La "maledizione" dell'Inps. Cosa accade a chi la guida

Da Antonio Mastrapasqua a Pasquale Tridico, passando per Tito Boeri. Quando sedere sullo scranno più alto dell’Inps diventa un vero inferno

Guidare l’Inps è una maledizione. Gli ultimi tre presidenti, negli anni del loro mandato, hanno "ballato" parecchio nelle stanze dell’Istituto di previdenza. Pasquale Tridico, Tito Boeri e Antonio Mastrapasqua si sono distinti per continue frizioni con la classe politica. Chi per un motivo, chi per un altro, questi tre personaggi si sono trovati in situazioni scomode di fronte al Paese. Ma partiamo dal presidente in carica, il dottor Pasquale Tridico.

Tridico tra attacchi hacker e "deputati furbetti"

Tridico viene nominato con decreto del presidente della Repubblica del 22 maggio 2019. E sembra il perfetto anello di congiunzione tra il Pd e il Movimento 5 Stelle. Al potere ci sono i giallorossi e un keynesiano arriva alla guida dell’Inps. È professore ordinario in Politica economica presso l’Università Roma Tre e coordinatore del corso di Laurea Magistrale "Mercato del lavoro, relazioni industriali e sistemi di welfare". Ha svolto attività di ricerca in diverse Università europee e negli Stati Uniti. Durante il dottorato in Economia Politica ha vinto la borsa di ricerca "Marie Curie" dell’Ue presso la Sussex University e nel 2010-2011 ha vinto la borsa Fulbright presso la New York University. È anche titolare della cattedra Jean Monnet dell’Ue in "Economic Growth and Welfare Systems" e ha ottenuto un finanziamento da parte dell’UE per l’apertura di un Centro di Ricerca di Eccellenza Jean Monnet denominato "Labour, Welfare and Social Rights", di cui è direttore.

Affermato economista di scuola keynesiana, è autore di oltre cento pubblicazioni in italiano e in inglese sui temi del mercato del lavoro, disuguaglianze e distribuzione del reddito, sistemi di welfare, politica economica italiana ed europea, sviluppo economico e crisi finanziarie. Ha anche contribuito ai lavori del parlamento italiano intervenendo in audizioni e convegni su questi temi e, dal giugno 2018 al febbraio 2019, è stato consigliere economico presso il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

I problemi di Tridico cominciano, in sostanza, con l’esplosione dell’epidemia da coronavirus. È ancora inverno quando il governo cerca una sponda nell’Istituto di previdenza per elargire bonus e sussidi destinati a chi è colpito dalla pandemia. Dall’altro lato trova solo macerie. E inefficienza.

Si contano clamorosi ritardi nell’erogazione della cassa integrazione, criticità, passi falsi e falle. Così Tridico finisce nel mirino di tutta la politica italiana. Se inizialmente è solo il centrodestra a puntare il dito contro l’economista, pian piano anche il governo che ha voluto la sua nomina perde la pazienza e reagisce in maniera dura. Lo scorso giugno, si assiste a un acceso faccia a faccia tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il presidente dell’Inps: il premier, pur consapevole dello sforzo compiuto per rispondere a tutte le domande pervenute nei mesi di lockdown, si è definito "fortemente insoddisfatto" per quanto riguarda i ritardi dei pagamenti.

Tra fantomatici attacchi hacker, che avrebbero ritardato l’erogazione delle indennità promesse dal governo, e continui rinvii, la parabola discendente di Tridico arriva fino ad oggi. La Camera dei Deputati attende l’audizione del presidente dell’Inps per avere più chiaro il quadro di quanto accaduto nei mesi scorsi, quando alcuni "deputati furbetti" avrebbero chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro promessi alle partite Iva. Non si prospetta un passaggio facile quello di Tridico. È atteso venerdì 14 agosto, alle 12, in commissione Lavoro a Montecitorio. E, se è vero che per ora la sua carica regge, c’è da dire che ha contro quasi l’intero arco parlamentare.

Tito Boeri e le scintille con i 5 Stelle

Prima del keynesiano Tridico la poltrona più alta dell’Inps appartiene a Tito Boeri. Il suo mandato parte la vigilia di Natale del 2014 e termina il giorno di San Valentino del 2019. Boeri nasce nel 1958. Figlio di Renato che di mestiere fa il neurologo e di Maria Cristina, architetto. La sua è una famiglia radical chic composta da tre fratelli: Sandro, Stefano e, appunto, il nostro Tito.

Si laurea in Economia nel 1983 presso l’Università Bocconi, dove in seguito diventa docente ordinario e prorettore per la ricerca. Se ne va un po’ in giro per il mondo. Gli anni passano. E Boeri ottiene vari meriti per i suoi studi. È consulente del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione europea e del governo italiano, nonché senior economist all’Ocse. Con il contributo di altri economisti, tra i quali Pietro Garibaldi, fonda i siti lavoce.info e voxeu.org.

Boeri ideologicamente si ritiene un liberale di sinistra. Un liberal direbbero negli States. Le sue proposte di riforma del mercato del lavoro, garantire un salario minimo orario per tutti e promuovere contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti per la riduzione del precariato sono storia. Dai suoi studi emerge che solo un disoccupato su 4 in Italia riceve il sussidio di disoccupazione, mentre nel resto d’Europa è quattro su quattro. Per Boeri manca la volontà politica di fare sul serio i cambiamenti. Il Palazzo parla di riforme, ma poi, alla fine, queste vengono sempre rinviate.

