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“Finalmente Elly alza la voce. Basta essere succubi di Conte”

L’esponente riformista boccia il voto on line (“ci mancano i bot russi”) e chiede il doppio turno ai gazebo per favorire un candidato moderato

Filippo Sensi
Filippo Sensi PD in occasione della conferenza stampa “L'accordo: e i diritti? Libertà per il popolo iraniano". Senato, Lunedì 22 Giugno 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse) Filippo Sensi PD on the occasion of the press conference "The Agreement: And Rights? Freedom for the Iranian People." Senate, Rome Monday June 22 2026 (photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Senatore Filippo Sensi, partiamo dallo scontro di ieri tra Schlein e Conte: uno vale uno o uno non vale uno?

«Ho sempre pensato che l’uno non vale l’altro, che le persone e le idee contino e che il Pd non è il Movimento Cinque Stelle».

Le è piaciuta per una volta Elly Schlein in chiave anti Conte?

«Era ora. Essere costruttivi, positivi e unitari non significa subire l’iniziativa spregiudicata dei 5 Stelle. Ha fatto bene Schlein».

Perché voi riformisti ieri non avete partecipato al voto della relazione della segretaria?

«Abbiamo apprezzato lo scatto di orgoglio sul M5S e la conferma, che non si discute, del sostegno militare all’Ucraina. Meno la vaghezza sul programma del Pd - chi lo scriverà? Con quale percorso? - e sulle primarie che - soli nel partito - assieme alla segretaria, chiediamo da tempo. Con un caveat sul voto online dei russi. Su questo, purtroppo, non abbiamo sentito una parola. Quindi non abbiamo votato la relazione».

Il leader deve essere scelto con le primarie?

«Le strade sono due: tavolo o gazebo. Se al tavolo non si vogliono sedere, non restano che le primarie. Aperte, tra gente in carne e ossa, meglio se a doppio turno».

Primarie anche estese al voto online?

«In tempi di guerra ibrida ci manca solo il voto dei bot russi a scegliere il candidato migliore per loro. Ho un sospetto di chi sia».

Voi riformisti avrete un candidato alle primarie?

«Abbiamo chiesto primarie a doppio turno per favorire la partecipazione. Abbiamo chiesto se, come prevede lo statuto, possa esserci anche una seconda candidatura del Partito Democratico, magari per raggiungere un elettorato ancora più ampio. Ci è stato opposto un glaciale silenzio e qualche arroganza. Siamo unitariamente testardi. Facciamo la nostra battaglia nel Pd e se la candidata al termine di tutto il percorso sarà la nostra segretaria avrà il sostegno di tutto il partito».

E se fra i due litiganti spuntasse Roberto Gualtieri?

«Se ci sono candidature a guidare questo processo, si facciano avanti. Altrimenti siamo alla ginnastica passiva. Gualtieri è una straordinaria risorsa per il partito, e oggi è impegnato come sindaco di Roma, lavoro che sta svolgendo benissimo».

Troverete una sintesi con Conte su Kiev?

«Non sono interessato ai compromessi al ribasso o alle ipocrisie su un tema cruciale per la democrazia europea. Le armi all’Ucraina continueranno a essere date. I 5 Stelle se ne faranno una ragione, così come Vannacci o la Lega».

Reclamate più moderatismo, toccherà a Gabrielli e Ruffini bilanciare la coalizione?

«Mai reclamato più moderatismo. Anzi. Ci vuole radicalità nel difendere il potere di acquisto delle famiglie, i ceti medi impoveriti, città più sicure, un ambiente sano».