La corsa al centro non solo è iniziata, ma è finanche in fase avanzata. Tanto che tra Palazzo Chigi e via della Scrofa si ragiona da settimane su come allargare il consenso sull’elettorato moderato e meno identitario in vista delle prossime elezioni. Un’operazione delicata anche in virtù di due variabili che a loro modo sono interconnesse: da una parte la necessità di Fdi di contenere a destra la corsa di Roberto Vannacci (vedi il decreto sul tetto agli studenti stranieri nelle classi) e dall’altra le cattive acque in cui naviga Forza Italia che è il contenitore naturale dell’elettorato moderato di centrodestra. Di qui, l’idea di una o più liste civiche che possano correre al fianco di Fdi, Forza Italia, Lega e Noi Moderati e contribuire a moltiplicare l’offerta elettorale oltre che raccogliere alcune realtà politiche locali che pur non avendo respiro nazionale possono comunque spostare un consistente numero di voti. Il caso più eclatante è quello di Sud chiama Nord guidato da Cateno De Luca, che nel 2002 riuscì a far eleggere un deputato nel collegio uninominale di Messina. Le interlocuzioni tra i vertici di Fdi e l’attuale sindaco di Taormina sono già in fase avanzata, tanto che si è anche ipotizzato che il partito di via della Scrofa possa prestargli due deputati così da costituire una componente autonoma del gruppo misto alla Camera (che gli permetterebbe di ridurre in modo massiccio la raccolta delle firme in vista delle elezioni). E contatti sono in corso anche con il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, deputato ex Pd e Italia Viva, tanto che qualcuno ha maliziosamente notato la sua assenza alla Camera giovedì scorso durante il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità della riforma elettorale. Inutile dire che anche con Gianfranco Rotondi e la sua Dcr sono in corso delle riflessioni simili. Nel 2022 l’ex ministro è stato eletto con il centrodestra nell’uninominale a Avellino e oggi come deputato aderisce al gruppo di Fdi. E proprio ieri Giorgia Meloni ci ha tenuto ad essere presente con un video-messaggio al tradizionale convegno annuale che Rotondi organizza con la sua Dc a Saint Vincent. Non sarebbe sul tavolo, invece, l’idea di una civica che richiami direttamente a Meloni, perché - è la riflessione dei vertici di via della Scrofa - rischierebbe di drenare voti a Fdi che già deve difendersi a destra da Vannacci.
Le danze, in verità, si apriranno davvero solo dopo il via libera definitivo alla nuova legge elettorale, atteso - salvo sorprese - giovedì alla Camera. Formalizzato lo schema di gioco, infatti, si potrà finalmente uscire dal campo delle ipotesi. Peraltro, proprio la riforma voluta da Meloni favorisce di fatto il proliferare di liste civiche, visto che consente di concorrere al conteggio complessivo dei voti della coalizione - e dunque anche all’attribuzione del premio di maggioranza - a tutte le liste ad essa associate, a prescindere dal superamento dello sbarramento (a differenza del Rosatellum attualmente in vigore, che invece esclude chi non raggiunge l’1%).
Con l’avvio di una campagna elettorale la cui scadenza non è ancora certa (probabilmente fine maggio), la premier ha dunque iniziato a spingere anche sull’elettorato moderato. «Il centro - dice nel messaggio inviato a Rotondi - è una cultura fatta di famiglia, lavoro, libertà e senso dello Stato che abbiamo messo al centro dell’azione di governo». «Non vengo dalla storia della Dc - aggiunge - ma è anche grazie a chi l’ha ereditata che il centrodestra, nato più di trent’anni fa, oggi esprime il governo più longevo della storia repubblicana». «L’unico centro di gravità permanente è Forza Italia», le fa eco Antonio Tajani prendendo in prestito Franco Battiato. Una replica all’offensiva di Matteo Renzi dalla Leopolda. Ma con uno sguardo inevitabilmente anche a Meloni. Che, è la convinzione dei big azzurri, con la sua corsa al centro e l’idea delle liste civiche rischia di diventare per Forza Italia un concorrente interno allo stesso centrodestra.
