Il campo largo si infiltra nella protesta. Un copione già visto, quasi una strategia per tenere il Paese in paralisi e ricavare un vantaggio elettorale. Per la sinistra i 175 milioni, inseriti in un decreto legge, e quindi subiti disponibili, sono «spiccioli brutti e sporchi». Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha il comunicato pronto. La filastrocca è un disco rotto: «Nel decreto sui carburanti varato oggi dal Cdm ci sono solo pochi spiccioli e nessuna visione e quindi prima se ne vanno, prima portano il Paese al voto meglio è, per dare quelle risposte di cui questo Paese ha uno straordinario bisogno», affonda Fratoianni. I leader del Campo largo occupano tutti gli spazi della protesta. Giuseppe Conte «salta» da un presidio all’altro. A Roma è al sit-in degli Agricoltori della Cia fuori Montecitorio. Scherza e lancia frecciate alla presidente del Consiglio: «Meloni confeziona solo video patinati, ben costruiti, che verranno rilanciati da TeleMeloni. Venga in Parlamento, a confrontarsi con noi, faccia qualche conferenza stampa per rispondere a voi giornalisti. Deve prendere atto della realtà e smettere di guardare un Paese che non esiste», tuona. Il Campo largo vuole arruolare tutti: maranza, studenti, trattori e tir nell’alleanza. Angelo Bonelli, capo dei Verdi, boccia le misure: «Questo decreto del governo è irricevibile non solo per le risorse stanziate ma anche perché non c’è pianificazione e capacità di riforme dei settori coinvolti». Quali sono le contro-misure di Bonelli? Bloccare il trasporto su gomma perché inquina. Schlein, dall’assemblea per i 60 di Confprofessioni, bacchetta: «Chiediamo risposte concrete e immediate sul nodo del caro carburante. Abbiamo più volte dato il nostro contributo, abbiamo chiesto le accise mobili, di tassare gli extraprofitti alle società energetiche perché è giusto che in momento in cui le famiglie e le imprese non riescono a pagare bollette e carburante e molti hanno aumentato i loro profitti contribuiscano a far stare bene tutti». I quattro moschettieri del Campo largo, di colpo, sembrano aver ritrovato la bacchetta magica per risolvere le grane. Il responsabile economico dem Antonio Misiani rincara la linea: «Gran parte delle misure del decreto non sono di carattere strutturale ma interventi tampone per l’emergenza, in diversi casi già previsti nei mesi scorsi e sbloccati solo ora. Rimangono senza risposta le istanze di molte altre categorie colpite dalla crisi, dagli artigiani ai tassisti, fino ai pendolari, a cui mesi fa erano stati promessi aiuti che sono rimasti sulla carta». Fuori dai giochi politici, c’è chi promuove le misure del governo. E sono le categorie interessate. Come ConfAgricoltura che apprezza «la tempestività dello stanziamento e l’intervento della premier per riattivare la circolazione delle merci, scongiurando speculazioni alimentari».
