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Cronaca giudiziaria

Garlasco, ancora sospetti: “Nuova bomba in arrivo”

Nel tutti contro tutti la difesa di Stasi annuncia: “Altri elementi per demolire la condanna”. E i genetisti di Alberto negano: “Dna sui pedali? Non sapevamo nulla”

Condannato Alberto Stasi ha già scontato 10 anni di carcere per l'omicidio di Chiara Poggi

È un tutti contro tutti nella vergogna di Garlasco. Con la difesa di Alberto Stasi che annuncia nuovi elementi in grado di demolire la condanna, «uno dei quali farà particolare scalpore a mio giudizio, che tuttavia non riguarda le indagini del 2007», ha detto ieri l’avvocato Giada Bocellari. Un nuovo colpo di scena in arrivo sul fronte della revisione, che segue il terremoto giudiziario di quelle due analisi negative al Dna della vittima sui pedali della bicicletta, effettuate il 20 settembre 2007 dopo il risultato positivo del giorno prima, che di fatto rendono nullo uno dei pilastri della sentenza, sebbene i tentativi dell’allora capo dei Ris Luciano Garofano di minimizzare una gravissima omissione documentale, ora al vaglio della Procura di Pavia che sta valutando la strategia investigativa sul presunto insabbiamento.

Quello che è certo è che quei dati che avrebbero scagionato Stasi non sono mai finiti negli atti processuali, «occultati» alla difesa, ai magistrati e ai periti del giudice. Nulla di tutto questo per il generale Garofano, che ha addossato all’allora capitano Alberto Marino la scelta di non trasmettere quelle controanalisi. E ancora: il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, ha incredibilmente ammesso di essere a conoscenza dei due tracciati negativi al Dna di Chiara il 24 settembre 2007, perché durante una riunione Marino li avrebbe comunicati oralmente alla presenza dei genetisti di Stasi, i professori Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri. «Circostanza assolutamente falsa», tuonano gli ex consulenti, che sottolineano come «tali gravissime e incomprensibili affermazioni del dottor Marzio Capra, che gettano pesanti ombre sull’operato dei sottoscritti, troveranno adeguata tutela nelle sedi competenti. Nel frattempo - concludono - i sottoscritti chiederanno alla Procura della Repubblica di Pavia di essere ascoltati come persone informate sui fatti, affinché questa incresciosa vicenda venga definitivamente chiarita».

Dunque nei prossimi giorni potrebbero mettere a verbale l’unica versione di cui in effetti si trova traccia nei verbali del processo di Garlasco, che smentiscono le dichiarazioni di Capra e Garofano. Perché è vero che nel verbale del 24 il Ris Marino scrive di aver «fatto prendere visione dei risultati sinora ottenuti» ai consulenti, ma non elenca cosa avrebbe mostrato di quelle analisi che, poche ore dopo, avrebbero determinato il fermo di Stasi con l’errata convinzione che sui pedali della sua bici ci fosse il sangue di Chiara, oltre al Dna. Eppure a chiarire cosa aveva potuto realmente visionare la difesa di Stasi c’è la trascrizione dell’udienza del 27 settembre davanti al gip Giulia Pravon, in cui l’allora difensore Angelo Giarda elenca «solo verbali asettici e i due tracciati del Dna», quello positivo sul pedale del 19 settembre e il profilo di Chiara per il confronto. Nessuna traccia delle due corse negative.