Care, vecchie parole di una volta

Si cresce, linguisticamente, all’interno d’un idioletto confinato in sfere ristrette: paesi, quartieri, famiglie. E si sentono e si ripetono citazioni di cui si è persa la fonte, storpiature, eufemismi, invenzioni lessicali, parole dal senso spostato. È, di norma, la lingua dell’infanzia o della giovinezza, quella che sembra perdersi nella vita adulta, nelle nuove esperienze verbali. Ma è latente nella memoria, può tornare. All’improvviso, per associazioni offerte dal caso. Ritrovare quel linguaggio vuol dire, allora, ritornare a noi stessi e ripetere, per un attimo, il passato. In un’esperienza che sembra banale e non lo è mai. Leggere questo strano, un po’ narcisistico libretto di Gloria Origgi (La figlia della gallina nera, Nottetempo, pagg. 122, euro 12,50) per credere.
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