Una risposta immediata, con il via libera in un Consiglio dei ministri ad hoc di un decreto che stanzia 105 milioni di euro di aiuti per autotrasporto, agricoltura e pesca. É la mossa del governo per far rientrare una protesta che preoccupa Palazzo Chigi sotto un duplice fronte. Non solo quello degli scaffali dei supermercati vuoti e delle pompe di benzina a secco in molte aree del sud Italia, conseguenza diretta delle lunghe file di tir che bloccano strade e autostrade per manifestare contro un caro-carburanti. A impensierire non poco Giorgia Meloni, infatti, c’è anche il timore - se non la convinzione - che la protesta degli autotrasportatori sia alimentata o quantomeno strumentalizzata dalla criminalità organizzata. Lo dicono più o meno in chiaro molti ministri, a partire dal titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida fino al viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, passando per Carlo Nordio (Giustizia) e Matteo Piantedosi (Interno). E lo lascia intendere senza troppi giri di parole la stessa premier, quando sottolinea che il governo «non si farà ricattare da chi usa la violenza come strumento di pressione». «In alcune zone - spiega Meloni - pochi soggetti continuano a bloccare le strade, minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei propri colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e noi non la tolleriamo». I dati, aggiunge Lollobrigida, dicono che oltre 500 tir che sono stati scortati dalle forze dell’ordine per evitare che fossero illegalmente fermati. Per questo «qualsiasi imprenditore del sud Italia potrà avere la scorta per il trasporto delle merci facendone richiesta alle prefetture o alla questure».
La premier non entra nel merito, ma sotto osservazione sono soprattutto Calabria, Puglia e Campania. La prima è oggetto di approfondimenti da parte della commissione parlamentare Antimafia presieduta da Chiara Colosimo, che si è attivata in particolare sui presidi a Pizzo, Crotone, Lamezia Terme e Rosarno. Dalle prime verifiche sarebbero emersi «importanti elementi di riscontro» circa il tentativo della ‘ndrangheta di condizionare le proteste. Ed «evidenze oggettive» risulterebbero anche ai magistrati della procura di Napoli che indagano sui blocchi in Campania. Insomma, uno scenario complessivamente allarmante. Tanto che ieri il Copasir ha audito per quasi tre ore il direttore dell’Aisi Bruno Valensise che avrebbe confermato i timori di infiltrazioni mafiose nella protesta mentre sarebbe stato più cauto su un eventuale regia straniera negli scontri in piazza dei giorni scorsi in alcune città italiane.
Dopo l’ok al pacchetto di aiuti, ieri sono via via rientrati blocchi stradali e proteste, anche se restano criticità in Campania e Puglia, oltre che in alcune zone del Molise. Tanto che il governo, spiega Rixi, valuta anche lo strumento della precettazione perché «qualcuno sta utilizzando un legittimo disagio per fare altro».
Concetto ribadito da Meloni (che oggi pomeriggio sarà in Kuwait per un bilaterale con l’emiro incentrato proprio sul tema degli approvvigionamenti energetici). «A chiedere di rimuovere questi blocchi - dice la premier - sono gli stessi autotrasportatori. E a pagare è la gente comune. Per questo ho invitato Piantedosi ad accogliere la richiesta che ci arriva dalle associazioni degli autotrasportatori, degli agricoltori e della distribuzione per assicurare la libera circolazione e la fornitura delle merci alle attività commerciali, evitando anche speculazioni che altrimenti sarebbero inevitabili sui prezzi». E in questo senso il governo è pronto a «usare tutti gli strumenti che la legge ci offre», comprese «le norme del decreto Sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale». Insomma, una cosa è il «rispetto di chi vuole manifestare» secondo le regole, altra è «farci ricattare da chi usa la violenza come strumento di pressione».
