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La “rivolta” di Landini arruola i portuali. “Bloccheremo le armi”

Il segretario della Cgil anziché aiutare i lavoratori vuole fermare lo scalo di Ravenna. Sarà uno degli ultimi suoi fallimenti

Landini fa retromarcia: sì al tavolo unitario col governo

C’è un Landini, Maurizio, che sciopera contro tutti tranne se stesso. Ha firmato ventidue contratti collettivi sotto i nove euro all’ora, cinque ai vigilantes, e se Maurizio invocasse la «rivolta sociale» contro Landini sarebbe rivoluzionario, ma l’ha fatto contro il governo. Il segretario della Cgil difetta di autoironia, non di bile.

Il Che Guevara di Castelnovo ne’ Monti, falliti miseramente i referendum dell’anno scorso sul lavoro, è tornato a sbraitare. L’ultima landinata è che «la legge di bilancio fa schifo», e fa niente se ancora non esiste, l’importante è alimentare la tensione e caricare le piazze. Tre anni fa aveva paventato lo «sciopero generale» contro la manovra già a giugno, quando ancora non era scritta nemmeno sulla sabbia. Quello del 20 novembre un venerdì landiniano si annuncia infernale non tanto per i trasporti, che pur saranno paralizzati, quanto per i delinquenti di ogni risma che ne approfitteranno per attaccare la polizia e distruggere le città. Landini ovviamente prenderà le distanze, come i sodali, e di certo non sarà stata colpa sua. Nel 2024, ultimo bilancio consultabile della Cgil, Landini ha bruciato 2 milioni 262mila euro in scioperi e un altro mezzo milione per la piazzata del 7 ottobre 2023 (la mattina c’era stato l’attentato di Hamas) «in difesa della Costituzione contro premierato e autonomia», e un po’ meno in difesa dell’occidente contro gli islamisti. Dicevamo degli scioperi, che spesso diventano violenza, come quelli per la Flotilla, e altri diventano sabotaggi. Le piazze si allargano, la protesta si estende e punta alle infrastrutture strategiche del Paese. Dopo le mobilitazioni che hanno attraversato le città, il nuovo fronte si apre nei porti, dove l’obiettivo dichiarato non è più solo manifestare, ma bloccare le attività legate al traffico di armamenti. A mobilitarsi sono anche i portuali di Ravenna, già protagonisti di numerose iniziative contro il governo, il riarmo e i presunti carichi di armi destinati a Israele.

La nuova data in calendario è il 30 ottobre, quando sono previsti uno sciopero internazionale dei porti e la giornata nazionale per la Palestina: «Con i portuali di tutto il mondo contro guerra, riarmo e genocidio», annunciano gli organizzatori. La strategia è chiara: «Non è una manifestazione in più. È bloccare davvero quello che porta la guerra: il traffico di armi nei nostri porti». Una mobilitazione che rischia di trasformare la protesta di piazza in un problema per la logistica nazionale. Tra i promotori spiccano il Coordinamento Stop Armi Porto di Ravenna e le realtà della galassia antagonista e filopalestinese che da mesi contestano il transito di materiale bellico. Il fronte ha già visto una partecipazione attiva della Cgil, protagonista di parecchie iniziative con i portuali di Ravenna: tra settembre e dicembre 2025 almeno quattro appuntamenti - stando a quelli ufficializzati - che hanno coinvolto i due mondi. Tra cui uno sciopero il 19 settembre, un altro «per Gaza» il 3 ottobre, fino al 3 dicembre 2025, giorno dell’iniziativa congiunta Cgil-portuali chiamata «No all’economia di guerra, no alle armi nei porti».

La vena di Landini pulsa, grida al «fasìsmo» e pensa al futuro. Il suo mandato contro i lavoratori scadrà l’anno prossimo. Intanto fa il muezzin e brandisce il turbante.