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Marcuzzi, Salis e il corpo da nascondere

Paure diverse, quasi speculari: da una parte il corpo che esce dall’età fertile, dall’altra quello che cerca una strada per diventare madre

"Incendi e alluvioni non ci fermano: rieccomi al Gieffe"

Alessia Marcuzzi si vergognava della menopausa, Silvia Salis ha tenuto per sé il percorso della fecondazione assistita. Non che dispiaccia il fatto che qualcuno, una volta tanto, sappia tacere i fatti propri. Ma il punto è che una temeva di essere meno desiderabile, l’altra di esporre una fragilità. Paure diverse, quasi speculari: da una parte il corpo che esce dall’età fertile, dall’altra quello che cerca una strada per diventare madre. Il primo viene giudicato perché non promette più, il secondo perché non garantisce abbastanza. Così la donna si ritrova imputata in ogni stagione biologica della sua esistenza. Può invecchiare, ma senza mostrare i segni del tempo. Può desiderare un figlio,

ma senza rivelare quanto quel desiderio la renda vulnerabile. Può essere forte, purché la forza non assomigli alla fatica. Il paradosso è chiaro: chiediamo alle donne di essere autentiche, purché riescano a esserlo senza perdere smalto. Così, per essere «assolte», la menopausa deve diventare una fioritura e la fecondazione assistita, una testimonianza esemplare. Forse è riduttivo attribuire tutto all’inclemenza dello sguardo maschile, ma il sospetto si insinua. Le donne hanno interiorizzato quello sguardo al punto da essere diventate la più spietata sorveglianza di loro stesse.

La storia prende strane confidenze con le sue «vittime». Abbiamo permesso troppo a lungo, a certi uomini privi di immaginazione, di pesarci alla bilancia dei loro occhi e di trovarci scarse. Abbiamo lasciato che ci riducessero alla nostra biologia: sono bastati una manciata di sguardi distratti e l’elemosina di qualche carezza fasulla. Ci siamo messe in un’energia di bisogno senza avere davvero bisogno. Convinte di non essere «abbastanza». Ma abbastanza per chi? Come se una donna durasse o valesse quanto gli ormoni che le scorrono dentro. Il corpo femminile non è una promessa da mantenere agli uomini o alla società. È una vita da abitare, anche quando non corrisponde alle aspettative di nessuno.

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