrebbe da dire, quando si immagina qualche iniziativa incentrata sulla figura del quadrumviro della Marcia su Roma.

Tutto è nato da un'idea di Vittorio Sgarbi, che snocciolando i vari progetti culturali che coinvolgeranno Ferrara fino al 2023 ha fatto notare che in primavera, quando Palazzo Diamanti chiuderà i battenti per dei lavori di restauro, si manifesterà la necessità di occupare un lungo buco nel calendario. Il presidente di Ferrara Arte vorrebbe occuparlo con una mostra dedicata a Italo Balbo a Palazzo Koch, in collaborazione con la direttrice dell'Istituto di Storia contemporanea, Anna Maria Quarzi. Un "italiano positivo", l'ha definito Sgarbi.

Sarebbe la prima mostra su Balbo in assoluto, proprio perché, ogni volta che il suo nome prova ad essere sottratto dalla damnatio memoriae, nascono le polemiche. Sgarbi ci ha tenuto da subito a rivendicare il carattere "antifascista" di una mostra che "non inneggerebbe in alcun modo al Duce, anzi, sottolineerebbe le conflittualità tra Balbo e Mussolini". E il ruolo dell'Isco, in questo senso, sarebbe quello del "garante": "Riguarderà soltanto la celebre Trasvolata Atlantica del 1933 (ma anche quella del 1931 in Brasile, e più in generale il movimento futurista, l'aeropittura etc, NdR). Nessun collegamento con l'ideologia fascista e il regime dell'epoca", assicura la direttrice Quarzi, che con l'Istituto che presiede ha ricevuto in dono dalla famiglia Balbo una inedita e straordinaria documentazione fotografica che sarebbe davvero un peccato non riuscire a valorizzare.

Già nel 2018, infatti, l'Isco di Ferrara ha aperto un fondo documentario dedicato a Balbo, riempito grazie alle corpose donazioni della famiglia di Paolo Balbo, figlio di Italo scomparso di recente. Ad oggi sono stati catalogati e sono disponibili alla consultazione 1302 libri-titoli.

Materiale che dovrebbe essere al centro persino di un seminario realizzato in collaborazione con l'Università di Ferrara dal titolo "Ripartire da Balbo. Gli studi sul fascismo e l'importanza dell'archivio famiglia Paolo Balbo" (programmato per il 2020, poi spostato al 2021).

Un'opera culturale dal valore indiscutibile, insomma, che, prima o poi, si sarebbe gioco-forza dovuta tradurre anche in una mostra per far cadere uno degli ultimi tabù su Balbo.

Le voci di dissenso, tuttavia, non mancano. In un'intervista a Fiorenzo Baratelli dell'Istituto Gramsci, pubblicata su La Nazione, si legge: "Il rischio è che non si chiarisca il contesto in cui la sua figura si muoveva, creando le condizioni nel comune sentire, specie tra i più giovani, per normalizzare la figura di Balbo che 'normale' non è, perché rappresenta una pagina tragica e negativa della storia nazionale e ferrarese". Mentre i coordinatori provinciali di Italia Viva, Manuela Macario ed Eric Zaghini, hanno dapprima fatto riferimento al "pericoloso" atteggiamento "negazionista e oscurantista" di Sgarbi in materia di Covid, poi fatto cenno a come il "pensiero e l'azione fascista siano ormai pienamente radicati e pericolosamente legittimati da una cospicua parte dei nostri governanti sia nazionali che locali". I riferimento neanche tanto velato è ad Alan Fabbri, sindaco leghista di Ferrara, e alla sua amministrazione. In un comunicato ufficiale hanno rincarato la dose: "Per noi di Italia Viva Ferrara rimane fondamentale il fatto che la mostra trasmetta al pubblico il sentimento e l'atteggiamento di violenza e disuguaglianza che ha caratterizzato l'intero movimento fascista sin dagli albori e che Balbo incarna pienamente attraverso le sue azioni e ora, il suo ricordo [...] Italia Viva Ferrara si batterà fino in fondo affinché questa mostra sia un monito per tutti i visitatori che hanno diritto di conoscere e informarsi sulle atrocità di questo periodo storico, per scongiurarne il ritorno sotto ogni forma e aspetto, evitando e condannando qualsiasi tipo di celebrazione o peggio, revisionismo".
In esclusiva a Il Giornale.it anche il senatore di Fratelli d'Italia Alberto Balboni ha voluto prendere parte al dibattito: "Si tratta di una polemica strumentale, ma anche molto effimera. Una mostra non è per forza apologetica, ma è ricerca di approfondimento e documentazione. Serve anzi a sviluppare senso critico, specie a quasi un secolo di distanza. La sinistra, poi, ha torto anche nel merito, oltre che nel metodo, visto che Balbo è stato senza dubbio un grande ferrarese, questo va riconosciuto. Che non significa approvare in toto le sue azioni, ma ricordare e celebrare alcune gesta importanti come appunto le Trasvolate che contribuirono a rendere l'industria aeronautica italiana famosa in tutto il mondo e permisero alle nostre aziende di chiudere accordi commerciali persino con l'Unione Sovietica. Per non parlare dell'America, dove ci sono ancora monumenti intestati a lui".

A Chicago, nello specifico, viene ciclicamente messa nel mirino la colonna d'epoca romana posta sulle sponde del Lago Michigan a ricordo dell'impresa dei 25 idrovolanti italiani S.55X che nel 1933, capitanati proprio da Balbo, partirono da Roma per arrivare a New York e, appunto, nella "Windy City". Spesso si sollevano grida d'orrore da parte di quanti vorrebbero rimuoverla e cambiare nome alla "Balbo Avenue" che attraversa Grant Park. Sia la colonna che la strada della discordia, però, sono ancora lì. E Balbo, come tanti altri personaggi storici italiani, sembra essere più apprezzato all'estero che in Patria.

"È ingeneroso non ricordare - prosegue Balboni - anche le iniziative lodevoli svolte da Balbo. A partire dalla pagina culturale del Corriere Padano da lui fondato, che ospitava scritti di alcuni dei più grandi intellettuali italiani e internazionali. Per non parlare del contributo dato alla città di Ferrara, con lo sviluppo dell'area industriale con al centro il Po come arteria navigabile che trasformò la nostra città nella più sviluppata dell'Emilia al pari di Bologna, mentre oggi siamo l'ultima. E che dire del recupero e della valorizzazione del Palio. Le racconto un aneddoto: l'ex sindaco Tagliani, di centrosinistra, un giorno mi chiamò per aiutarlo a ritrovare i vecchi costumi che venivano utilizzati durante il Palio dei tempi di Balbo. Sa che fine hanno fatto? Sono stati depredati dopo la guerra dai comunisti locali e venduti di nascosto. Ora sono del tutto dispersi".

A Ferrara, infine, si ricorda Balbo per la sua profonda amicizia col Podestà ebreo Renzo Ravenna, con cui si fece più volte vedere sottobraccio in giro per la città dopo la promulgazione delle vergognose Leggi razziali. Rientrò appositamente dalla Libia, dov'era stato "confinato" da Mussolini in esilio dorato come Governatore. Proprio il dualismo col Duce sarebbe un aspetto centrale della mostra, aspetto che lo rese noto per la sua ostilità nei confronti della Germania nazista e per l'opposizione all'entrata in guerra dell'Italia. Ma come quel 28 giugno del 1940 quando venne abbattuto sui cieli di Tobruk, Balbo continua ad essere, dopo ottant'anni, bersagliato dal "fuoco amico".

