Stefano: le pillole di papà Giulio e mano tesa ad Ambrosoli jr

A poche settimane dalla morte di Giulio Andreotti (nella foto, durante il processo di Palermo), il terzogenito Stefano, 60 anni, rompe il riserbo in cui si era stretta l'intera famiglia e racconta - in esclusiva a Vanity Fair in edicola oggi - tratti finora sconosciuti del padre. Come quando, durante il processo palermitano, lo trovava «sulla poltrona a dormire – lui che non dormiva mai – imbottito di psicofarmaci per stare tranquillo. La fede l'ha aiutato: diceva che era una prova da superare per quello che aveva avuto, doveva scontare qualche peccato». Ma Stefano Andreotti è pronto anche a tendere una mano a Umberto Ambrosoli, che ha preferito uscire dall'aula del Consiglio regionale della Lombardia quando si è osservato un minuto di silenzio per la scomparsa del senatore a vita: «Che Umberto Ambrosoli ce l'abbia con lui è più che comprensibile. Se io sono arrabbiato per quello che è successo a papà, figurarsi lui, che suo padre lo ha visto ammazzato».

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