Nel 2014 viene nominato presidente Inps da Matteo Renzi, una nomina che sorprende molti. È un uomo al di fuori della politica, estraneo ai partiti, un profilo non proprio facile da presentare. La poltrona di Boeri traballa varie volte. La classe politica non lo ama da quando riforma dall’interno l’Inps. Poi arriva lo scontro diretto con il Movimento 5 Stelle. Vitalizi dei parlamentari, reddito di cittadinanza, legge Fornero, lavoro e contrattazione di secondo livello: questi sono solo alcuni dei capitoli che compongono il romanzo delle tensioni tra i pentastellati e il presidente Boeri.

È l’aprile del 2018 quando l’economista bocconiano viene attaccato da un suo collega, l’economista pentastellato, Pasquale Tridico (sì, proprio lui) sul Sole 24 Ore. Su queste colonne Tridico critica uno studio firmato tra gli altri proprio da Boeri. Scrive: "Una recente ricerca sui divari di produttività del lavoro tra Nord e Sud Italia, di Tito Boeri, Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch, presentata al Dipartimento di Economia dell’Università di Roma Tre il 10 aprile (la prima versione è del 2014) ha fatto molto discutere per le conseguenze di politica economica che potrebbero essere così sintetizzate: derogare alla contrattazione collettiva in favore di quella decentralizzata (oppure differenziarla tra Nord e Sud), e ridurre i salari al Sud, dove la produttività del lavoro è più bassa".

Sono conseguenze nefaste per l’economista molto vicino a Luigi Di Maio che dopo diverse contestazioni sul metodo alla base della ricerca di Boeri, giunge a conclusioni opposte a quelle degli autori dello studio citato. Le diversità di vedute su natura e obiettivi della contrattazione di secondo livello non è l’unica questione che contrappone il M5S a Boeri. C’è anche il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei pentastellati. Qualcosa che non convince Boeri. Secondo l’Istat, il costo del reddito di cittadinanza sarebbe di 14,8 miliardi di euro. Ma Boeri in un’audizione in commissione Lavoro al Senato stima che il costo del reddito di cittadinanza in 30 miliardi, mentre su lavoce.info, in un articolo dei primi di gennaio 2018, si calcola una cifra pari a 28,7 miliardi. In pratica, quindi, il doppio rispetto alle cifre dichiarate dai 5 Stelle che apre dubbi sulla sostenibilità della misura. Si scoprirà che aveva ragione lui.

Ma le fibrillazioni riguardano anche altre questioni. Una su tutte l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Poi l’abolizione della Legge Fornero. Boeri spiega che abolirla completamente (come vuole fare ad esempio la Lega) costerebbe 11 miliardi di euro e la spesa salirebbe poi negli anni successivi fino a 15 miliardi di euro. Oggi sappiamo come è andata a finire.

Mastrapasqua e le sue dimissioni

È l’unico tra quelli citati a non concludere il proprio mandato al vertice dell’Inps (per ora). Parliamo di Antonio Mastrapasqua, declinato da alcuni quotidiani italiani come "il collezionista di poltrone". Mastrapasqua è presidente dell’istituto di previdenza dal 2008 al 2014. Rassegna le sue dimissioni dopo le dichiarazioni del premier, Enrico Letta, sull’esclusività dell’incarico e dell’approvazione di un ddl sul conflitto di interessi.

Il governo decide di accelerare il processo di ridisegno della governance dell’Inps e dell’Inail e approva un disegno di legge per disciplinare l’incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire situazioni di conflitto d’interessi.

All’indomani delle notizie sulle indagini che coinvolgono il presidente dell’Inps nel suo diverso incarico di direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma, Letta promette "massima chiarezza nel rispetto dei cittadini". E incarica il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, di fare una relazione "il più presto possibile" su tutti i profili della vicenda in cui Mastrapasqua è indagato per truffa, falso e abuso d’ufficio. Così a stretto giro, cinque giorni dopo, le prime contromisure sono arrivate sul tavolo del Consiglio dei ministri con un disegno di legge con procedura d’urgenza.

Mastrapasqua regna dal 2008 sul più grande ente previdenziale d’Europa nonostante denunce, scandali, interrogazioni e mozioni parlamentari. "Finalmente la procura di Roma ha indagato Mastrapasqua, collezionista di poltrone con 25 incarichi simultanei ed in conflitto di interesse, per la scandalosa storia delle cartelle gonfiate per portare a casa maggiori rimborsi all’Ospedale israelita, di cui è direttore generale, per un importo di 85 milioni di euro di cui 14 sarebbero non dovuti", annuncia l’associazione di consumatori Adusbef commentando la notizia dell’inchiesta romana.

Per molti è una caccia alle streghe, ma il commercialista da 1.200.000 euro l’anno, è davvero al centro della bufera per i suoi tanti, troppi incarichi. Le dimissioni di Mastrapasqua sono nell’aria da un po’. "Il governo di Mario Monti voleva intervenire su di lui, ma ci furono veti superiori che bloccarono la cacciata", rivela l’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un’intervista a La Stampa.

Per molti viene fatto fuori per opportunità politica. Sono, del resto, anni difficili. La crisi economica morde l’Italia, l’Europa e il mondo intero. L’antipolitica incalza chi di politica ha mangiato per anni. Come vedremo, tutto si sgonfierà in poco tempo. Fino a oggi. Quando Pasquale Tridico, attuale presidente Inps, si prepara a parlare a Montecitorio sull’affare dei "furbetti" dal bonus Covid facile. Seicento euro. Un privilegio misero della casta negli anni Venti del XXI secolo.

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