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<![CDATA[Il report (a orologeria) del Nyt: "Trump non ha pagato le tasse"]]>

Negli Usa sono state appena pubblicate recenti dichiarazioni dei redditi di Donald Trump, da cui risulta che il magnate avrebbe, negli ultimi anni, accumulato più perdite che guadagni nel mondo degli affari. A divulgare i dati tributari, a meno di 48 ore dal primo dibattito in tv tra lo stesso Trump e il rivale dem Joe Biden, è stato il sito del New York Times, testata dichiaratamente ostile al miliardario. Proprio sulla pubblicazione delle proprie dichiarazioni dei redditi, l'attuale presidente americano ha finora sostenuto un duro braccio di ferro sia con l'opposizione liberal sia con diverse Corti statali e federali, rifiutandosi costantemente di diffondere autonomamente le cifre del suo patrimonio e delle sue finanze.

L'inchiesta del giornale della Grande Mela è stata firmata a sei mani da Russ Buettner, Susan Craig e Mike McIntir, che accusano in coro l'inquilino della Casa Bianca di "infedeltà fiscale". Nel dettaglio, le carte ottenute e pubblicate dal quotidiano attestano che nel 2016, ossia l'anno in cui Trump è stato incoronato presidente dagli elettori, l'esponente repubblicano avrebbe versato al fisco statunitense appena 750 dollari di tasse federali, la stessa cifra da lui pagata anche l'anno successivo. I documenti svelati dal New York Times dichiarano inoltre che il magnate, per dieci dei quindici anni precedenti, non avrebbe sborsato neanche un dollaro di tributi. Tra le carte diffuse dal giornale mancano però quelle relative agli anni 2018 e 2019.

Il materiale alla base dell'inchiesta dell'organo di stampa, oltre a portare alla luce i minimi o nulli versamenti fiscali di Trump, denuncia anche che quest'ultimo avrebbe sul groppone debiti per centinaia di milioni, nonché molti problemi legati alle proprietà della sua Trump Organization, derivanti da una serie di operazioni di storno fatte con l'intento deliberato di aggirare il fisco.

Un altro scottante dato contenuto nelle carte citate sempre in merito all'apparente fallimentare gestione finanziaria dell'attuale presidente attiene alla cifra di 100 milioni di dollari che il miliardario newyorchese sarebbe stato condannato di recente a pagare da una sentenza a lui negativa. Tale verdetto sfavorevole, affermano i documenti pubblicati dal giornale, sarebbe stato conseguente a una causa temeraria intentata dallo stesso Trump per ottenere dal fisco federale un rimborso tributario di 72,9 milioni di dollari.

Dalla pubblicazione dei documenti fiscali incriminati, l'inquilino della Casa Bianca ne esce come un uomo d'affari per niente di successo, infedele con l'amministrazione finanziaria nazionale, pieno di debiti e che dipende sempre più da guadagni fatti con aziende che lo mettono in costante conflitto d'interesse con il suo ruolo di Capo dello Stato.

Le notizie appena diffuse dalla testata sulle dichiarazioni dei redditi del magnate, pur esplosive, sono però parziali, come specificato dalla stessa inchiesta: "Le informazioni di cui siamo a conoscenza sono quelle date dallo stesso Trump al fisco, non il frutto di un'indagine indipendente. A quanto davvero ammonti il suo patrimonio nessuno lo sa".

Dean Baquet, direttore del New York Times, ha giustificato con le seguenti parole la scelta di diffondere dettagli potenzialmente lesivi sulla campagna presidenziale di Trump nel pieno dello scontro elettorale tra l'esponente repubblicano e Biden: "I cittadini devono sapere il più possibile dei loro leader. Conoscere le loro priorità, le loro esperienze e sì: pure le loro finanze", ricordando inoltre che fin dagli anni Settanta "tutti i presidenti hanno pubblicato le loro dichiarazioni dei redditi. Secondo tradizione, chi fa politica non deve cercare con le sue azioni benefici finanziari. Trump ha rotto questa consuetudine".

Non si è fatta attendere la dura risposta dell'inquilino della Casa Bianca alle pesanti insinuazioni fatte su di lui dal quotidiano della Grande Mela. Egli ha appunto bollato come falsità i particolari portati alla luce dall'inchiesta citata: "È una notizia falsa, totalmente inventata. Ho sempre pagato le tasse. Il fisco ce l'ha con me: da tempo mi trattano molto male". Lo stesso ha infine tuonato: "Sapevo che stavano preparando una storia negativa su di me. Eccola. Era prevedibile. Ed è falsa".

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<![CDATA[Sgarbi smaschera Franceska Pepe: "Ecco cosa è successo dietro al quadro"]]>

Si è presentata al Grande Fratello Vip sbandierando la sua storia d'amore con Vittorio Sgarbi. Franceska Pepe, una delle concorrenti più criticate dell'ultima edizione del reality, aveva raccontato. "E' stato molto importante nella mia vita", rivelando poi all'interno della Casa che questo rapporto "fondamentale" in realtà era durato soltanto sette ore. A Live non è la d'Urso è presente Vittorio Sgarbi che sorridendo racconta la verità su questa relazione.

Franceska aveva detto inoltre agli inquilini che questa "avventura" era stata organizzata a tavolino e raccontata ad una giornalista durante il Festival di Sanremo in cui lei lavorava come valletta. Ma Sgarbi non la ricorda proprio come così. "Non c'è stato nulla di organizzato a tavolino io andai ad inaugurare una mostra a Sanremo e mentre ero lì si avvicinò questa ragazza molto bella e straordinariamente libera". "In che senso libera?", gli viene chiesto. "Non voglio certo raccontare particolari intimi, ma in quell'occasione abbandonai i pittori che c'erano e andai insieme a lei dietro una parete dove c'erano dei quadri e dove abbiamo vissuto dei momenti di intimità". (Per la precisione esattamente 18 minuti racconta Sgarbi) Poi lui la invitò a cena dove incontrarono la giornalista che scrisse del loro fidanzamento.

"La giornalista ci chiese ma siete insieme? E io risposi 'sì, sì' ma in realtà ci eravamo appena incontrati - spiega però Sgarbi - Quando dopo la cena le ho chiesto di venire a dormire da me lei però ha rifiutato". Ma le cose non sono certo finite qui. I due si sono poi incontrati nuovamente su un aereo. "Lei è venuta da me dicendomi: t'i ricordi? 'Io me la sono ricordata ma non avevo nessuna intenzione di ricominciare. Lei però indomita si avvicinò dicendomi se potevo chiamare il Direttore di un noto settimanale chiedendogli se potesse cancellare l'articolo in cui si parlava di noi due perché non voleva che questa cosa si sapessi. Invece noto - dice con una punta polemica - che poi questa storia è stata usata".

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Un post condiviso da Live - Non è la d'Urso (@livenoneladurso) in data: 27 Set 2020 alle ore 3:09 PDT

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<![CDATA[Serena Grandi condannata per non avere pagato i dipendenti: "Mio figlio ha pensato di farla finita"]]>

"Condannata per la sua ingenuinità", così la pensano i due opinionisti di Live Non è la d'uso sulla vicenda che vede coinvolta Serena Grandi condannata a due anni e due mesi per il fallimento del suo ristorante "La locanda di Miranda" e per non aver pagato i suoi dipendenti, oltre ad aver sottratto beni dal suo ristorante.

