Per la prima volta lo dice senza nascondersi. Al minuto 50 della relazione che durerà più o meno un’ora e mezzo, Elly Schlein, davanti alla platea dell’Assemblea nazionale del Pd alla Nuvola di Fuksas, scolpisce parole definitive sulla premiership: «Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie». Elly c’è. Non intende cedere lo scettro a federatori moderati, terzi nomi, ex presidente del Consiglio, padri fondatori del Nazareno. Schlein traccia la rotta delle prossime settimane: la costruzione del programma coinvolgendo tutti gli attori del centrosinistra, quindi anche i centristi, e poi la leadership, dove pone davanti a tutti lei che resta la segretaria del primo partito della compagine progressista. «Abbiamo la responsabilità di poter vincere le prossime ?elezioni. Lo voglio fare con voi, con coraggio, con determinazione, con l’orgoglio di chi sa che quando siamo uniti possiamo cambiare il destino del nostro Paese. E vi voglio dire io ci sono pronta, determinata, onorata e orgogliosa di potere guidare questa straordinaria comunità che non ha pari in Italia».
Elly è già proiettata al duello con la presidente del Consiglio ma avverte: «Ora manca un miglio, ma bisogna essere tutti, non da soli. Serve tutta l’alleanza progressista che governa nelle regioni. Bisogna allargare, non restringere». In questa sfida alla premier, Schlein mette in fila gli errori di un governo che a suo avviso ha fallito: «Le piazze chiedono alla politica di assumersi la responsabilità di scelte concrete per chi studia, lavora e produce. Il governo sta ignorando queste voci. È il governo più longevo e il più inconcludente, che occasione storica ha sprecato Giorgia Meloni, che con quei numeri in Parlamento poteva fare riforme coraggiose e non è riuscita a farne una che cambiasse in meglio e in concreto la vita degli italiani, che oggi sono in piazza più poveri e più incazzati di ieri e vanno ascoltati e non criminalizzati». E ancora: «A chi chiede benzina, la presidente del Consiglio risponde con l’autonomia differenziata». Dopodiché la segretaria del Nazareno si toglie una serie di sassolini: «Dicevano che non sarei durata 6 mesi, ma sono ancora qui. Anzi, è la prima volta che una segretaria del Pd finisce il suo mandato». Segue un no secco e coinvolto alle larghe intese e qui la questione sembra rivolta ai tifosi del pareggio che si annidano nel Pd.
Infine un passaggio sul sostegno all’Ucraina per tranquillizzare l’anima riformista del Nazareno. «Noi abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere il popolo ucraino che ha subito un’aggressione criminale da parte di Putin». Al contempo, aggiunge, «La Ue deve trovare un unico negoziatore europeo» per arrivare a «una pace giusta, altrimenti lasceremo spazio a queste ambigue telefonate di Trump e Putin».
La lunga relazione si conclude con l’abbraccio con il presidente Bonaccini e con i fedelissimi Igor Taruffi, Marta Bonafoni e Chiara Gribaudo. Ecco poi i voti.
Passa all’unanimità la modifica dell’articolo 8 dello Statuto che proroga la segreteria di Elly Schlein che, quindi, guiderà il Pd fino alle prossime elezioni politiche. Ha votato a favore della modifica anche la minoranza riformista. E passa anche l’ordine del giorno che stabilisce, in caso di primarie, che «l’assemblea nazionale designa la segretaria quale propria candidata». Qui c’è stata più di una polemica. Ma alla fine Elly si prende tutto. E si proietta già alla lunga campagna elettorale contro Giorgia Meloni.
