Mentre la polizia veniva assaltata dai manifestanti nelle piazze italiane con lanci di sampietrini, bidoni e bombe carta, c’è chi giustificava i comportamenti dei violenti o attaccava le forze dell’ordine. A forza di invocare di «fare come in Francia», alla fine anche le città italiane, a cominciare da Milano, sono state prese d’assalto con la complicità di chi per giorni ha soffiato sul fuoco in chiave anti governo con i risultati che abbiamo visto tutto il fine settimana.
Colpisce che, di fronte alle immagini della violenza dei manifestanti, una certa sinistra abbia fatto soltanto dei distinguo.
Come Conte («No alla violenza ma il governo non ignori il disagio»), la Schlein («Condanno le violenze dei delinquenti ma non si usino per oscurare le proteste pacifiche») e Fratoianni («Questa violenza oscura le ragioni della protesta»). Mentre altri arrivano anzi a prendersela con le forze dell’ordine.
Come Lorenzo Pacini, assessore del Pd nel Municipio 1 di Milano e candidato sindaco alle primarie, che ha solidarizzato con i manifestanti in un video: «Oggi a Milano ci sono state manifestazioni contro il caro vita, contro un sistema che opprime la classe lavoratrice, gli studenti e le persone in generale. Qual è stata la risposta? Ovviamente manganellate e una repressione ingiustificata, da parte della polizia, che ha portato a tensioni e scontri».
Poi ha aggiunto «Anche a Milano diverse persone si sono fatte male. A tutti i ragazzi che avete subito pestaggi da parte delle forze dell’ordine massima solidarietà e vicinanza. Siamo con voi, è molto importante continuare a resistere e lottare perché questa democrazia appartiene a noi, questo Paese appartiene ai suoi studenti e alla sua classe lavoratrice».
Matteo Salvini ha definito «deliranti» le sue parole e Pacini ha attaccato il vicepremier non prima di aver detto che «quei danni si riparano» in merito alla devastazione dei manifestanti. Il partito dei CARC ha invece pubblicato sui propri social una foto dei manifestanti in Piazza Duomo scrivendo: «Quando vige un ordine sociale ingiusto, il disordine è il primo passo per instaurare un ordine sociale giusto. Respingere i tentativi di criminalizzare le rivolte è nell’interesse dei lavoratori e delle masse popolari tutte. Perché quelli che oggi condannano le rivolte e fomentano la dissociazione e la criminalizzazione sono gli stessi che invocano la polizia contro i blocchi e contro i picchetti dei lavoratori, dei camionisti, degli agricoltori, anche quando sono “pacifici”. E lo fanno nel nome della legalità». Per poi aggiungere: «Solidarietà a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze, ai fermati». D’altro canto un manifestante di Potere al Popolo intervistato in piazza ha affermato «temo che le proteste senza creare danni vengano inascoltate, io penso che per farci ascoltare dobbiamo alzare un po’ l’asticella dello scontro, creare dei danni, creare dei costi per farli pagare alla politica così si renda conto della nostra pericolosità e ci cominci ad ascoltare». Non solo. Potere al Popolo esce con una nota ufficiale che è una dichiarazione di guerra: «Noi non abbiamo dubbi da che parte stare. Condanniamo chi sfratta gli anziani, chi chiude i migranti nei lager, chi taglia scuola e sanità per comprare armi. Non è un problema di ordine pubblico. È un Paese che vuole cambiare. E va sostenuto e organizzato. Il 30 ottobre sciopero generale: Blocchiamo Tutto. Cambiamo tutto».
Così, mentre a Milano andava in scena la guerriglia urbana in piazza Duomo, l’europarlamentare Ilaria Salis pubblicava un’immagine con lo slogan delle proteste francesi aggiungendo «GenZ in rivolta ovunque, hanno ragione!». Chiamali, se vuoi, cattivi maestri.
