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Letteratura

In Irlanda anche la terra è ribelle

Land. Una storia irlandese (Guanda, traduzione di Stefania De Franco, pagg 448, euro 20), di Maggie O’Farrell (autrice nordirlandese pluripremiata a cui, tra gli altri, si deve il romanzo Nel nome del figlio, da cui è stato tratto il film Hamnet, candidato a otto premi Oscar), si svolge nell’Isola di Smeraldo all’indomani della Grande carestia

Irlanda, paesaggio

Nella travagliata storia dell’Irlanda sono tre gli eventi da cui non si può prescindere per la loro impronta indelebile sulla coscienza del popolo: le ripetute invasioni inglesi e, soprattutto, la terribile colonizzazione a opera di Oliver Cromwell, nel XVII secolo; la Grande carestia, dal 1845 al 1852, e la susseguente emigrazione di massa, soprattutto verso gli Usa; i moti per scrollarsi di dosso il giogo britannico, dal 1919 al 1921, con le sue propaggini negli anni Settanta del Ventesimo secolo, i cosiddetti Troubles.

Land. Una storia irlandese (Guanda, traduzione di Stefania De Franco, pagg 448, euro 20), di Maggie O’Farrell (autrice nordirlandese pluripremiata a cui, tra gli altri, si deve il romanzo Nel nome del figlio, da cui è stato tratto il film Hamnet, candidato a otto premi Oscar), si svolge nell’Isola di Smeraldo all’indomani della Grande carestia, in un momento di terribile incertezza socioeconomica.

Il cartografo Tomás lavora al progetto dell’amministrazione britannica di mappare l’intera isola e di assegnare

un nome a ciascun luogo.

Per farlo, il ruvido e taciturno Tomás si porta appresso il figlio Liam a cui intende insegnare il mestiere. E sarà proprio durante lo svolgimento di tale compito, che il guscio impenetrabile di Tomás finirà per incrinarsi e la sua natura di irlandese indocile verrà fuori, trascinando Liam in un vortice a lui del tutto ignoto: su ordine del padre, che sa bene che quel ragazzino avrebbe bisogno di essere trattato con maggior indulgenza e dolcezza ma non è in grado di farlo, Liam entra in un bosco per effettuare delle misurazioni e cade preda di quella strana inquietudine che solo la natura sa trasmettere.

Si precipita dal padre, urlando. Perde uno stivale e un attrezzo di lavoro e Tomás torna nel bosco per recuperarli, scomparendo nel nulla, inghiottito dal bosco con le sue fronde e le sue ombre. L’indomani, però, al suo rientro a casa, tutti capiscono che nella notte gli è successo qualcosa e che quell’uomo è cambiato per sempre, a partire dall’uso del gaelico, la lingua proibita che aveva intimato ai figli e alla moglie di non usare mai in pubblico, nel timore che qualche soldato inglese di passaggio li sentisse e li mettesse nei guai.

Come potrà Liam, a soli dieci anni di età, prendere in mano l’eredità professionale del padre e sostituirsi al genitore, segnato nell’anima, come guida della sorella Enda, ribelle per natura?

Questo è solo l’incipit del romanzo, una specie di saga familiare che affronta il tema ineludibile delle radici tanto caro all’immaginario irlandese: è anche attraverso un’operazione apparentemente fredda come la mappatura di un territorio che l’orgoglio nazionale ha un sussulto. In fondo, quell’isola riottosa ha finito per essere una croce per il colonizzatore che ne vuole delineare scientificamente i confini.

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