Elly Schlein prenota Palazzo Chigi. E pazienza se nel centrosinistra la partita per la leadership è ancora tutta da giocare. La segretaria del Partito Democratico non ha alcuna intenzione di fare passi indietro e rilancia la propria candidatura alla guida del Paese, mandando un messaggio tanto a Giorgia Meloni quanto a Giuseppe Conte. Il palcoscenico è quello dell’assemblea nazionale dem, riunita alla Nuvola di Fuksas a Roma, dove la leader del Nazareno si dice “pronta, determinata, onorata e orgogliosa” di guidare il partito alle prossime elezioni. E soprattutto ribadisce la volontà di candidarsi alla presidenza del Consiglio “con o senza primarie”. Un’investitura che la Schlein rivendica senza troppi giri di parole, mentre nel campo largo restano da sciogliere i nodi dell’alleanza e delle ambizioni dell’ex premier pentastellato.
Davanti ai delegati, la segretaria sceglie innanzitutto la strada dell’autocelebrazione. Ricorda le previsioni di chi immaginava un Pd destinato a scomparire, le divisioni annunciate e le scommesse sulla brevissima durata della sua leadership. Tutte, a suo giudizio, clamorosamente sbagliate. “Avevano scommesso che io non sarei durata sei mesi”, rivendica, sottolineando di essere ancora alla guida dei democratici. La Schlein è convinta che il partito abbia ritrovato compattezza e credibilità, al punto da presentarsi come il perno indispensabile dell’alternativa al centrodestra. E difende anche il pluralismo interno, prendendo le distanze dalle formazioni costruite attorno a un solo leader: “Noi siamo un partito vero”, scandisce.
Del resto, l’appuntamento romano ha anche un obiettivo molto concreto: modificare lo Statuto per prorogare il mandato della segretaria, la cui scadenza naturale è fissata al marzo 2027. L’intenzione è evitare un congresso nel pieno della campagna elettorale e consentire alla Schlein di accompagnare il partito fino alle prossime politiche. Un passaggio fondamentale per blindare la continuità della leadership dem e affrontare quello che lei stessa considera “l’ultimo miglio” verso il voto.
Ma se nel Pd la strada sembra tracciata, il discorso si complica quando si allarga lo sguardo agli alleati. Giuseppe Conte non ha mai nascosto la volontà di giocarsi la partita delle primarie, considerate dal leader pentastellato lo strumento per scegliere il candidato premier della coalizione. La Schlein non chiude la porta, ma detta le condizioni. “Prima il programma comune”, poi si discuterà di chi dovrà guidare la coalizione. La segretaria rivendica inoltre la necessità di coinvolgere tutte le forze progressiste e moderate disponibili, senza restringere il perimetro dell’intesa. La parola d’ordine è “bisogna allargare, non restringere”. Insomma, unità prima di tutto, almeno nelle intenzioni. Perché sulla leadership la partita rimane apertissima e nessuno sembra intenzionato a cedere il passo.
La numero uno del Pd insiste comunque sulla necessità di costruire un’alternativa coinvolgendo sindacati, associazioni, categorie produttive e amministratori locali. Non vuole un programma confezionato esclusivamente nelle stanze dei partiti e rivendica il lavoro svolto per tenere insieme le opposizioni. La promessa è quella di non fare più alle destre il favore di dividersi. E lancia un altro messaggio, questa volta a chi immagina possibili accordi trasversali dopo le elezioni: “Mai più larghe intese”. La Schlein vuole vincere e governare, senza compromessi con il centrodestra.
Non manca, naturalmente, l’offensiva contro Giorgia Meloni. Secondo la leader dem, gli italiani starebbero presentando il conto alla maggioranza dopo anni di politiche economiche e sociali giudicate fallimentari. La segretaria accusa il premier di aver sprecato un’occasione storica, lasciando il Paese in condizioni peggiori rispetto all’inizio della legislatura. Tanto che, nella sua ricostruzione, i cittadini sarebbero oggi “più poveri e più incazzati di ieri”. La Schlein torna anche sulle manifestazioni degli ultimi giorni, prendendo le distanze dagli episodi di violenza. “Non c’entriamo niente con i delinquenti”, precisa, sostenendo però che gli scontri non debbano oscurare le ragioni delle proteste pacifiche.
Nel mirino finisce anche la nuova legge elettorale, interpretata dalla segretaria come il tentativo del centrodestra di difendersi da una possibile sconfitta. La leader dem si dice certa che la coalizione progressista possa comunque battere la maggioranza. “La novità siamo noi”, assicura, chiedendo al governo di prendere atto del proprio fallimento e di tornare alle urne il prima possibile. La Schlein se la prende anche con quello che considera un settore dell’establishment ostile all’arrivo della sinistra a Palazzo Chigi. Un’altra dimostrazione, nella sua lettura, che il Pd sarebbe sulla strada giusta: “Non preoccupatevi se ci danno addosso, hanno capito che facciamo sul serio. È giusto che abbia paura chi vuole che non la cambi in questo Paese è giusto che abbia paura di noi, chi detiene dei privilegi che non è disposto a mettere in discussione. È per questo che ci attaccano e guardate ci continueranno ad attaccare sempre di più verso le elezioni, ma io vi dico non abbiate timore perché i risultati portati qui fin qui parlano per noi”.
L’ottimismo, dunque, non manca. Così come la convinzione che la sinistra possa finalmente sfrattare Meloni da Palazzo Chigi. Resta però una differenza tra proclamare l’unità della coalizione e costruirla davvero. Perché prima di sfidare il centrodestra, la Schlein dovrà trovare un accordo con gli alleati sul programma e soprattutto su chi dovrà guidare il campo largo. E su quella poltrona, a giudicare dalle premesse, la concorrenza non manca.