Le accuse sono gravi, ma Serena Grandi è molto arrabbiata per questa vicenda perché non si ritiene affatto colpevole o almeno non per come è stata condannata. In quel ristorante ha messo tutta la sua vita e quella di suo figlio che in un video racconta cose molto forti. "Sono cinque anni che non parlo di questa cosa - dice il ragazzo mentre passeggiando per Rimini e arriva nell'ex ristorante di sua madre - qui dentro abbiamo passato tanto tempo ed è successo di tutto. Avevamo aperto questo posto che doveva essere il nostro ritiro ma forse abbiamo sottovalutato la cosa. Io in questa cucina in un momento di disperazione ho pensato anche di farla finita". Serena in studio dice che non è vero che non ha pagato i dipendenti, anzi, forse ne ha 'dimenticato' uno solo a cui non ha pagato una settimana. "Un ex galeotto ", dice. Il resto delle persone sono state tutte pagate e a dimostrazione arriva anche la dichiarazione di una sua ex dipendente.

La cosa più sorprendente è comunque che Serena, nel periodo della sua vita in cui ha combattuto con un tumore al seno, ha praticamente lasciato in mano agli avvocati questa scottante situazione che però l'ha portato alla fine a venire condannata: "Io in quel periodo avevo un altro problema a cui pensare un tumore al seno di 5 centimetri. Poi ovviamente se qualcuno mi fotografa mentre porto via uno stendino da casa mia e dice che sono cose che ho sottratto al ristorante non è colpa mia".

Un altro particolare è la scomparsa dei libri contabili che non sono mai stati trovati: "Un mio inserviente mi ha detto di averli buttati io cosa ci posso fare?". Ovviamente questa è una cosa grave perché la legge non ammette ignoranza e proprio per questo motivo gli opinionisti presenti l'accusano di troppa leggerezza. Con tutti i beni pignorati la situazione non è semplice per lei, che comunque aveva investito molto anche a livello emotivo: "Volevo che fosse il mio buon ritiro".

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<![CDATA[Conte ora cambia il reddito di cittadinanza con un'app e una task force]]>

Finalmente se n'è accorto anche Giuseppe Conte: il reddito di cittadinanza, così com'è, non serve per creare seriamente posti di lavoro. Ben svegliato, verrebbe da dire. Il centordestra ha da sempre sollevato dubbi in merito e ora il premier ne ha preso atto. È in arrivo una serie di modifiche alla misura voluta dal Movimento 5 Stelle con l'intento di abolire la povertà: l'avvocato ha preso in mano il dossier sul rdc e le politiche attive sul lavoro, dando una disposizione chiara al termine di ben 3 riunioni riservate avvenute con Nunzia Catalfo (ministro del Lavoro), Paola Pisano (ministro dell'Innovazione digitale) e Domenico Parisi (presidente dell'Anpal, l'Agenzia nazionale delle politiche attive sul lavoro).

Il presidente del Consiglio ha urgentemente chiesto una collaborazione efficace visto che a un anno e mezzo dall'introduzione del sussidio grillino non è ancora stato messo su un sistema unico e nazionale informatico che dovrebbe aiutare i disoccupati a trovare un lavoro coerente con le proprie attitudini e le aziende a trovare il personale ricercato. Il capo dei giallorossi, con colpevole ritardo, ha preso coscienza del fatto che in molti casi il reddito di cittadinanza sia un deterrente alla creazione di occupazione. Ecco perché ha in mente una rivoluzione della misura in questione, il cui obiettivo primario è quello di incrociare domanda e offerta.

Come cambia il rdc

"Voglio che una soluzione sia operativa entro sei mesi, il reddito di cittadinanza in questo modo rischia di essere una misura assistenziale senza progettualità", ha dichiarato Conte. Il premier nelle ultime ore ha messo nel mirino quota 100, annunciando che non verrà rinnovata, e ora si prepara a cambiare pure il sistema complessivo del reddito di cittadinanza visto che "in questo modo non può continuare a funzionare". Nel frattempo il ministro Pisano è stato sollecitato a istituire una task force per progettare e rendere operativa una struttura informatica in grado di integrare 20 sistemi regionali diversi.

Inoltre l'intenzione sarebbe quella di arrivare a un'applicazione nazionale: come riportato dal Corriere della Sera, il sistema operativo dovrà essere efficace per rendere più difficile - quasi impossibile - rifiutare il lavoro e mantenere il reddito. La posizione del presidente del Consiglio pare sia stata chiara: entro 6 mesi vuole un sistema che funzioni. Ovviamente andrà fatta una gara e andranno cambiate non solo alcune norme della legge che ha introdotto il reddito di cittadinanza, ma probabilmente anche alcune deleghe. Ma Conte vuole cambiare passo.

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<![CDATA[Quando Gabriel Garko chiese ad Adua di sposarlo]]>

A Live Non è la d'Urso, viene mostrato il video in cui Gabriel Garko chiese la mano di Adua Del Vesco attuale concorrente del Grande Fratello Vip. La cosa avvenne durante una delle trasmissioni di Piero Chiambretti che organizzò la cosa per gioco durante un'intervista ad Adua coinvolgendo quello che allora tutti pensavano fosse il suo fidanzato. "Alla luce di quello che è successo ora, la storia assume tutto un altro significato", racconta Barbara ricordando anche l'intervista all'attore fatta scorso anno, "Quando già c'era nell'aria un cambiamento in lui, cosa su cui io ovviamente non ho indagato, ma lui già stava facendo il percorso che poi lo ha portato a prendere la decisione durante la puntata del Grande Fratello Vip a fare coming out".

Una rivelazione che ha commosso molti telespettatori, anche se la notizia della sua omosessualità, come lui stesso ha detto chiamandolo "il segreto di Pulcinella" circolava negli ambienti del mondo dello spettacolo ormai da anni. Proprio su questa cosa è Vittorio Sgarbi, presente in studio, a raccontare un particolare inedito di molti anni prima.

Sgarbi, dando un'ulteriore "notizia choc", rivela di essere stato fidanzato con Eva Grimaldi. Ma che questa, una volta conosciuto Gabriel Garko, se ne invaghì tanto da lasciare il critico d'arte per correre nelle braccia del bellissimo attore. "La cosa - racconta - mi ferì moltissimo, perché lei mi aveva preferito ad un uomo più giovane e più bello di me". Poco tempo dopo, Sgarbi e Garko si incontrarono sul palco del Maurizio Costanzo Show, dove Gabriel era andato a presentare un suo sexy calendario.

"Quando lo vidi, dissi subito che era un calendario fatto più per gli uomini che per le donne. Lui aveva un corpo statuario, plastico era proprio una cosa lampante. La cosa che mi stupì però fu la reazione di Garko che forse in quel momento non sapeva o non era ancora pronto e questa mia dichiarazione lo infastidì molto", dice il critico d'arte.

Intanto all'interno della casa del Grande Fratello, Adua del Vesco, quella che per anni è stata la finta fidanzata di Garko, dopo il coming out dell'attore ha in qualche modo "subito" una serie di domande da parte di tutti gli abitanti della Casa curiosi di sapere i retroscena di quello che è successo. Ma lei, ogni volta che l'argomento viene preso cerca di tagliare corto creando anche il disappunto di molti come ad esempio Fulvio Abate che al suo tagliar corto ha abbandonato la discussione alzandosi e andandosene.

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<![CDATA[Dzeko "gioca" per la Juve. Doppio Cristiano Ronaldo per salvare Pirlo a Roma]]>

Quando hai Cristiano Ronaldo, già capocannoniere del campionato, tutto può succedere. Anche di salvare una partita brutta, con una Juve fragile, senza gioco e traballante dietro, oltre che in dieci nell'ultima mezz'ora per il doppio giallo evitabile di Rabiot. La Roma doveva vincere ma Dzeko, l'uomo dei rimpianti di Pirlo, ha fatto una gran partita ma ha sbagliato due match point per chiudere la sfida.

