Pellegrini affamati e osti furbi

Se c’è stato un artista solitario nell’arte italiana, questo è senza dubbio Gianfranco Ferroni, che anche nel rappresentare la realtà ha una sua maniera personalissima e schiva. Cioè lo fa per sottrazione, rifuggendola e ritirandosi nella ricerca dell’assoluto e del vuoto. Forse è la dannazione degli artisti puri, e in questo Ferroni è un maestro, sia un purezza che in dannazione. Un interessante saggio curato da Antonio Gnoli (La luce dell’ateo, Bompiani, pagg. 188, euro 10,50) raccoglie ora scritti e lettere di Gianfranco Ferroni ad amici, amiche, galleristi, amori desiderati e l’insieme di queste pagine rafforza l’idea di astrazione che emana dalle sue opere.

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