Un Consiglio europeo di due giorni interi e con un’agenda così fitta non lo si vedeva da circa due anni, più o meno dall’insediamento dei nuovi vertici comunitari. Una sorta di maratona, durante la quale Giorgia Meloni ha dovuto battagliare oltre dodici ore per portare a casa solo a notte fonda una flebile ma inattesa apertura sui dossier legati all’energia e al caro-prezzi dei carburanti. Altrettanto complicato è stato il confronto sul dossier immigrazione, un fronte su cui ormai da diversi mesi la premier italiana e la sua omologa danese Mette Frederiksen segnano il passo, al punto dall’aver fatto diventare consuetudine la riunione sui migranti a margine di ogni Consiglio europeo, un format a cui con il tempo hanno aderito quasi tutti gli Stati membri (ieri erano in venti su ventisette, con grandi assenti solo Francia e Spagna).Sullo sfondo, il dl Bollette approvato lo scorso febbraio e il via libera arrivato proprio ieri dalla Commissione Ue dopo mesi di trattative. Un risultato che arriva a margine del Consiglio europeo, ma che la premier può rivendicare prima di lasciare Bruxelles con destinazione Roma.«Un risultato molto importante, perché – spiega – ci consente di intervenire sulla generazione del prezzo dell’elettricità e quindi nell’attuale contesto ci permette di abbassare le bollette».Un Consiglio Ue a tratti spigoloso, condizionato anche dal fatto che da qui alla fine del 2027 sono ben dieci i Paesi che andranno al voto. Il vento delle imminenti campagne elettorali, insomma, soffia forte sull’Europa. La partita più complessa è quella sull’energia, che si muove sul doppio binario flessibilità-Ets. Sul primo punto Meloni si dice «ottimista», soprattutto dopo aver «parlato con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen» della richiesta italiana. «Penso che ci siano margini per aver maggiore flessibilità stando nelle attuali regole anche con riferimento a quello che riguarda gli investimenti sull’energia». Sul secondo punto, invece, lo scontro dura un giorno intero e solo nella notte tra giovedì e venerdì Meloni la spunta.Sulla necessità di rivedere gli Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas serra introdotto dall’Ue per ridurre l’impatto ambientale, l’Italia gioca di sponda con la Grecia e il blocco dei Paesi V4 (il gruppo di Visegrad composto da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria). Alla fine la spuntano e ottengono che nelle conclusioni del Consiglio Ue venga contemplata una «valutazione» degli Emissions trading system. Un risultato non eclatante, ma comunque il massimo che si potesse ottenere. Un primo passo nella direzione giusta, fanno sapere fonti diplomatiche italiane. «Sono contenta – dice la premier – che nelle conclusioni del Consiglio siano entrate diverse questioni che avevamo posto nelle scorse settimane, dalla questione della revisione degli Ets al riferimento alla Market stability reserve, fino agli Ets2».Anche il capitolo migranti è al centro dei lavori del Consiglio. Con un vero e proprio scontro tra la linea rigorista sostenuta con forza dalla premier danese Mette Frederiksen, da Meloni e dal primo ministro polacco Donald Tusk che hanno chiesto di aggiungere nelle conclusioni indicazioni «più rigide». Non solo sul «riconoscimento della migrazione irregolare come sfida alle società europee», ma anche sull’accelerazione del «lavoro per ridurre i pull factor», cioè quei fattori che in qualche modo finirebbero per essere attrattivi e incentivare le partenze verso determinate destinazioni. Tra questi pull factor rientrerebbe anche la scelta di Pedro Sánchez di regolarizzare con una sanatoria oltre 500mila migranti. Uno scontro durissimo, tanto che Emmanuel Macron lo ha definito «un brutto dibattito, molto politicizzato e con forti divisioni». Una sfida aperta a Sánchez ma senza successo, perché alla fine i Ventisette decidono di non accogliere la richiesta di modificare le conclusioni.In parallelo, però, Meloni e Sánchez siglano una sorta di tregua sulla sospensione reciproca di Schengen. I due ne hanno parlato già giovedì, appartandosi in una sala adiacente al Consiglio durante una pausa dei lavori. Non solo si sono trovati uniti nel dire «no» ad eventuali tagli del prossimo bilancio pluriennale dell’Ue su cui insistono la Germania e i cosiddetti «frugali», ma dopo le tensioni degli ultimi mesi hanno finalmente trovato un punto di caduta comune anche sulla vicenda Ceuta. Tanto che l’Italia ha fatto sapere che prorogherà di altri sette giorni i controlli ai confini ma solo per «allinearli alla scadenza delle misure spagnole». Un segnale evidentemente distensivo e che la prossima settimana porterà Italia e Spagna a ripristinare Schengen.

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