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Cronaca giudiziaria

Le cinque mosse della difesa per salvare Sempio

Le consulenze secondo cui Andrea non poteva essere nella villetta di via Pascoli

Andrea Sempio a Roma al laboratorio Genomica — Lunedì 12 Ottobre 2026 — Roma—Italia —(foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) Andrea Sempio. at Genomica laboratory —Rome — Italy — October 12 , Monday 2026 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse

Togliere Andrea Sempio dalla scena del crimine di Garlasco. Le cinque consulenze depositate ieri dalla difesa dell’indagato per il delitto di Chiara Poggi vanno tutte in una stessa direzione: quella mattina del 13 agosto 2007, lui non era nella villetta di via Pascoli, dove invece lo colloca la Procura di Pavia, pronta a chiedere il processo sulla base di un impianto accusatorio di 21 elementi «gravi, precisi e concordanti».

Tutto sbagliato, secondo il team difensivo, che con i propri elaborati punta a demolire le tracce di Sempio sul luogo del delitto, ovvero il suo Dna sulle unghie della vittima, l’impronta della sua mano destra sul muro delle scale della cantina dove il corpo fu abbandonato e l’orma insanguinata compatibile con il numero delle sue scarpe. Mentre l’accusa fissa in una 42 la taglia della Frau che hanno lasciato le orme a pallini nella villetta, i consulenti Armando Palmegiani

e Giacomo De Angelis controbattono indicando una 40. Due numeri in meno ai quali sarebbero arrivati utilizzando sei paia di Frau usate, dalla 39 alla 44, e una scansione tridimensionale sovrapposta alla traccia 6, quella sul tappetino del bagno. La misura esterna della suola, sostengono, non coincide con quella del piede e per risalire alla taglia reale andrebbe considerato lo spazio interno di alloggiamento del piede.

Sull’impronta 33, per la Procura corrispondente alla mano destra di Sempio per 15 minuzie e in cui si ipotizza presenza ematica, Marina Baldi, Katia Sartori e Palmegiani «confermano l’affidabilità operativa del test Obti» e rimarcano che «non è emersa alcuna prova scientificamente validata della presenza di sangue». Non solo: la 33 non avrebbe neppure le minuzie necessarie per l’attribuzione. Stessa sorte per il Dna. Nonostante sia stato cristallizzato

dalla perizia Albani come compatibile per via patrilineare a Sempio, per la genetista Baldi «l’aplotipo Y identifica un lignaggio paterno e non una persona. Nessun dato consente di stabilire come e quando il materiale si sia depositato». Inoltre accende i fari sulla presenza sul quarto dito della mano sinistra di Chiara di un Ignoto 2, che aprirebbe a piste alternative. Infine l’orario della morte. Il medico legale Sabino Pelosi contrasta sia sulla presenza di lesioni da difesa sul corpo sia sulla sopravvivenza della vittima dai 15-30 minuti fino a un’ora, fissata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo in base alla presenza nelle ferite delle selettive coinvolte nella risposta al trauma.

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