Cercare un'identità, visto che siamo ancora agli albori della stagione. È il compito che avevano Roma e Juventus già dopo la prima tappa del campionato: troppo debole la Sampdoria per rappresentare un test di livello per i bianconeri, troppo caos per i giallorossi tra il caso Diawara, la mancata cessione di Dzeko e le voci su Allegri, tecnico che pare affascinare il nuovo patron Dan Friedkin (ieri il debutto all'Olimpico insieme al figlio Ryan) poco entusiasta di Fonseca. Alla fine il pari premia oltre modo i bianconeri e penalizza una Roma incapace di chiudere la gara che aveva saldamente in mano.

Quando Di Bello fischia l'inizio, in campo c'è una Signora trasformata rispetto al debutto: Pirlo costruisce un 4-4-2 senza ali, con Kulusevski arretrato a centrocampo e Rabiot, pronto a trasformarsi in un "tre e mezzo difensivo" con Cuadrado che sale in fase offensiva. L'obiettivo sembra proprio quello di trovare una certa armonia dietro e mettere in piedi un solido punto di partenza per la truppa. Anche se le impennate improvvise della Roma (vedi Mkhitaryan, ma anche le incursioni di Spinazzola) rappresentano un chiaro segnale di come il tecnico bianconero dovrà ancora lavorare, soprattutto se il centrocampo non assiste al meglio la retroguardia.

Davanti chance per Morata, il centravanti che si muove e si muoverà - almeno all'inizio - nell'ombra di Suarez (ieri subito due gol con l'Atletico Madrid, proprio l'ex squadra dello spagnolo). E Alvaro, in campo per un'ora senza lasciare traccia, non sarà l'unico che dovrà sostenere questo peso, considerando che l'oggetto misterioso McKennie ha tolto un posto da extracomunitario a Suarez. Paratici è tornato ieri sull'argomento spinoso del Pistolero, tagliando corto: "Abbiamo agito nel rispetto delle regole". Alla fine è il solito CR7 (rigore per tocco di braccio di Pellegrini e zuccata vincente, già tre i gol del portoghese) a togliere le castagne dal fuoco.

Fonseca non cambia assetto tattico rispetto a Verona, ma stavolta ha un nove vero, Dzeko, supportato da due trequartisti, Pedro e Mkhitaryan. E la Roma fa meno possesso palla dei bianconeri ma appare più in palla. Il bosniaco dà il via all'azione che porta al rigore (braccio di Rabiot) e al contropiede micidiale del 2-1: in entrambi i casi la firma dei gol è del francese Veretout, che sembra un gigante al confronto di Rabiot e McKennie. Peccato che poi il 9 giallorosso fallisca per due volte sotto porta.

Pirlo corregge la Juve con l'ingresso di Douglas Costa, Arthur e Bentancur, sfrutta il varco concesso a Danilo che esalta le doti aeree di CR7 ma anche la paura della Roma dopo il 3-1 fallito. Squadre poco lucide alla fine, il 2-2 è scritto.

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<![CDATA[I 50 anni di 90° Minuto e i suoi Pupazzoni]]>

All'inizio c'era uno di noi. Maurizio Barendson, colto, estroverso, mezzo napoletano e mezzo olandese, con una voce bellissima e lo sguardo inquieto. C'era anche la sua firma agli inizi del Giornale, Egidio Sterpa lo raccontava come "un compagno di lavoro e di vita squisito". Poi toccò a chi il format lo aveva inventato con lui, Paolo Valenti, figlio di uno dei ragazzi di via Panisperna: sembrava avere sempre la stessa giacca e la stessa cravatta e nessuno può dire di averlo mai visto in piedi, teneva in riga le sue Sturmtruppen con battute che facevano ridere perché non facevano ridere. Tipo: "Un punto per uno fa bene a tutti e due...". Solo dopo la morte, andò in onda fino alla fine, magrissimo e malato, Nando Martellini rivelò che tifava per la Fiorentina. Nessuno in vent'anni lo aveva mai capito. Novantesimo minuto torna oggi in tv, stessa ora, stesso giorno, ma non la stessa cosa e nemmeno lo stesso canale, cinquant'anni giusti dopo essere nato. Torna Paola Ferrari, in studio con Luca Toni e Milena Bertolini, anche per festeggiare quel giorno, il 27 settembre 1970, tre mesi dopo Italia e Germania quattro a tre, che cambiò i pomeriggi dell'Italia e il costume nazionale, grazie anche a quel siparietto che diventerà familiare come Carosello, "la parata dei pupazzoni" come la chiamava Luigi Necco, una famiglia Addams involontaria e felice che dava una faccia ai gol. Tra collegamenti che non funzionavano, facce che si sovrapponevano e voci fuori campo che irrompevano all'improvviso c'era chi divagava su cose che non c'entravano niente, chi trasmetteva in mezzo a folle che spingevano per farsi inquadrare dalla tv, chi spostava gli accenti dei nomi, Causio con l'accento sulla "u". Venticinque minuti di commedia all'italiana, dodici milioni di spettatori, con la sigla accelerata sulle note di Pancho di Julius Steffaro.

La squadra era di fuoriclasse, ognuno con il suo sipario e il suo teatrino. Giorgio Bubba da Genova, con le giacchette strette, la parlantina veloce e il vocabolario tutto suo; Tonino Carino da Ascoli, impacchettato dentro i suoi abiti vistosi, l'aria sempre imbarazzata, che provava i collegamenti allo specchio; Ferruccio Gard, il pittore, che Paolo Ziliani chiamava "Nosferatu", pallidissimo e legnoso, strangolato a volte da terrificanti golf a collo alto; Marcello Giannini, il "Nostro di Firenze", sempre un po' svagato, che a volte non si ricordava più cosa doveva dire. "Ed è subito gol - arrischiò una volta - come direbbe Ungaretti". O Luigi Necco, il re del calambour dalla faccia tonda e la sciarpetta for ever, gambizzato per un paio di parole maldigerite dai mammasantissima sull'Avellino calcio. Erano inviati che non si muovevano mai, dai nomi improbabili come Rolando Nutini o Italo Kuhne, dalle tragiche pettinature a riporto come Franco Strippoli, dalle frasi incomprensibili come Gianni Vasino: "Le brutte figure si impara sempre troppo presto come farle più in fretta". E dalle gaffes leggendarie degne di Totò. Enzo Foglianese: "Ferri ha riportato, lo dico per tranquillizzare i familiari, la frattura della mandibola.". Novantesimo con gli anni è diventato tante cose, anche migliori della parata dei pupazzoni, per un paio di anni è sparito dal video, si è trasferito sulle private sotto falso nome, spezzatini e dirette da anni gli hanno tolto il centro del campo, ma il brand è sempre stato di qualità. Sono passati 50 anni ma sembra un secolo fa. Forse la cronaca è finita, ma di sicuro è rimasta la leggenda.

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<![CDATA[Anche su Marte è atterrato il pericolo rosso]]>

Sarà impopolare, ma il presupposto è semplice: se hai una figlia di 12 anni in piena pubertà non stai via tre anni per andare su Marte con il 50 per cento di possibilità di non tornare. Se hai questo tipo di aspettative eroiche è meglio rinunciare alla famiglia, soprattutto (qualcuno si arrabbierà, pazienza) se sei una donna, perché è dimostrato che le ragazze adolescenti hanno bisogno della madre e un surrogato non è possibile. Se in più a tuo marito, astronauta pure lui, meno bravo, meno fortunato, viene un ictus per lo stress, sarebbe carino invertire la marcia dal pit stop sulla Luna e riprendere la strada di casa.

