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Arte e Storia

Che tristezza Art Basel. Parigi ostaggio delle violenze

Persino la fiera, un luogo di bellezza e di confronto, costretta a finire prima. Come in una guerra

People enter the Paris' Grand Palais hosting Art Basel art fair Friday, Oct. 23, 2026 after planned anti-government protests prompted organizers to cancel their weekend program. (AP Photo/Teresa Suarez)

Art Basel Paris chiude in anticipo per il rischio di disordini. Fra opere milionarie e libertà interrotte, la domanda riguarda il posto della cultura nella vita civile. Per andare a vedere un quadro dovrebbero bastare il desiderio, il tempo e un biglietto. Quando bisogna aggiungere il controllo degli itinerari, delle restrizioni e delle possibili chiusure, qualcosa nella vita civile si è guastato. Art Basel Paris conclude anticipatamente la sua edizione, ieri alle 19, e cancella le date di oggi e domani. L’arte rimane dentro. Chi aveva organizzato il viaggio resta fuori. La decisione nasce dai rischi legati alle manifestazioni previste nel fine settimana. Gli organizzatori devono proteggere visitatori, personale e opere: una responsabilità che non consente leggerezze. Ma la necessità della chiusura non può diventare una spiegazione sufficiente per tutto. Proprio perché chiudere può essere indispensabile, occorre chiedersi come si sia arrivati a rendere impraticabile un incontro con l’arte.Parigi non è un fronte di guerra. Eppure il lessico dell’emergenza invade anche il viaggio culturale: perimetri, pattuglie, accessi, documenti, limitazioni. La fiera chiede ai visitatori del venerdì di portare un documento d’identità. Nella città, il coprifuoco riguarda settori delimitati di République e Les Halles. Misure diverse, in luoghi e orari diversi, che contribuiscono a un clima nel quale anche un gesto ordinario richiede precauzioni straordinarie. Un artista che vuole confrontarsi con altre ricerche, un collezionista che segue una galleria, una persona che desidera passare qualche ora fra le opere finiscono per condividere la stessa domanda: sarà possibile arrivare? La cultura perde qualcosa già quando questa incertezza prende il posto della curiosità.Il danno precede la serratura. Durante la pandemia si era imparato quanto potesse pesare una porta chiusa. Il rischio sanitario aveva imposto la distanza da luoghi nei quali ci si riconosceva come comunità. Le cause di oggi sono differenti e non vanno confuse. Ma torna una sensazione familiare: avere programmato un incontro e dovervi rinunciare; sapere che un’opera è ße non poterla raggiungere. Il sacrificio della normalità sembra diventare una competenza permanente del cittadino.Protestare e visitare una mostra appartengono alla stessa vita democratica.La violenza ne spezza la convivenza e impone rinunce anche a chi non partecipa al conflitto. A perdere spazio è la possibilità di abitare la stessa città senza trasformare ogni differenza in una minaccia. La libertà culturale viene spesso raccontata come libertà di espressione dell’artista.Comprende però anche la libertà di accesso dello spettatore. Un’opera può essere esposta, illuminata, assicurata e custodita, e tuttavia smettere di essere disponibile a chi avrebbe voluto incontrarla. La protezione della materia è necessaria. La relazione con il pubblico le dà un significato civile.Sotto la volta del Grand Palais questa relazione incontra anche il denaro. Pace Di Donna Schrader Galleries propone il Nu étendu (Lolotte) di Modigliani, del 1917, a oltre cento milioni di dollari. È il prezzo richiesto, non una vendita conclusa. La cifra produce stupore; la storia dell’autore suggerisce una domanda meno confortevole: quanto del valore oggi riconosciuto alla sua opera ha migliorato la sua vita? Modigliani aveva sostenitori.Paul Guillaume promuoveva i suoi lavori e Léopold Zborowski gli procurava mezzi per dipingere. Il MoMA documenta, per il 1917, un accordo con materiali, spazio e quindici franchi al giorno, in cambio della gestione esclusiva della produzione.L’aiuto fu reale. La ricchezza celebrata oggi appartiene però a un’altra stagione, alla quale l’artista non poté partecipare.La sua unica personale in vita si tenne nel 1917 alla galleria Berthe Weill. I nudi provocarono l’intervento della polizia e la richiesta di rimuoverli per indecenza. Modigliani morì nel 1920, a trentacinque anni, prima del grande successo commerciale. I prezzi salirono rapidamente dopo la morte. La distanza fra il sostegno necessario a creare e la fortuna di un’opera rimane una delle ironie più amare del mercato.Il quadro non è diventato più dipinto. Sono cambiati il riconoscimento, la posizione nella storia e il desiderio di possederlo. Nessun confronto diretto fra i franchi di allora e i dollari di oggi sarebbe serio. Ma la differenza fra la precarietà di una persona e la sicurezza patrimoniale di ciò che ha prodotto merita di restare visibile. Il prezzo può celebrare il lavoro senza risarcire chi lo ha fatto. Le gallerie partecipano a questa storia con responsabilità diverse. Rappresentano interessi commerciali, ma possono anche sostenere un artista quando non ha mercato, finanziare una produzione, conservare una memoria. La loro autorevolezza è utile quando apre possibilità di giudizio. Diventa un limite se il nome che rappresenta l’autore conta più del lavoro. Affiancare maestri ed emergenti può essere una scelta intelligente, purché alla ricerca nuova venga concesso di esistere oltre la promessa della rivalutazione. Nel settore Emergence, P21 presenta Haneyl Choi.Fra le sculture, una figura costruita con elementi rettangolari lascia scendere acqua dagli occhi. La geometria acquista una vulnerabilità. Da Mennour, Alicja Kwade posa una grande sfera di pietra su una sedia in acciaio dipinto, in Siège du Monde. Il peso e il sostegno costruiscono uno squilibrio immediatamente leggibile. Due lavori diversi che riportano l’attenzione su corpi e strutture, su ciò che regge e ciò che sembra poter cedere. La lettura artistica comincia qui, quando la materia produce un pensiero anziché limitarsi a illustrarlo. Il prestigio di una galleria e la forza di un tema non dispensano nessuna opera dal confronto. Ma quel confronto richiede tempo e presenza. Richiede che qualcuno possa entrare, fermarsi, essere colpito o restare indifferente. La porta chiusa interrompe anche questa libertà di dissentire.Il caso parigino lascia dunque una domanda che supera il listino della fiera.Quanto può dirsi aperta una società se incontrare l’arte diventa un percorso subordinato all’emergenza? La sicurezza serve a rendere possibile la vita comune; se quella vita arretra, la necessità della protezione deve accompagnarsi alla volontà di restituirle spazio. Per lo sguardo di un artista, un’opera è davvero al sicuro quando, oltre a essere custodita, può ancora essere guardata.

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