E pensare che volevano battezzarlo «La Posta»...

Due o tre sere prima che uscisse il quotidiano, Montanelli venne a cena da me, e si portò dietro qualche pagina di prova. Guardai attentamente poi risposi che, graficamente, facevano pena. Ma come si chiama, quale è la testata? Si chiamerà, rispose Indro, «La Posta». Cascai dalla sedia. Senti direttore, dissi, mi dai tempo fina a domattina? Ti chiamo e ti dico il nome giusto. Chiamai alle otto: secondo me deve chiamarsi «Il Giornale». Montanelli mi chiese mezz'ora di tempo per telefonare a Piovene e a Bettiza e quando richiamò disse: hai vinto.
Ero così felice che, qualche ora dopo, dovendo parlare di diritti d'autore con Erich Linder, famoso agente letterario, gli raccontai tutto. Linder disse: dare il nome a una testata ha un valore. Quanto le hanno dato? Rimasi zitto e Linder concluse: lei ha fatto il peggior affare della sua vita.
Giorgio Soavi - 18 aprile 1998

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