Ha fretta, Elly Schlein. Ha fretta di chiudere la questione della coalizione e della leadership. Perché non si può mai sapere che qualcuno ci riprovi con terzi nomi o federatori. Vuole in estrema sintesi evitare il trappolone last second. Da Montepulciano, dove da venerdì a domenica è stato riunito il cosiddetto correntone - quello che tiene insieme le aree di Speranza, Franceschini e Orlando - Elly si rimette in modalità premier in pectore. Poco dopo mezzogiorno la segretaria prende la parola e guarda negli occhi tutti i dirigenti del girone che ricorda quello dei dorotei della Dc. «Sta a noi rispondere a questa chiamata, farlo insieme agli alleati, testardamente unitari. Lo faremo in fretta, perché non partiamo da zero. La maggior parte delle proposte sono già il frutto di un lavoro unitario in Parlamento e sui territori. Ora c’è l’ultimo importante miglio. Questa sfida la affronteremo insieme. Insieme possiamo battere le destre e scrivere un futuro più giusto». La segretaria del Pd è già proiettata alla sfida con Giorgia Meloni e attacca l’attuale coalizione al governo: «Davanti a una destra che porta caos, guerra, inflazione e recessione dobbiamo offrire protezione e tranquillità».
Messo in chiaro tutto questo, il passaggio di Elly a Montepulciano ha un valore doppio. Non le serve soltanto per ribadire all’esterno - dunque anche a Giuseppe Conte - che per la leadership lei è in pole position. Ma nella mattinata trascorsa in Toscana, incassa definitivamente l’appoggio di alcuni fra i dirigenti più influenti, ovvero di coloro che determinano gli equilibri all’interno del partito e di sicuro lo faranno in caso di primarie. Non è un caso che prima dell’intervento della segretaria sia intervenuto Roberto Speranza, peso massimo nella galassia democrat. L’ex ministro della Salute ha voluto mettere in chiaro un concetto: «Sostengo Schlein perché il suo profilo, il suo carattere, la sua modalità di guardare le cose può intercettare questa domanda di radicalità. Questa comunità sta con lei non per tatticismo o interessi, ma per la traiettoria di fondo». Segue in scia Peppe Provenzano, altro ex ministro del governo Conte 2: «Noi a Montepulciano la discussione della leadership l’abbiamo chiusa un anno fa. Schlein ha guadagnato sul campo le stelle per guidare la coalizione». E segue ancora Chiara Braga, la capogruppo a Montecitorio dei dem: «Elly Schlein ha una investitura forte di un percorso che in questi anni l’ha vista impegnata a ricostruire le condizioni di unità della coalizione. In questo nome accettiamo le primarie, non abbiamo paura». E ancora, ecco Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd a Strasburgo, che potrebbe presto diventare vicepresidente del Parlamento Ue: «L’unità non è più un’eresia, è un progetto politico che grazie a Schlein ha convinto tutti e tutte». Un’unità di intenti che secondo fonti qualificate è il risultato di un accordo di massima sulla composizione delle liste in vista delle elezioni politiche del 2027. Tutti o quasi garantiti. Ergo tutti per Elly for president.
