E Vendola ammise: quelle mie telefonate erano «sconvenienti»

Il 6 luglio, ascoltato come persona informata sui fatti dal pm Digeronimo, il Governatore pugliese Nichi Vendola uscì dall’interrogatorio dicendosi «più tranquillo». E mettendo le mani avanti. Il faccia a faccia con il pm, spiegò, «è anche frutto dell’attività di cooperazione con la magistratura che io ho messo in campo». Ma nel suo verbale c’è qualcosa su cui Nichi ha glissato nelle dichiarazioni rese lasciando la caserma, in cui si definiva «al di sopra di ogni sospetto». Il magistrato gli fece ascoltare alcune intercettazioni telefoniche di conversazioni tra lui, l’ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco e l’allora consulente del Governatore, poi «promosso» assessore al posto di Tedesco, Tommaso Fiore. «Sconvenienti», ammise Vendola, lasciando quell'aggettivo sul verbale. E secondo il dizionario è sconveniente ciò che è «contrario alla correttezza, al decoro, alla decenza, alla morale».

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