Ora l’Esquilino è un rione sotto shock

Spara prima alla madre, poi al padre. Quindi scappa da una porta finestra dell’appartamento di famiglia al sesto piano di un palazzo al civico 155 di via Turati, all’Esquilino, e si barrica, pistola ancora in pugno, sulla terrazza. «Ho ucciso i miei genitori, sono una feccia», grida ai poliziotti che si arrampicano fino a su per convincerlo a scendere. «Non è vero, sono solo feriti», la drammatica bugia perché il ragazzo, 15 anni appena ma da tempo in cura per un forte stato depressivo al Centro d’igiene mentale di via dei Sabelli, si convinca a non compiere l’ultimo gesto estremo: il suicidio. Sono due ore di estenuanti trattative che scuotono e sconvolgono la Chinatown capitolina. «Quel ragazzino aveva avuto un incidente in montagna. Si era fatto molto male alle gambe - raccontano alcuni conoscenti -, da allora era cambiato». «Lo sentivamo spesso urlare - dicono altri -. Qualche giorno fa sentimmo la mamma chiedere aiuto».
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