Commedia umana in pensione svizzera

L’albergo come microcosmo in cui transita ogni genere d’umanità, spesso in cerca di rifugio, o di un confessionale. Gruppo assortito in un interno ne Il piccolo hotel di Christina Stead (Adelphi, pagg. 205, euro 18, trad. Franca Cavagnoli), in cui gli occhi della proprietaria, abituati a tutto ma sorpresi ogni volta nel constatare l’inadeguatezza umana, osservano con ironia gli improbabili ospiti. All’indomani della seconda guerra mondiale, l’anonima pensione svizzera accoglie gente cosmopolita e bizzarra, ognuno con un problema da cui fuggire. Come da Grande Fratello, metti più di cinque persone in un ambiente chiuso, e darai vita a un mondo. Fra liaisons, gelosie, rancori, e lucida, ineludibile cattiveria, ci si immerge in un piccolo capolavoro della scrittrice australiana.
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