Direte che è un attacco maschilista alle ambizioni di carriera di una donna: no, semplice buon senso che troppo spesso agli autori di fiction difetta. Immaginatevi poi, non è una barzelletta, la spedizione internazionale su Marte comandata da Emma Green, interpretata dalla brava Hilary Swank. Donna, americana, accanto a lei un equipaggio che più misto non si può. Il russo duro come la pietra e freddo come la Siberia, l'indiano simpatico al quale piace Cristiano Ronaldo, la cinese enigmatica e silenziosa, l'africano di origine ebrea piuttosto tremebondo, forse perché inesperto. Giusto bilancino tra etnie che non scontenta nessuno, ma esclude l'Europa occidentale, a dimostrazione che nell'equilibrio mondiale non contiamo più una cippa. Tutto sembra funzionare, finché dentro la navicella spaziale cominciano i primi contrasti. E indovinate chi "mobbizza" la comandante Emma? Il fronte compatto Russia e Cina, dando ragione a chi sostiene che i comunisti sono sempre i soliti, inquadrati, infidi e opportunisti (nonché misogini). D'altra parte la clausura forzata per tre anni è il peggiore degli incubi, nonostante la grandezza della missione, ché andar su Marte non è mica una passeggiata domenicale alla Sbarua nei pressi di Pinerolo.

Questo, insomma, l'incipit di Away, prima stagione in dieci puntate su Netflix di un affascinante kolossal space-movie dove le cose migliori risultano le bellissime immagini esterne, che somigliano parecchio a quelle di Gravity, dove progressiva sale la suspense. La fantascienza però si ferma qui, gli appassionati sono avvertiti. Il resto è la solita commedia, se non addirittura soap opera, che a questo punto potrebbe essere ambientata nel vecchio West o in Amazzonia, nella City londinese, nel futuro o nel passato. Il centro delle questioni rimane ancorato sulla vecchia Terra: più importante la famiglia o la carriera? E quanto sulla scelta pesano le rivendicazioni femministe? O forse l'impresa spaziale non è altro che una fuga dalle solite beghe - mariti/mogli, figli, amanti, infelicità, segreti? Solo che per parlare di questi argomenti non c'è bisogno di andar così lontano. Trionfo del privato a parte, Away è un prodotto ben fatto con punte di tensione altissima e si inserisce nel revival spaziale cine-televisivo oggi in voga.

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<![CDATA[Le tesi di Keynes che resistono ancora oggi]]>

C'è un prezioso libretto edito dalla Adelphi, introdotto alla grande da Giorgio La Malfa, che converrebbe leggere. Si chiama Sono un Liberale? di John Maynard Keynes. La risposta alla domanda, per niente retorica, è No. Almeno per come intendiamo noi i liberali. Ma questo non toglie che proprio per "differenza" un liberale debba compulsarlo. Si tratta di una serie di scritti, che rendono bene la grandezza del personaggio. Keynes più che un economista era uno straordinario scrittore, un uomo di affari, un gaudente, un formidabile polemista e un attore delle grandi vicende politiche di inizio Novecento. E come previsto dallo stesso K. le sue idee (pessime quelle economiche) "sono molto più potenti di quanto comunemente si pensi. In realtà il mondo è governato praticamente solo da queste". Anche oggi alcune male intese ricette keynesiane vengono riproposte non già per la loro efficacia, ma per la mancanza di alternativa intellettuale e scientifica che si è creata negli ultimi venti anni. Scrive La Malfa citandolo: "La difficoltà non è nelle nuove idee, ma nel riuscire a sfuggire alle vecchie".

Come dicevamo si tratta di un libro fantastico. Si apre con la cronaca, vissuta direttamente, degli accordi tra i quattro grandi (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia) per risolvere il pasticcio della prima guerra mondiale e delle "conseguenze della pace". È una cronaca esilarante. Parte di ciò che accadeva tra Clemenceau e Wilson lo possiamo trasportare ai giorni nostri. Quell'idea francese di non perdere posizioni e popolazione nei confronti dell'odiata Germania, quei pregiudizi sull'incapacità americana di capire il nostro continente e quanti di quei pregiudizi siano fondati. E quel bluff mal giocato degli Italiani di Orlando che speravano di vincere scappando in patria e che invece ottennero solo un maggiore potere negoziale per i piccoli e disprezzati belgi.

E poi tra i tanti scritti, proprio quello che dà il titolo alla raccolta. K. si cruccia di essere un animale politico e di non trovare casa. Troppo tory i conservatori per soddisfarlo e troppo labour i laburisti per compiacerlo. Si dovrebbero tagliare le ali estreme. Ma K. un programma ce l'ha. Non si capisce bene perché non coincida con quello liberale, ma l'autore è fatto così. Si basa su cinque questioni, quella politica ed economica (che non è quella liberista, quella del lasciar fare e del libero scambio, come capiremo meglio in altri scritti) sono scontate. Ma è importante notare come negli anni '30 si ponesse tre questioni che sono tutt'oggi all'ordine del giorno e profondamente divisive, per la stessa casa liberale: sesso, droga e guerra. Un approccio a questi ultimi tre temi che dà molto più dei primi due l'idea di come quel genio di Keynes nato con le radici ficcate nell'800, capisse già quale sarebbero state le questioni del secolo dopo.

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<![CDATA[La solitudine è un delitto senza colpevole che ci lascia con "La morte in mano"]]>

Poiché il caso da lui narrato in La promessa viene chiuso, ma non risolto, il grande Friedrich Dürrenmatt diede al suo romanzo il sottotitolo Un requiem per il romanzo poliziesco: lì il romanzo poliziesco fallisce, muore, e con lui fallisce e muore la giustizia, poiché il lavoro che le spettava lo fa il Caso. Ottessa Moshfegh non ha dato al suo romanzo La morte in mano un sottotitolo, ma se glielo avesse dato avrebbe potuto scegliere "Un requiem per il romanzo psicologico", perché qui il caso non viene chiuso per il semplice fatto che non viene neppure aperto. Parafrasando Shakespeare, potremmo dire: "Esistono meno cose in cielo e in terra, Vesta, di quante possa inventarne la tua mente".

Vesta Gul, settantaduenne vedova di origini croate trasferitasi da una parte all'altra degli Stati Uniti dopo la morte del marito Walter, epistemologo "condiscendente e comandino", è protagonista e voce narrante di La morte in mano (Feltrinelli, pagg. 189, euro 16,50, traduzione di Gioia Guerzoni). Levant, anonimo e tristanzuolo paesello ai margini della Route 17, le offre ciò che desidera (o che si illude di desiderare), ovvero una monocorde solitudine che la conduca alla fine senza troppi sussulti emotivi, e appena attenuata dalla presenza (ingombrante) del suo cane Charlie. Durante una delle abituali passeggiate nei boschi, la donna trova per terra un biglietto con un messaggio ambiguo e agghiacciante: "Si chiamava Magda. Nessuno saprà mai chi è stato. Non l'ho uccisa io. Qui giace il suo cadavere". Due affermazioni e due negazioni. Quattro frasi che interrompono un rassicurante tramonto senile e segnano l'alba di un nuovo, tormentatissimo giorno. Quattro interrogativi che fermentano nell'anima di Vesta e ne deformano la percezione della realtà. Alcune riflessioni, lasciate cadere con noncuranza dalla signora, con il senno di poi valgono per il lettore come indizi (ma indizi di che cosa?): "Non c'è nulla di più solenne dell'anonimato". "Dev'essere bello pensare di poter diventare invisibili solo rimanendo immobili". "E che meraviglia sapere che si possono dimenticare certe cose". Soprattutto: "Mi sento in pace qui, nel mio spazio mentale. Ora, perfettamente mimetizzata, sono parte delle tenebre".

