Cina «Guerra delle siringhe» cinque i morti nello Xinjiang

Si fa di ora in ora più calda la situazione a Urumqi, capitale dello Xinjiang, dove l’ennesima manifestazione di protesta di cinesi di etnia han, gruppo maggioritario del paese, è stata dispersa nel sangue dalla polizia. Per ora è di 5 morti il bilancio ufficiale reso noto da fonti governative, ma le cifre sembrano destinate a salire nelle prossime ore. Le manifestazioni, che si susseguono in città da mercoledì scorso, vedono protagonisti alcune migliaia di cinesi han inferociti con il governo di Wang Lequan, capo del Partito Comunista dello Xinjiang. Per i manifestanti, Wang, governatore della regione da 14 anni, è reo di non aver difeso il suo popolo dalle aggressioni - ancora non confermate - con siringhe infette di Aids da parte di militanti uiguri e di non essere stato abbastanza zelante nel punirne i colpevoli. Le autorità cinesi, nella persona di Meng Jianzhu, ministro della Sicurezza pubblica in visita in questi giorni a Urumqi, dopo aver chiuso le scuole e vietato ogni forma di protesta, hanno deciso di usare le maniere forti per stroncare ogni dissidio sul nascere.

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