La compagnia di Salza

Enrico Salza, presidente del Sanpaolo, ha recentemente raccontato al Messaggero di essere orgoglioso di aver «contribuito a portare a Torino Pietro Modiano, Mario Greco e alla direzione della Stampa è approdato Giulio Anselmi». Va bene per i due manager bancari, ma Salza sembra dire chiaramente: a Torino le cose che contano passano per la banca. Vien da pensare che anche la nomina di Alain Elkann al Museo egizio, e il passo indietro che signorilmente ha fatto Gabriele Galateri di Genola, siano passati per piazza San Carlo. Eppure sulla scalata degli Agnelli alla Fiat, Salza sembra aver perso un passaggio. Ieri Modiano, il suo direttore generale, ha detto che non ne sapevano nulla. Eppure il Sanpaolo è controllato dalla Compagnia Sanpaolo (la Fondazione) che è presieduta proprio da quel Franzo Grande Stevens che insieme a Gabetti «sapeva tutto». Nell’intreccio alla torinese dunque Salza perde un colpo: e proprio per mano del suo fidato azionista di maggioranza. O no?
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