Botta e Fuksas, obiettivo periferie

L’altra sera l'Ottagono in galleria è stato palcoscenico di un acceso talk show sullo sviluppo del territorio, intitolato «Ricomporre la catastrofe», moderatore lo storico dell'arte Philippe Daverio. Al dibattito hanno partecipato due architetti di fama mondiale: il ticinese Mario Botta, 65 anni, e Massimiliano Fuksas, romano, 64 anni, docente universitario con lunga esperienza nello studio dei problemi urbanistici nelle grandi aree metropolitane. A rappresentare il Comune di Milano, l'assessore allo Sviluppo del Territorio Carlo Masseroli. Perché si parla di degrado? Perché le nostre periferie, a partire da quella di Milano, sono così brutte? Per Botta, «il problema è la mancanza di condivisione. Nelle periferie è venuto a mancare il senso di appartenenza, e questo ha provocato l'abbandono, quindi il degrado». Ottimistiche le conclusioni: «Le periferie sono "condannate a migliorare" sull'onda di una recuperata consapevolezza da parte di chi le abita e le vive».

Fuksas propone il superamento del concetto di periferia a favore dell'idea di città continua. «Ciò che abbiamo oggi non è più periferia, ma una sorta di megalopoli in cui ogni zona è la replica esatta di quelle contigue. Milano è un esempio tipico. Occorre trovare nuove forme di architettura».

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