I Muse senza mezze misure

Vedi che cosa capita a diventare grandi. Poi si fanno dischi come questo, esagerato e perversamente irresistibile. Rock, e va bene: ma di tutti i tipi, tutti tutti, persino progressive, se ancora ci fosse. Poi Queen, quanti Queen. I Muse sono al quinto disco: roba perfetta per chiunque, figurarsi per i fans che si ritrovano in undici brani un’enciclopedia della musica come si deve, dagli ELP a oggi. In United States of Eurasia i Muse mettono insieme persino i T Rex, il Bolero di Ravel e Chopin; in Guiding light pizzicano gli U2 e le ultime tre canzoni fanno una suite di geometrica armonia e peccato che Matt Bellamy schitarri molta ritmica e poca solista e chieda troppo a una voce robusta ma, perdinci, poco teatrale. Però cari Muse da qui si non torna indietro: a voi la musica deve già un caffè.

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