Dal nostro inviato a Firenze
Dallo «sceriffo» Vincenzo De Luca al pistolero Clint Eastwood il passo è breve. Matteo Renzi cita l’attore californiano per replicare a Giuseppe Conte sul tema delle «garanzie». Doveva essere una Leopolda scevra da polemiche ma il leader grillino ieri ha deciso di punzecchiare da lontano: «Schlein vuole Renzi in coalizione? Ne sarà diretta garante». A quel punto l’ex premier ha sferrato un colpo hollywoodiano: «Se vuoi delle garanzie, compra un tostapane». La Firenze renziana, più che sui 5s, si concentra su Casa Riformista in vista delle politiche 2027. Sì, il sindaco di Salerno ma anche l’europarlamentare dem Giorgio Gori, che la segretaria non vuole in campo alle primarie, il fuoriuscito in polemica Emanuele Fiano, Matteo Hallisey di + Europa: accorrono tutti nel tempio del renzismo, dove la parola d’ordine è «allargare». Lo ricorda la senatrice Raffaella Paita quando parla di un’Iv-Casa Riformista «inclusiva». L’obiettivo è l’ampio respiro, un album con più pagine. Un personaggio come l’onorevole Roberto «Bobo» Giachetti dice al Giornale che questa Leopolda è uno «start», un inizio per qualcosa che deve arrivare. Cosa? Dipendesse dai ragazzi della scuola «Meritare l’Europa», l’elemento più animato della platea, Renzi dovrebbe ragionare sul candidarsi alle primarie.
Il partito - osservano - sarà pure al 3% ma lo spazio di manovra sembra maggiore. La suggestione resta, come da qualche settimana, nei desiderata della base. Non è difficile per Mario Calabresi salire sul palco di questo «laboratorio delle idee», come lo chiama il consigliere regionale piemontese Vittoria Nallo. L’ex direttore di Repubblica deve guardarsi dalla sinistra-sinistra, dove premono - Schlein compresa - affinché il candidato sindaco di Milano sia un uomo di partito, un Pier Francesco Majorino per intenderci. Renzi invece è convinto dalla carta Calabresi: «Lo vedrei bene come primo cittadino». Sono le contraddizioni del «campo largo», che non diminuiscono. Se il leader d’Iv prova a gettare acqua sul fuoco («Noi nel merito ci siamo» ricorda a Conte), i 5S la buttano in baruffa chiedendo al Pd di farsi tutore. Hallisey intravede un progetto comune tra renziani e + Europa ma il partito guidato da Riccardo Magi ha convocato il congresso per dicembre: «Da quell’appuntamento dipende la linea del futuro», precisa Hallisey al Giornale. La possibilità che l’attuale segretario perda lo scettro del movimento post-radicale sono tangibili. Arriva un endorsement da Michele de Pascale, governatore dell’Emilia Romagna: «Renzi ha a fuoco più di altri l’emergenza di un cambiamento in Italia». Sono segnali di riappacificazione tra certo mondo Pd e la Leopolda, regia fisica della rottamazione prima e della rottura con i dem poi. Certo, lo stato di salute del centrosinistra è quello che è. L’unico collante è l’antimelonismo. Alla Leopolda è protagonista la difesa del ddl antisemitismo ma due giorni fa, fuori dal Parlamento, un bel pezzo di Campo largo ha protestato tra le bandiere islamiste. Renzi propone un «contratto alla tedesca», un documento con i punti essenziali da rispettare. Gori incalza il Nazareno: per l’ex sindaco di Bergamo, Schlein sbaglia a non volere più candidati dem alle primarie. Lui è uno di quelli che vorrebbero contarsi. La giornata scivola, tra un panel e un altro. La Leopolda resta, da 14anni, il vero «tostapane» del renzismo.
