Cesare Beccaria, un mito trasformista

Voltaire lo reputava il paladino dei diritti umani, anche se la moglie Teresa gli preferiva i giovanotti della nobiltà meneghina. Per l’amico Pietro Verri era un ingrato - Dei delitti e delle pene l’aveva ideato e in parte scritto lui - mentre Cesare Cantù disse che mai autore fu tanto citato quanto poco letto. Del resto, chi avesse sfogliato la sua opera, spiega Giovanni Tessitore in Cesare Beccaria. L’uomo e il mito (Franco Angeli, pagg. 220, euro 18,50) avrebbe scoperto un uomo vagamente cerchiobottista: contro la pena di morte ma fatte le debite eccezioni, contro la tortura ma per la «schiavitù dei lavori forzati», per una rivoluzione del diritto penale ma con prudenza e cautela estreme. Insomma, un pensatore debole, che oltretutto brillò lo spazio di un solo libro.
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