Dall’omicidio di Chiara Poggi alla corruzione per l’archiviazione dell’inchiesta. Chiuse le indagini sul delitto di Garlasco, con la Procura di Pavia pronta a chiedere di processare il nuovo indagato come responsabile della mattanza del 13 agosto 2007, sull’amico di Marco Poggi si concentrano nuove accuse, che lo vedono a fianco del padre Giuseppe nella veste del corruttore, mentre insieme svuotano i conti con prelievi in contanti sotto soglia, facendo uscire il fiume di denaro in nero che i Sempio avrebbero consegnato «a quei signori lì» per far scagionare Andrea dalla prima indagine lampo, partita nel 2016 dopo l’esposto della mamma di Stasi a seguito della consulenza Linarello, che aveva attribuito il Dna sulle unghie di Chiara al 38enne. Gli inquirenti, che in una prima fase avevano iscritto nel registro degli indagati e poi prosciolto l’allora pm Mario Venditti per quell’appunto «Venditti gip archivia X 20. 30. euro», ora ipotizzano che la corruzione si sia fermata al livello della polizia giudiziaria dell’epoca con il tramite degli avvocati di Sempio. Motivo per il quale nel fascicolo, passato da Brescia a Pavia, sarebbero coinvolti il luogotenente dei carabinieri Silvio Sapone, responsabile di quell’indagine, e il legale Federico Soldani, nel cui studio, secondo le testimonianze dei genitori di Andrea sarebbero confluiti circa 60mila euro «per prendere le carte». Ad aggravare la posizione dell’indagato non ci sarebbero solo i contatti telefonici intercorsi tra Andrea e il luogotenente, poi dirottati verso Soldani e indicati dallo stesso Andrea, nelle intercettazioni, come il momento in cui «Sapone mi ha proposto la roba». A pesare ci sarebbero infatti anche nuovi elementi, coperti da segreto, che delineerebbero il presunto patto corruttivo volto a ottenere l’archiviazione del fascicolo. Sebbene i tre avvocati dell’epoca abbiano dichiarato di aver preso 15mila euro ciascuno, per i pm quei soldi di Sempio sarebbero serviti per comprarsi l’impunità.
