“Io non ho mai inneggiato alla violenza”. Marracash torna a parlare dopo le polemiche scoppiate per le sue dichiarazioni sugli scontri di Milano. E lo fa con quattro schermate pubblicate su Instagram, nelle quali respinge le accuse, denuncia gli insulti ricevuti e prova a spiegare cosa ci sia, secondo lui, dietro la rabbia dei giovanissimi scesi in strada. Una presa di posizione che arriva mentre Fedez attacca gli artisti pronti a schierarsi con i manifestanti salvo poi frequentare le passerelle e gli ambienti del lusso.
Marracash non nasconde di essere finito al centro delle critiche. “Mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo”, scrive. Accetta anche i titoli dei giornali, che a suo dire avrebbero estrapolato alcune frasi dai suoi interventi. Quello che invece contesta è l’accusa di aver giustificato la violenza. “Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza”, prima di spostare l’attenzione sulle ragioni delle proteste. Per il rapper, cresciuto nel quartiere milanese della Barona, gli scontri non possono essere semplificati come episodi di vandalismo. Bisogna anche chiedersi cosa spinga dei minorenni a coprirsi il volto e rischiare di essere arrestati o colpiti dalle forze dell’ordine. Gesti che lui considera il sintomo di un problema più profondo. Il malessere “starebbe raggiungendo anche il ceto medio”.
E rivendica inoltre il diritto di esprimere le proprie idee indipendentemente dal successo economico raggiunto. Aver fatto soldi “non cancella il passato né impedisce di desiderare una società più equa”. Eppure, se analizziamo bene la questione, il rapporto tra Marracash, Fedez e la politica ha radici lontane. Già nel 2015, intervistato da Rolling Stone, Marracash si interrogava sull’utilità delle prese di posizione politiche dei rapper, citando proprio Fedez e le sue polemiche con i politici su Twitter. Nello stesso anno sosteneva che l’arte non dovesse essere politicizzata, pur riconoscendo il valore sociale delle canzoni capaci di raccontare le periferie. Nel 2021, poi, era tornato ad attaccare Fedez con il brano Cosplayer, criticando chi abbraccia una causa soltanto quando gli conviene.
Lunedì 19 ottobre, pubblicava su Instagram: “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”.
A “tenere a braccetto” il rapper della Barona ci sono anche Nayt, Sayf e Luchè, che hanno espresso vicinanza alle ragioni della protesta. Forse rischiando di cavalcare la rabbia dei manifestanti, mentre la situazione è già critica così e rischia di peggiorare proprio nel prossimo weekend.
Il messaggio è molto chiaro, mentre alcuni protestano contro un sistema dal quale si sentono esclusi, i loro idoli continuano a beneficiarne. E Fedez effettivamente non risparmia nemmeno se stesso, riconoscendo di aver seguito lo stesso percorso, dalla periferia al successo e all’esibizione della ricchezza. Due letture sicuramente diverse di quanto sta accadendo a Milano.
