Merkel, ovvero la politica come scienza (quasi) esatta

Nell’estate del 1920 un’armata bolscevica puntava su Varsavia, con l’intenzione, certificata da Lenin, di proseguire verso Ovest, portare il comunismo in Germania e distruggere la pace di Versailles, che un anno prima aveva, fra l’altro, ridato l’indipendenza alla Polonia. La battaglia di Varsavia (Corbaccio, pagg. 188, euro 16,60, trad. Gabriella Cursoli) di Adam Zamoyski è dedicato al rocambolesco scontro del 16 agosto che, con protagonisti eccezionali (il vincitore Pilsudski e lo sconfitto Tuhacevskji) e due testimoni dal grande futuro (il vescovo Ratti e il maggiore de Gaulle), rifondò il mito della patria polacca e cambiò il corso della storia. Dall’esito della guerra i militari trassero lezioni sbagliate, Stalin il desiderio di vendetta che placò a Katyn.