Anche An vuole rinascere: "Usiamo il simbolo storico"

La Poli Bortone raduna a Lecce i reduci di via della Scrofa: da Alemanno a Storace

Giorgia Meloni e Ignazio La Russa a Montecitorio
Giorgia Meloni e Ignazio La Russa a Montecitorio

Roma - Non è impresa facile ricostruire la casa della destra e ricomporre la diaspora degli ex An. Se da una parte si rafforza la consapevolezza che la sommatoria dei tanti piccoli partitini fioriti negli ultimi anni produce come unico risultato l'irrilevanza politica, dall'altra il cantiere dei reduci di via della Scrofa sembra poter contare su tanti mattoni asimmetrici.
La guerra dei personalismi, insomma, non è ancora superata. E soprattutto manca all'orizzonte un leader - a parte forse la riottosa Giorgia Meloni - che possa convincere chi si è costruito un piccolo spazio da primadonna a fare un passo indietro e retrocedere in un ruolo da ufficiale di complemento. Certo le prove tecniche di ricomposizione, andate in scena sabato a Lecce sotto la regia di Adriana Poli Bortone, hanno tentato di superare il problema con una platea disposta in cerchio, come a voler mostrare la volontà di superare le antiche gerarchie. Ma mettere da parte gelosie e difficoltà di convivenza non è facile. Tanto più che i distinguo tra sigle e correnti sono tutt'altro che archiviati. Non è certo passata inosservata l'assenza degli ex An confluiti in Fratelli d'Italia, ovvero di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Fabio Rampelli, con unico «testimonial» quel Guido Crosetto che proviene da tutt'altra storia politica. E poi ci sono Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, un tempo capicorrente, oggi decisi a restare nel Pdl anche nel caso si consumi il ritorno a Forza Italia.
La squadra dei volenterosi scesa in campo a Lecce è comunque nutrita e composta da dirigenti che hanno scritto pagine importanti della storia del Movimento Sociale prima e di An poi. L'aggregazione nascente potrebbe, infatti contare su Francesco Storace, Adriana Poli Bortone, Pasquale Viespoli, Andrea Ronchi, Roberto Menia, Adolfo Urso, Silvano Moffa, Domenico Nania, Mario Landolfi, Salvatore Tatarella. A loro si aggiungerà, con ogni probabilità, Gianni Alemanno. «Dobbiamo prendere atto della proposta di Berlusconi di riorganizzare il centrodestra sulla base di più soggetti partitici. C'è quindi spazio per creare un nuovo soggetto che, partendo dai valori della destra, sia proiettato verso il futuro e ancorato nel popolarismo europeo. È un percorso che dobbiamo fare per unire in modo nuovo il centrodestra italiano». Chi già detta i tempi e indica una data vicina per avviare concretamente il discorso - aprendo la querelle sul simbolo - è Francesco Storace. «A Orvieto, a metà luglio lanceremo il nostro messaggio sui contenuti. Nessuno si tiri indietro e soprattutto non si saboti, in una misteriosa fondazione, il diritto di chi ha militato in An a riprovarci. Se altri credono più a Forza Italia, è stravagante ma legittimo. Sarebbe intollerabile inibire a milioni di persone il simbolo che hanno amato. D'altra parte se si ricostruisce Forza Italia con quel simbolo, perché non dovrebbe essere lo stesso anche per una destra che conservi il simbolo di An?».

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