«Non li facciamo uguale a tutti questi documentari che alla fine sono solo degli spot, alcuni molto belli, alcuni proprio brutti ma generalmente sono delle celebrazioni. Cerchiamo di fare un’opera d’arte e che ci sia un po’ di cinema». Questa sembra essere stata l’unica indicazione che Lorenzo Cherubini ha voluto dare ai due registi di Lorenzo - L’incredibile avventura di Jovanotti, Dario Zonta e Carlo Zoratti, presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma e in uscita evento al cinema dal 26 novembre a 2 dicembre con Plaion.
«Ci siamo incontrati sette anni fa ricorda Jovanotti e ho scelto di non avere alcun tipo di controllo sul film, non mi sento infatti il padre di questo lavoro ma il figlio. Mi sono visto un po’ come la giraffa nella savana che viene ripresa nei documentari e che, come me, non sa di partecipare a un film».
I registi hanno ritrovato i Super8 del padre, con Lorenzo bambino e la madre sempre pensierosa, seguono Jovanotti prima e dopo i concerti, inseriscono immagini di archivio di Piper in volo (lo stesso in cui ha trovato la morte quasi vent’anni fa il fratello Umberto), riesumano le immagini del Pinocchio tv di Comencini («È l’inizio della mia vita, quel bambino lì aveva la mia età, era come se guardassi me»), mostrano i baci che dà ogni volta prima di salire sul palco alla moglie Francesca Valiani e alla figlia Teresa, montano in sequenza le tante apparizioni tv in cui Jovanotti, giovanissimo, balla con il suo tipico salto con le gambe quasi in spaccata presentato da Cecchetto poi dalla Carrà, da Costanzo, da Baudo, Vasco Rossi, Biagi, Columbro, Scotti... Infine ovviamente c’è il tragico incidente in bici di tre anni fa a Santo Domingo.
«È un film rivela Jovanotti che mi ha commosso ma anche inquietato e disturbato, come le opere belle sanno fare. Ho sentito che il film mette un punto ma a me piacciono le virgole, i punti di sospensione. Ma non sto scherzando, è una cosa bella. È la fine di un mondo, di quel Jovanotti lì. Mi è già capitato, dunque un buon segno, perché mi chiedo: E ora? Che facciamo? Che ci inventiamo?».
