Un barista confessa: «Così i vigili urbani vendevano pass falsi»

Per il reato di corruzione il codice penale prevede dai due ai cinque anni di carcere. Ma Giacomo (il nome è di fantasia) neanche prende in considerazione l’idea di passare qualche annetto al fresco. «Ma che sta scherzando? Io non ho fatto nulla. Sono una persona onesta, io».
Giacomo è uno dei venti commercianti indagati per aver corrotto vigili compiacenti al fine di procurarsi pass contraffatti per la sosta. Ha un bar in zona Buenos Aires, molti ghisa del vicino comando di Settala sono suoi clienti. Anzi, più che clienti, amici. «Li conosco tutti, ma non ho corrotto proprio nessuno», si difende agitandosi da dietro al bancone.
Signor Giacomo, il pass falso lo aveva però...
«Ma chi lo sapeva fosse falso? Io ho pagato per anni al comando il rinnovo del mio permesso che mi consentiva di sostare davanti al bar acquistando un solo bollino per il mattino e uno per la sera. Totale della spesa: 2 euro e 40 centesimi. Tutto regolare Poi però...» (...)

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