La natura si difende dall'uomo. E cambia menù

In tempi di carestia bisogna accontentarsi di quello che passa il convento. L'indicazione sembra essere valida anche per l'ambiente, dove la presenza dell'uomo ha sconvolto interi ecosistemi, ed è stata recepita alla perfezione da un piccolo pesce africano, il goby, che ha imparato a far fronte alle difficoltà create dalla pesca eccessiva e dal riscaldamento del mare cambiando menù e adattandosi a vivere in condizioni proibitive. Lo straordinario esempio di adattamento, il primo di questo genere mai osservato, ha avuto luogo nella zona della corrente del Benguela, fra il Sudafrica e la Namibia, ed è stato osservato da un team di ricercatori guidato dall'università statunitense di Penn State.
La zona era ricca di sardine, ma la pesca eccessiva negli anni '70 e '80 le ha quasi del tutto eliminate, favorendo l'invasione delle meduse, poco appetibili dalle altre specie per la loro velenosità. «Le meduse sono una specie di "vicolo cieco" per gli ecosistemi, perché sono velenose e pochi pesci riescono a mangiarle - spiega Victoria A. Braithwaite dell'università di Penn State, uno degli autori dell'articolo pubblicato da Science - ma i goby riescono a far rientrare i loro tessuti nella catena alimentare». Questa non è l'unica capacità di adattamento mostrata dal pesce: lo studio ha scoperto anche che il goby è capace di nuotare per ore in zone praticamente prive di ossigeno, che si creano a causa di una eccessiva proliferazione di batteri, ad esempio nelle acque inquinate o troppo calde dove si formano molte alghe, che consumano questo gas. «Non solo il pesce non muore in assenza di ossigeno - continua la ricercatrice - ma rimane vigile, tanto che se viene toccato scappa».
Anche se questo esempio dà una speranza su come la natura riesca, almeno in questo caso, a rimediare ai danni dell'uomo, non si tratta di un ritorno al passato per le zone colpite: «La natura sta cercando un nuovo equilibrio dopo che l'uomo ha sconvolto quello preesistente - commenta Roberto Danovaro, del Politecnico delle Marche - questa scoperta è importante anche perché gli stessi problemi sono comuni a diverse zone marine del mondo, compreso l'alto Adriatico e il Mediterraneo in genere. Studiando ecosistemi come questo forse potremo avere un'idea di cosa succederà da noi». Problemi come quelli che affliggono la corrente del Benguela sono ormai all'ordine del giorno anche nel Mediterraneo: «I cambiamenti in atto sono addirittura drammatici - continua Danovaro - dalle alghe tossiche alle meduse, dalle mucillagini all'ipossia che affligge l'alto Adriatico ci sono molti segnali dei cambiamenti in atto. Il caso descritto dall'articolo descrive bene come l'impatto dell'uomo sul mare possa portare a conseguenze inaspettate sulle differenti specie animali».
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