Non è un’aggravante procurare una donna al boss latitante

Anche i latitanti hanno diritto ad un'affettività sessuale. Pertanto, dice la Corte di cassazione, procurare una donna al boss latitante non è di per sé motivo di aggravante. Ecco perchè la Sesta sezione penale ha accolto il ricorso di Michele T., indagato per favoreggiamento personale con tanto di aggravante perchè «aveva agevolato la latitanza di Francesco L.», noto capomafia del Foggiano sottrattosi alla cattura un anno fa, «mettendogli a disposizione la propria casa rurale» e «reperendogli una donna con la quale intrattenere rapporti sessuali». Per la Suprema corte, reperire una donna al latitante non può essere motivo di aggravante se tale condotta «non è volta ad agevolare l'attività posta in essere dall'organizzazione criminale». Di diverso avviso il Tribunale di Bari che, con ordinanza dello scorso giugno, aveva confermato la misura carceraria per Michele T.
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