“Io sono Giorgia Meloni” diventa a tutti gli effetti un marchio registrato. Una notizia che, anticipata dal sito di Repubblica e confermata da Palazzo Chigi, racconta alla perfezione quanto la campagna elettorale sia ormai di fatto entrata nel vivo. La scelta della premier di depositare il suo marchio vocale all’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, non è infatti dettata dal marketing. Ma una mossa che serve a tutelarsi da una propaganda che di qui alla data del voto (probabilmente la seconda metà di maggio, al più tardi a settembre) si annuncia caratterizzata da una valanga di fake news propinate anche e soprattutto attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale.
Non è ovviamente una garanzia assoluta di tutela, ma da oggi utilizzare la voce di Meloni clonata dall’IA comporta un ostacolo in più, trattandosi di un marchio sonoro con il suo timbro e con le sue inflessioni che è stato a tutti gli effetti registrato (il file depositato all’Euipo dura 4 secondi). E in particolare lo sarà per l’espressione “io sono Giorgia”, diventata virale dopo il comizio in piazza San Giovanni a Roma nel 2019, un vero e proprio meme che identifica Meloni.
La premier, dunque, mette le mani avanti rispetto a una campagna elettorale che rischia di essere pesantemente condizionata dall’intelligenza artificiale, che in pochi secondi non ha problemi a replicare una voce e farle pronunciare frasi mai realmente dette. D’altra parte, l’uso spregiudicato che sta facendo Roberto Vannacci dei social e dell’IA è sotto gli occhi di tutti, come pure il fatto che una parte corposa della guerra ibrida di Mosca contro l’Europa si concentra proprio nel manipolare con fake news le campagne elettorali a favore dei movimenti anti Ue.
