“Obsoleto, liberticida e corporativo”. Così Giulia Innocenzi definiva l’Ordine dei giornalisti nel 2012. E spiegava anche perché, nonostante questa convinzione, fosse diventata praticante: “Solo per garantirmi il contratto Fieg-Fnsi”. Quattordici anni dopo Innocenzi si definisce “giornalista” sui propri social e come tale viene presentata anche sul sito della Rai, spiega Agricola, nelle pagine dedicate a Report. Eppure, secondo le risultanze consultabili dell’Albo, non risulta attualmente iscritta né tra i professionisti né tra i pubblicisti.
Nel maggio 2012 scriveva su Facebook: “Sono per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti che è obsoleto, liberticida e corporativo e attualmente risulto come praticante perché Santoro è uno dei pochi che applica contratti giornalistici”. Un anno dopo provò comunque a entrarci. Nel 2013 Innocenzi, secondo le ricostruzioni, partecipò all’esame per diventare giornalista professionista, ma non superò la prova scritta. A raccontarlo all’epoca fu Fanpage, che pose una domanda piuttosto semplice: se si vuole abolire l’Ordine, perché sostenere l’esame per entrarci?
“La questione non è tanto la bocciatura”, scriveva Fanpage, ricordando che anche colleghi autorevoli erano stati fermati dall’esame. E molti, pur essendo autorevoli giornalisti, non sono iscritti: “Perché Giulia Innocenzi vuole diventare giornalista professionista visto che è a favore dell’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, ente di diritto pubblico ad iscrizione obbligatoria?”.
Innocenzi si presenta come giornalista, lavora per Report e firma inchieste dedicate alla zootecnia e agli allevamenti ma, come ha spiegato Il Giornale, è stata anche finanziata da privati che avevano interessi nel settore del vegano. Allo stesso tempo promuove la raccolta del 5 per mille per sostenere le proprie attività. C’è inoltre Food for Profit, il documentario sugli allevamenti intensivi finanziato anche attraverso contributi privati. Un intreccio che merita di essere ricostruito e approfondito, soprattutto per capire se esistano sovrapposizioni tra chi ha finanziato il documentario e i soggetti o gli interessi raccontati successivamente nei servizi televisivi.
