LO RACCONTÒ AL «GIORNALE»Il ricordo del soldato: «Quella foto è diventata il mio incubo»

«Quella foto è diventata più grande di me», così raccontò a «Il Giornale», nello scorso novembre, Mattia Piras, il soldato immortalato nello scatto di Anja Niedringhaus. Piras, oggi 34enne, era caporal maggiore capo quel 12 novembre 2003, il giorno maledetto della strage di Nassiriya. «Quella foto mi insegue da dieci anni, quando me l'hanno scattata non me ne sono neppure accorto. Me la mostrò mia madre, quando rientrai a casa. Quando la vidi, non ci potevo credere: di fronte a quello scatto non riuscivo a spiccicar parola».
Mano destra sull'elmetto, l'altro braccio, che impugna la mitragliatrice, teso lungo il corpo, gesti che sono assurti a simbolo di disperazione e di impotenza: «Quando mi hanno scattato la foto pensavo al tenente Ficuciello e al maresciallo Olla. Sapevo che non li avrei più rivisti, inghiottiti da quell'inferno. Da allora sento l'odore della morte».

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