È convinta di potere vincere le primarie. E alza il tiro. Da ieri al Nazareno gira una bozza con le condizioni di Elly Schlein a Giuseppe Conte. Le primarie s’hanno da fare, secondo la segretaria, ma decide ella, anzi Elly, come si devono svolgere. Il messaggio è arrivato dalle parti del M5S e qualcuno si è lasciato scappare: «Paura, eh?». Chissà quale sarà la risposta in avvocatese di Giuseppe Conte, oltreoceano ribattezzato Giuseppi, che recita da giorni la parte del leader in pectore del campo largo. È un gioco al rialzo. Quando l’avvocato del popolo alza il tiro, Elly rilancia. Evidente che a un certo punto uno dei due si farà male.
È il motivo per cui ancora fino a due giorni fa Angelo Bonelli continuava a ripetere dalle colonne del Corriere della Sera che «oggi le primarie, invece di creare convergenze, amplificano le differenze». Segue postilla del leader di Avs: servirebbe un federatore. Il partito anti-primarie e anti-Schlein si annida dentro e fuori dal Nazareno. E questo Elly lo sa. Ma la segretaria del Pd è consapevole che non si deve curare di loro e deve guardare avanti. Intende giocarsela fino in fondo la sfida della sua vita. Perché, ripete ai suoi fedelissimi, «si è mai visto in passato che un segretario del Pd che non abbia poi fatto il candidato premier e che soprattutto non abbia partecipato alle primarie?». Tutte le volte che Schlein si sfoga in questi termini anche davanti a dirigenti di altre correnti, nessuno osa contraddirla. Anche perché temono di essere tagliati dalle liste che compilerà la segretaria assieme al cerchio magico.
Elly contro tutti, dunque. Contro gli avversari interni al Nazareno che ancora auspicano un passo di lato, il cosiddetto beau gest, e contro chi fuori dal partito auspica soluzione terze, un Prodi 2.0 o 3.0 che sia. Però non ha fatto i conti con Giuseppi. In questo quadro la segretaria del Pd studia mosse e contromosse per rovinare la festa al leader del M5S. Il 2 ottobre riunirà la direzione del Partito Democratico e in quel consesso scolpirà le direttrici programmatiche che poi porterà al tavolo con gli altri azionisti della coalizione e soprattutto definirà quale sarà il modello di primarie. Di sicuro, da azionista di maggioranza del campo largo la numero uno del Nazareno vuole essere lei a dettare le condizioni. Non vorrà, ad esempio, sentire parlare di primarie online. Perché, come ha osservato Paolo Gentiloni ospite di Lilli Gruber su La7, «meglio evitare che le primarie si trasformino in un’insalata russa», in merito ai dossier riservati che riportano di possibile infiltrazioni del Cremlino su qualsiasi elezioni del nostro Paese. Schlein metterà sul tavolo tre condizioni: no al voto online, no a candidature alternative alla sua del Partito Democratico, una sorta di norma anti-Gori, e sì al ballottaggio. Secondo i calcoli che hanno fatto al Nazareno, Schlein in caso di doppio turno riuscirebbe a mobilitare l’elettorato più centrista - da Renzi a Ruffini e Gabrielli - e intercetterebbe metà dell’elettorato di Alleanza Verdi e Sinistra. Se a ciò si aggiunge la mobilitazione della Cgil, con cui la segretaria avrebbe siglato un accordo sotto banco in caso di primarie, la vittoria ai gazebo è cosa possibile. Ma Elly non ha fatto i conti con Conte, capace di tutto.
Perché dovrebbe accettare queste condizioni se i sondaggi e diversi dirigenti del Pd fanno il tifo per lui? Conte è capace di tutto. Anche di voltare le spalle e proprio ieri sera ha lanciato questo ulteriore avvertimento: «Presentandoci per la prima volta in coalizione per vincere, non possiamo partire dal presupposto che il Pd esprime il candidato perché è il partito più grande. Nessuno si stupirebbe». Anche dentro al Nazareno. GaF