Ecco, è proprio lo spazio mentale della donna a ospitare, con la collaborazione di alcune circostanze esterne, la costruzione di un caso. Alcuni versi da La voce dell'antico bardo di William Blake fungono da esca intellettuale per l'ipotetico assassino, un'atmosfera che richiama la Suburbicon del film firmato da George Clooney e dai fratelli Coen è lo scenario di morbosa ambiguità in cui ogni ipotesi diventa un fatto. E da lontano ci arriva la voce del caro (ma fino a un certo punto) estinto marito: "Vivi troppo nella tua testolina, Vesta".

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<![CDATA[La spassosa Jungla di Scifoni vince al Prix Italia]]>

Un premio assolutamente meritato. Al Prix Italia, il premio internazionale di Tv, radio e web che si chiude oggi a Roma vince "La mia jungla" di
Giovanni Scifoni nella sezione Web Fiction. Una serie in visione su RaiPlay surreale, irriverente e spassosa che ha spopolato durante il lockdown in cui scherza (anche) sulle difficoltà della convivenza.

Partito dal web anni fa, Scifoni, autore, regista e interprete, è stato cooptato (insieme alla sua famiglia) per uno dei primi esperimenti di serie create
apposta per la piattaforma della tv pubblica. Il premio è uno dei 12 assegnati in questa edizione, la numero 72, che la Rai ha voluto realizzare in presenza nonostante le difficoltà legate al Covid. In gara, il meglio di programmi, serie e documentari da tutto il mondo, con 250 titoli da 65 broadcaster e 38 Paesi. I delegati sono stati accolti al Maxxi di Roma per partecipare a panel, confronti, dibattiti.

Tra gli altri premi assegnati a broadcaster italiani il primo podcast autoprodotto da Rai Radio3, "Labonof - corpi senza nome dal fondo del Mediterraneo", che vince come miglior Radio documentario e reportage. Il Labanof è il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università di Milano dove si lavora per restituire un'identità a chi, morendo, l'ha persa. Menzione speciale del Premio Signis per "Senza Respiro" di Rai Documentari: andato in onda su Rai2, è un racconto della vita e delle emozioni di medici, infermieri e pazienti e della potenza traumatica
dell'esperienza del Covid19. Menzione speciale anche per TV2000 (unico vincitore italiano nella sezione Tv) e il suo "Benvenuti a casa mia".

Con "La mia jungla", Rai Fiction, insieme a Ruvido Produzioni e a Giovanni Scifoni ha offerto una dimostrazione effettiva - commenta il vicedirettore di Rai Fiction, Francesco Nardella - di come sia possibile trasformare la crisi in una grande opportunità creativa portando a compimento (da remoto!) un progetto innovativo, capace di far riflettere oltre la commedia come nella migliore tradizione italiana".

Si chiude con successo, dunque, questa edizione dell'antico premio (nato nel 1948) che rischiava di non svolgersi quest'anno, come successo per tante altre rassegne."Un bilancio molto positivo per diverse ragioni - commenta il presidente della Rai, Marcello Foa, a conclusione dei lavori - la prima è la presenza internazionale: abbiamo avuto ospiti di rilievo, molti in presenza. Questo fa onore all'Italia e alla Rai che lo organizza e dimostra che l'audacia della nostra scelta era giusta. Quando noi ad aprile abbiamo deciso di andare avanti lo stesso con il Prix Italia e di farlo in presenza, era veramente una scommessa perché non si poteva prevedere l'andamento del contagio. Inoltre, abbiamo avuto tantissime richieste per partecipare ai panel. Il che dimostra che anche tra il pubblico italiano c'è voglia di tornare a vivere".

Uno degli incontri più interessanti è stato dedicato al forte aumento di giovani nel pubblico della tv durante il lockdown e al modo di trattenerli.
"I media del servizio pubblico tendono a essere lenti - ha detto nel suo intervento il presidente Foa - perché siamo grandi e strutturati, dobbiamo imparare a diventare dinamici, a reagire velocemente per capire cosa succede. Se lo faremo, rimarremo e saremo apprezzati dalla gente, diversamente ci diranno che i servizi pubblici sono inutili. L'unico modo per evitarlo è essere dinamici e dimostrare come essere interessanti e non conservatori". E ha aggiunto: "Rai Play è lo strumento per raggiungere i millennials. Per accedervi non è necessario pagare come per Sky o Netflix, si paga il canone, ma è un'altra cosa, poi si guarda ciò che si vuole. E l'offerta è ampia. Fare televisione è condizionato dagli ascolti e la volontà di rischiare e di proporre nuove iniziative è bassa per paura di perdere il proprio share. Le piattaforme digitali non hanno questo problema perché non ci sono confronti quotidiani, quindi lì si possono accogliere giovani talenti e nuove iniziative".

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<![CDATA[Falla su Instagram: con una foto gli hacker ci rubano tutto]]>

Chi è in possesso di uno smartphone con sistema operativo Android ed ha un account Instagram deve fare attenzione: è infatti notizia recente che, a causa di una falla nel sistema, basterebbe una semplice immagine per sottrarre il profilo social al legittimo proprietario. Non solo. A quanto pare, attraverso il medesimo stratagemma, sarebbe addirittura possibile ottenere il pieno controllo dell'intero telefonino.

A lanciare l'allarme è stata un'azienda israeliana specializzata in dispositivi di rete e software, in particolar modo prodotti relativi alla sicurezza, ovvero la Check Point Software Technologies. La società ha immediatamente contattato Facebook, proprietario del social, per segnalare il grave problema. Secondo quanto dichiarato dai tecnici della Check Point Software Technologies, gli hackers riescono ad entrare all'interno dello smartphone della vittima mediante un'immagine inviata tramite Whatsapp, email o semplice Sms. Una volta che la foto arriva al destinatario, può per quest'ultimo risultare dannosa solo nel caso in cui decida di salvarla sul proprio dispositivo. Ed è in questo modo che scatta la trappola.

Quando il possessore del telefono apre l'applicazione di Instagram, ecco che l'hacker ottiene il pieno controllo del cellulare, riuscendo a governarlo da remoto. Il tutto avviene grazie allo sfruttamento di un particolare bug di Mozjpeg che, come viene spiegato su "Tecnologia.libero.it", non è altro che il decoder Jpeg open source utilizzato da Istagram per aprire e visualizzare foto. Una volta entrati nel sistema operativo del telefono, gli autori della truffa possono riuscire a bloccare il profilo social dell'utente fino ad arrivare addirittura ad utilizzare la fotocamera integrata, copiare contatti e sottrarre dati sensibili, come anche la posizione geografica del legittimo proprietario.

A quanto pare le possibili vittime di questo attacco hacker sono coloro che stanno attualmente utilizzando una versione del social antecedente alla 128.0.0.26.128, rilasciata lo scorso 10 febbraio. Al momento, in ogni caso, tutto sembrerebbe risolto. Dopo essere stata avvisata della situazione, l'amministrazione di Facebook ha subito cercato di rimediare al gravissimo problema. Il colosso dei social media ha poi rilasciato un comunicato per tranquillizzare gli utenti: "Abbiamo risolto il problema e non abbiamo riscontrato alcuna prova di abuso. Siamo grati per l'aiuto di Check Point nel mantenere Instagram al sicuro", si legge nel messaggio, riportato da "Ansa".

Malgrado ciò, Check Point Software Technologies raccomanda a tutti di aggiornare sempre le applicazioni, proprio perché le nuove patch di sicurezza possono garantire una completa protezione dei dispositivi.

