Se Fabrizio Corona può ritenersi soddisfatto dei risultati dell’ultima puntata di Falsissimo, Roberto Vannacci, invece, molto meno, pur se rimane convinto del contrario. Il primo può dire tranquillamente che l’operazione-audience anche in questa occasione è riuscita pienamente a centrare il bersaglio.
Le tre clip pubblicate in collaborazione dai due nuovi account Instagram @coronaperlaverita e @icoronasofficial hanno totalizzato complessivamente 2.4 milioni di visualizzazioni e 54 mila like. A questi poi si aggiungano anche i 20 mila like e un altro mezzo milione di visualizzazione incassate dal canale YouTube di Fabrizio Corona. Quindi, a conti fatti, la monetizzazione delle interazioni e delle visualizzazioni, almeno per lui si chiude con un bilancio certamente in positivo. Senza considerare l’impennata dell’engagement che è cresciuta del 162% rispetto alla scorsa settimana.
Per il leader di Futuro Nazionale, invece, il saldo finale di questa collaborazione è ancora molto aleatorio, per non dire assai incerto. Infatti, ciò che i politici e i leader sembrano non voler comprendere è l’assenza di un rapporto diretto tra il picco di audience social, la visibilità, che possono ottenere e la sua conversazione diretta in termini di credibilità, quindi in ultima analisi di consensi reali al momento del voto.
In modo particolare, quando a soffiare nel mantice dell’hype è un influencer o un creator terzo rispetto all’arena politica in senso stretto, come nel caso di Fabrizio Corona, è assai probabile che non riuscirà a trasferire al cliente-politico quella che è la dote più importante per un leader: la reputazione agli occhi dei follower. Anzi, c’è da scommettere che la collaborazione in questo caso, come in altri, può sottrarre ma non aggiungere alcuna quota di credibilità.
Ciò che è opportuno rammentare, in particolare in previsione della prossima campagna elettorale del 2027, è una considerazione di buon senso che in molti sembrano ancora sottovalutare: la comunicazione di un leader, così come quella di un partito, per quando negli ultimi anni si siano uniformate alle regole e ai linguaggi della comunicazione digitale valida per i brand e i prodotti, rimane comunque fortemente legata al principio di responsabilità, senza la quale diventa complicato trasferire nell’urna l’attenzione digitale riscossa online. Pertanto, ben vengano le collaborazioni con gli influencer, ma sempre che questi abbiano per i follower e gli utenti una loro credibilità politica.
Sarà anche per questo che lo stesso Vannacci in tarda mattinata ha ritenuto opportuno postare sui suoi social una precisazione che tanto il sapore di una excusatio non petita: “In molti me lo hanno chiesto: perché sei andato da Corona? Perché in molti, forse troppi, mi avevano detto di starci lontano da Corona: é il male; ti frega; registra tutto e poi ti ricatta; pensa solo a fare soldi; è un pagliaccio. E io, che nella mia vita ho fatto sempre l’opposto di quello che consiglia il pensiero unico e che non ho nulla da nascondere, ho accettato di fare il podcast”.
