«Abram Kadabram» è una formula magica

Non è un caso che nei brevissimi racconti di Etgar Keret ricorrano i prestigiatori, fin dal titolo, Abram Kadabram (e/o, pagg. 152, euro 15, trad. Alessandra Shomroni). Il sovvertimento delle regole fisiche, della logica e dei limiti che imbrigliano la vita delle persone è il leitmotiv di questa raccolta dello scrittore (e regista) israeliano. Un uomo conquista con un sortilegio le donne più belle, ma poi è depresso. Un altro arriva a un clic dallo spararsi in testa, ma poi è felice. Un ragazzino addestra formiche perché queste trascinino via l’edificio scolastico. Un impasto di comicità e di malinconia altrettanto lunari («Io mi sforzavo di essere triste, solo che la vita era troppo bella in quel periodo, nell’estate del 1976») illumina una galleria di tipi umani bizzarri.

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