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<![CDATA[La dieta con il partner favorisce la guarigione dall'infarto]]>

In Italia ogni anno si registrano circa 120mila casi di cui una buona parte fatale. Si ritiene che la mortalità, oggi assestata intorno all'11%, possa essere dimezzata fra qualche tempo grazie all'introduzione di migliori strategie diagnostiche e terapeutiche. Con il termine infarto (o attacco di cuore come viene popolarmente definito) si indica la morte del tessuto muscolare cardiaco che si verifica quando il flusso di sangue diretto ad una parte dello stesso si blocca a causa dell'ostruzione di una o più arterie (coronarie) dedite al suo trasporto. È in assoluto uno dei più gravi eventi cardiovascolari. L'infarto, che colpisce quasi sempre il ventricolo sinistro, si distingue in trasmurale e subendocardico. Nel primo la necrosi ischemica interessa l'intero spessore della parete ventricolare. Nel secondo, invece, si verifica la morte degli strati più interni della parete ventricolare.

La causa principale del disturbo è l'aterosclerosi, una condizione dovuta all'accumulo di materiale lipidico lungo le pareti delle arterie coronarie. Viene così a formarsi una placca aterosclerotica che può rompersi e dar luogo alla formazione di un coagulo di sangue le cui dimensioni, se sufficientemente grandi, sono in grado di bloccare il flusso di sangue che circola attraverso l'arteria. Più raramente l'infarto è l'esito dello spasmo di un'arteria coronarica dovuto, ad esempio, a particolari condizioni come l'assunzione di droghe. Esistono, poi, fattori di rischio che favoriscono la sua comparsa: l'età avanzata, il sesso maschile, la familiarità, la sedentarietà, il fumo di sigaretta. Ancora il diabete, l'ipertensione e una dieta ricca di alimenti calorici e grassi che predispongono a un aumento del colesterolo cattivo nel sangue.

Sintomi dell'infarto possono comparire improvvisamente o in maniera sfumata nelle ore o nei giorni precedenti. Alle volte nei pazienti diabetici, negli anziani e nei soggetti che hanno subito un trapianto di cuore, l'attacco cardiaco è asintomatico o determina una morte rapida e inaspettata. Manifestazioni tipiche includono: disagio, fastidio o dolore oppressivo al centro del petto (l'algia può estendersi allo stomaco, alla spalla, al braccio sinistro, ai denti, al collo, alla mascella), difficoltà respiratorie, nausea, vomito. Ancora sudorazione fredda, pallore, vertigini, svenimenti, estrema agitazione alla ricerca invana di una posizione capace di alleviare il dolore. Le donne, per le quali i segni clinici possono essere meno evidenti, lamentano dolori addominali, bruciore retrosternale, capogiri e senso di svenimento.

Vita sedentaria, alimentazione scorretta, fumo di sigaretta, obesità, come già accennato, sono importanti e pericolosi fattori di rischio cardiovascolare. Lo studio Euroaspire 4 ha evidenziato quanto sia difficile motivare i soggetti a cambiare le proprie abitudini. Se non profondamente spronati, il 49% di quelli che prima dell'infarto fumavano ha ripreso. Il 60% di coloro che non facevano sport ha perpetrato l'inattività e l'80% degli obesi non è riuscito a perdere peso una volta dimesso dall'ospedale. Come convincere, dunque, i pazienti? Forse la risposta sta nella complicità di coppia.

Durante l'ultimo Congresso della Società Europea di Cardiologia la ricercatrice Lotte Verwely dell'Accademic Medical Center di Amsterdam ha dimostrato che quando i partner si uniscono nello sforzo, chi ha vissuto un infarto ha maggiori probabilità di riuscire a cambiare la propria routine. A 411 individui sono stati consigliati programmi di stile di vita per dimagrire, per smettere di fumare o per fare sport. Nella metà dei casi è stato coinvolto anche il partner che volontariamente ha modificato le proprie abitudini. Dallo studio è emerso che i partecipanti supportati dal compagno/a avevano più del doppio di probabilità di realizzare l'obiettivo che si erano preposti. Nello specifico un partner partecipante aiuta maggiormente nella perdita di peso, con un raggiungimento della meta in quasi il triplo dei soggetti accompagnati nel sacrificio, rispetto a quelli lasciati a lasciati soli ad affrontare la sfida.

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<![CDATA[Ava Max, la nuova sorpresa del pop]]>

Pian piano Ava Max sta salendo di piano. Da esordiente di talento a giovane promessa fino a imminente nuova stella del pop anche qui in Europa. È appena uscito il suo primo disco Heaven&Hell che è il coronamento di ben sette brani di successo come Sweet but psycho (2 miliardi di stream), So I am , Salt e Torn, che in Italia è conosciuto anche per essere stato la colonna sonora di uno spot di auto.

Vista così da lontano Ava Max, che in realtà si chiama Amanda Ava Koci nata a Milwaukee ma di origini albanesi, ha già il pedigree per diventare una nuova stella del pop e chissà se stabile oppure fugace come quasi tutte negli ultimi dieci anni. Nell'incontro video con la stampa italiana, lei si è presentata con la T-shirt dei Guns N'Roses e la risposta pronta, a conferma che oggi è tanto importante avere belle canzoni quanto battute di facile presa. "Non c'è alcuna canzone che sia un riempitivo in questo disco visto che abbiamo lavorato tanto su ciascun brano. Ad esempio a Kings & Queens abbiamo dedicato ben otto mesi di lavoro".

In effetti lei, che ha 26 anni, sfoggia l'armamentario indispensabile per avere successo: look aggressivo ma modificabile, proprio come quello di Lady Gaga. Repertorio efficace tra pop e dance pop naturalmente contaminato dalle inevitabili influenze di Madonna, Gwen Stefani (soprattutto) e Britney Spears, ossia tre generazioni diverse di eroine del pop che negli ultimi 40 anni hanno declinato le proprie femminilità nella musica leggera. Anche Ava Max ci prova: "In questo disco voglio mostrare tutti gli aspetti della nostra personalità, la nostra dualità, le nostre emozioni, i nostri riflessi emotivi senza nasconderli".

In effetti lo fa, e lo fa in modo abbastanza didascalico per poter diventare planetario. Nonostante sia sostanzialmente una debuttante visto che ha un solo disco all'attivo, lei è già "dressed to kill" ossia vestita simbolicamente per uccidere e raggiungere il top.

Anche se ha avuto successo molto in fretta, non si è lasciata travolgere: "Mi sono ritagliata tempo ogni volta che ne ho avuto bisogno, con libri e film, sostanzialmente rallentando e nutrendo l'anima". Dopotutto questa è la vera differenza tra le nuove popstar e quelle del passato. Non la musica, ma la capacità di convivere con il successo". Un passo avanti, almeno in questo.

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<![CDATA[Lieto fine per Ignazio Moser e Cecilia Rodriguez. Il bacio della riconciliazione ]]>

Ha creato molto scompiglio la rottura (mai del tutto confermata) tra Ignazio Moser e Cecilia Rodriguez. Nell'ultimo mese, infatti, sono stati tanti i gossip che hanno interessato l'amata coppia dei social che è nata sotto il solo della Grande Fratello Vip. I due sembravano inseparabili e, soprattutto, molto innamorati. Eppure, come hanno riportato diverse fonti, pareva che la fiamma della passione si fosse spenta tra Ignazio e Cecilia. Lei era fuggita in barca in sua sorella, lui pizzicato con un'altra donna, ma i rumor però non sono mai stati confermati. Questo perché i diretti interessati non hanno mai rivelato dettagli sulla rottura. La crisi pare che sia iniziata in Sardegna, ma dopo settimane di apprensione, la love story tra Moser e Cecilia ha avuto il suo bellissimo lieto fine. E così trova una degna conclusione anche uno dei gossip più chiacchierati di questa turbolenta estate in epoca Covid.

