Prima il voto dei delegati, poi il confronto in Consiglio dei ministri. Matteo Salvini sceglie il congresso della Lega a Milano per rilanciare una delle posizioni più nette del Carroccio sulla guerra in Ucraina: basta inviare soldi e armi a Kiev. Il vicepremier non si limita a ribadire la contrarietà a nuovi aiuti, ma annuncia che, se sarà confermato alla guida del partito, porterà direttamente la questione al tavolo del governo. L’annuncio arriva davanti alla platea dei delegati, riuniti per la seconda e ultima giornata del congresso straordinario. “Questo congresso, se mi risceglierete come segretario, mi darà il mandato di andare in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina”. E poi dice una frase molto curiosa: “Non vorrei che una parte di questi soldi fosse finita in tasca a qualche funzionario corrotto vicino a Zelensky”. Quindi: “Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato”, la risposta arriva da una larga maggioranza dei delegati, che alza la mano per sostenere la posizione del leader. Una votazione informale, ma dal significato politico preciso e forte. La presa di posizione cade in una giornata decisiva per gli equilibri interni al Carroccio. A contendersi la segreteria sono proprio Salvini e Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro. La sfida si svolge dopo settimane di discussioni sul futuro del partito e sulla necessità, sollevata da una parte della Lega, di recuperare consenso e rafforzare il rapporto con i territori. Ma nel suo intervento Salvini guarda anche oltre il congresso, indicando una delle battaglie più delicate della politica estera italiana. E non è l’unico passaggio dedicato alla politica internazionale, ribadendo il “no” della Lega alla creazione di un esercito europeo. “I nostri confini ce li difendiamo da soli”, tornando sulla sovranità nazionale. Due messaggi importanti e effettivamente dalla platea, almeno per alzata di mano, incassa il sostegno che aveva chiesto.

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