A dare la lieta notizia che ha rallegrato i fan è stato un amico della coppia. Andrea Caravita che di professione è food e travel blogger, è tra le sue storie di Instagram che ha fotografato un caldo bacio tra Ignazio e Cecilia. Un bacio che mette a tacere tutte le indiscrezioni delle ultime settimane. Secondo quello che si apprende dai video pubblicati, i due gieffini sono a Como insieme all'amico in comune, per un fine settimana in un resort di extra lusso tra le sponde del lago. E tra i video che mettono in bella mostra le leccornie messe a disposizione dal resort, spunta anche il bacio tra coppia social più amata del momento. Si vede molto chiaramente Ignazio Moser sporgersi verso Cecilia che si lascia baciare delicatamente sulle labbra. Il video è di qualche secondo appena, ma il filmato è lungo quanto basta per evidenziare la realtà dei fatti. La coppia finalmente ha trovato il sereno.

"Le mie più grandi passioni: la bici, il vino e la Chechinita", si legge un'altra storia condivisa dal travel blogger. Un gioco di parole per sottolineare la felicità nell'aver immortalato l'attesa riconciliazione. Sta di fatto però che questo avvenimento era nell'aria da diversi giorni. Già il padre di Ignazio, in una recente intervista, aveva affermato che suo figlio si era già ritrovato con Cecilia e che sarebbe ben lieto di avere un nipotino. Chissà, forse questo bacio è simbolo di qualcosa di più? Non resta che attendere gli sviluppi.

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<![CDATA[Amore felice, amicizia e altre magie del giovane Dante]]>

Sullo sfondo della turbolenta Firenze medievale, in tumultuoso sviluppo economico e finanziario, il giovane Dante, prima che la passione politica lo travolga e ne determini la rovina e l'esilio, scrive la sua Vita Nova e sceglie Amore come suo unico Dio e Signore. È entrato a far parte di una cerchia di amici capitanata da Guido Cavalcanti, ricco, bellissimo, agilissimo nella mente e nel corpo, che si dichiarano Fedeli d'Amore, e riscrivono in versi dal nuovo stile il lessico delle gioie e dei tormenti del cuore.

Dante si spinge più in là. Crea il mito di Beatrice, verso cui professa, come scrive Borges, una "adorazione idolatrica": per il giovane poeta Beatrice è tutto, è la ragazza di cui si innamora e le cui brevi vicende mondane, ritmate dal numero nove - tre volte tre, il numero di Dio - sono racchiuse in un incontro, un saluto, il rifiuto di un saluto e la morte prematura. Ed è un fantasma, il simbolo della Sapienza e della Bellezza Angelica, che illumina, ingentilisce, scaccia ogni sentimento violento, e porta dal cielo in terra il suo miracolo nuovo. Guido si chiude nel suo disperato, eroico materialismo. Dante, per onorare Beatrice, per dire di lei "quello che mai non fu detto di alcuna", intraprenderà il suo percorso di pellegrino celeste verso la conoscenza del mistero di Dio. Ma questo giovane, la cui anima conosce già vastità infinite e turbinose moltitudini, è capace di tradire l'oggetto della sua idolatria.

Nelle Rime troviamo una poesia che è la più straordinaria celebrazione della giovinezza che la letteratura universale conosca. E lì Beatrice non c'è. Una poesia che parla di un desiderio e di un piacere del tutto mondani, di una aspirazione alla felicità concreta, vissuta nel sogno ma anche nella carne. È il sonetto Guido i' vorrei che tu e Lapo ed io. Un suo tema è l'amicizia, intesa come complicità, come condivisione di esperienze in una cerchia a sé stante, impermeabile al mondo. Un altro la magia, con la convocazione sulle rive dell'Arno del Mago Merlino, il "buono incantatore", dalle brume della favolosa Bretagna. Un altro ancora il viaggio, senza famiglia, senza impedimenti, tra compagni, in mare aperto e senza meta. E infine l'amore, che qui chiede di essere corrisposto come garanzia di felicità. Beatrice non c'è, nella navigazione magica del giovane Dante. Sul vascello del desiderio c'è madonna Vanna per Guido, madonna Lagia per Lapo, e per lui? Per Dante c'è "quella ch' è sul numer de le trenta". L'espressione può sembrare criptica e impoetica, ma certo gli amici complici l'hanno afferrata al volo. Dante, alla maniera dei trovatori di Provenza, aveva scritto una poesia in cui elencava le sessanta più belle donne di Firenze. Eco certo delle "sessanta regine" di cui parla Salomone nel Cantico dei Cantici. Chi era "sul numer de le trenta", al trentesimo posto? È lei che Dante vorrebbe sul vascello incantato. Una donna in carne ed ossa, di cui non conosceremo mai il nome. Una donna con cui "ragionar d'amore", e che fosse contenta di farlo, come di certo lo sarebbe lui. La giovinezza, eterna forma di follia chimica, spinge a sognare tutto questo. Il giovane Dante, di cui molti continueranno a preferire la maschera di severità, cupezza, odio, impegno civile, lo ha sognato. E poi, da maturo viandante dell'universo, è tornato lì, all'identità di Dio e di Amore scoperta nella sua giovinezza: all'idea di Amore come energia che muove tutto: la poesia, i desideri, il mare, "il sole e l'altre stelle".

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<![CDATA[Gf Vip, Dayane Mello conferma il flirt con Balotelli: "Un sentimento forte"]]>

Nella casa del Grande Fratello Vip è già tempo di confessioni tra i partecipanti di questa quinta edizione partita lo scorso lunedì 14 settembre.

Dayane Mello ed Enock Barwuah hanno chiacchierato a lungo, in disparte dai compagni di avventura, di Mario Balotelli fratello di Enock ed ex di Dayane. La modella senza mezzi termini ha confessato di provare ancora dei sentimenti per il calciatore: "Provo ancora un sentimento forte per lui", queste le sue parole.

Ha poi raccontato alcuni aneddoti di quando, appena giunta in Italia, all'età di 19 anni, ha incontrato Balotelli e ha avuto con lui un breve flirt. Le confidenze di Dayane hanno attirato l'attenzione degli altri concorrenti. Le sue parole sono state eloquenti: "C'è sentimento, Mario è una persona speciale. quando lo vedo il mio cuore batte forte", spiazzando così i compagni di reality e soprattutto Enock che di certo non si apettava tale dichiarazione.

La modella brasiliana ha proseguito il suo racconto: "Malgrado il sentimento non siamo riusciti mai a stare insieme, lui è un testardo e anche io; quando l'ho conosciuto avevo diciannove anni, l'ho amato e ho ancora dei sentimenti fortissimi per lui". Le reazioni degli altri concorrenti non si sono fatte attendere. "Ma questa è una bella dichiarazione d'amore!", ha esclamato Matilde Brandi.

Dayane Mello ha anche ricordato il primo bacio dato a Balotelli: "È stato in macchina davanti all'agenzia dove io lavoravo. Ci guardavamo, io l'ho preso e gli ho dato un bacio". La modella quindi ha chiesto a Enock se queste confessioni possano infastidire il fratello: "Lui si inc***a che siamo qua a parlare di lui?".

La reazione del giocatore non è tardata ad arrivarre, attraverso un mesaggio postato su Instagram e poi cancellato Balotelli ha sbottato: "Basta parlare di me a vanvera e bugie anche nella Casa, grazie. Sto facendo la mia vita senza rompere a nessuno, lasciatemi in pace ma davvero".

Tra Dayane e Enock si è instaurata subito molta sintonia. "Noi ci conosciamo già", aveva esordito il giovane salutando la Mello prima di entrare nella Casa. E lo stesso Enock non si è scomposto quando Dayane ha avvertito che girerà nuda per casa, affermando: "Per me non è un problema". Se è ancora prematuro parlare di coppia è certo che tra i due ci sia molta simpatia.

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