L’Unione europea considera il Vietnam un partner sempre più importante. La visita a Bruxelles di To Lam, segretario generale del Partito comunista vietnamita e presidente del Paese asiatico, arriva in un momento cruciale, e cioè mentre i membri dell’Ue cercano di ridurre le dipendenze strategiche dalla Cina. Allo stesso tempo Hanoi punta ad attirare capitali e competenze occidentali per sviluppare ulteriormente la propria economia. Tanti i temi caldi, a partire dalle materie prime critiche.
La visita di To Lam in Europa
Dopo la visita in Russia e in Francia dello scorso settembre, To Lam è tornato in Europa per una nuova missione diplomatica, questa volta concentrata sul Belgio e sulle istituzioni europee. Il viaggio, in programma dal 21 al 24 ottobre, comprende incontri con esponenti del governo belga, una visita al Parlamento e un colloquio con il re Filippo. In agenda anche un confronto con i rappresentanti delle imprese e una visita al porto di Anversa-Bruges, snodo strategico per gli scambi commerciali.
L’obiettivo della trasferta istituzionale? Rafforzare la cooperazione economica e politica con Bruxelles, con particolare attenzione alle materie prime critiche, all’energia e alla tecnologia. I colloqui ruotano infatti attorno a una manciata di dossier caldissimi: commercio, investimenti, sicurezza delle catene di approvvigionamento e collaborazione tecnologica, ambiti nei quali entrambe le parti hanno interesse a consolidare i legami.
I temi più caldi
Agli occhi dell’Unione europea, il Vietnam rappresenta una porta d’accesso strategica al Sud-est asiatico e un’alternativa produttiva alla Cina. Sul fronte opposto il governo vietnamita intende l’avvicinamento all’Europa in termini di nuovi investimenti, trasferimenti di tecnologia e maggiore integrazione nelle filiere industriali internazionali.
Il dossier più urgente riguarda le risorse strategiche, minerali come tungsteno, antimonio e terre rare, essenziali per l’elettronica e la difesa. Qualche settimana fa, non a caso, Rueters scriveva che documenti interni dell’Ue invitavano a rafforzare la cooperazione con Hanoi per diversificare le forniture e ridurre l’esposizione alla Cina, dominante nell’estrazione e nella lavorazione di molte risorse.
Il Vietnam dispone di giacimenti significativi, ma deve ancora sviluppare tecnologie e capacità industriali per sfruttarli su larga scala. Bruxelles sta quindi valutando strumenti di sostegno, dai finanziamenti all’assistenza tecnica, per favorire progetti di estrazione e trasformazione.
Affari, investimenti e opportunità
La visita di To Lam si inserisce anche in una relazione cresciuta di anno in anno. Lo scorso gennaio, per esempio, Ue e Vietnam hanno elevato i rapporti a partenariato strategico globale, il livello più alto previsto dalla loro diplomazia. Calcolatrice alla mano, gli scambi bilaterali di beni hanno raggiunto 73,8 miliardi di dollari nel 2025, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente; nella prima metà del 2026 sono saliti a 41,44 miliardi, il 16,3% in più su base annua. L’accordo di libero scambio, in vigore dal 2020, aveva inoltre già favorito l’integrazione tra le due economie.
Le opportunità non si fermano alle materie prime. Ancora Reuters aveva riferito a gennaio che le due parti sarebbero state interessate a rafforzare la cooperazione su semiconduttori, infrastrutture, reti 5G sicure e tecnologie per la difesa. Il Vietnam è già inserito nelle catene globali dei chip, soprattutto nell’assemblaggio, nei test e nel confezionamento, e punta ad attività a maggior valore aggiunto. La transizione verde e l’obiettivo vietnamita di neutralità carbonica entro il 2050 aprono spazio a investimenti europei in rinnovabili, reti e industria sostenibile.
Il viaggo di To Lam, dunque, serve al Vietnam per consolidare il rapporto con uno dei principali poli economici mondiali, senza rinunciare alla politica di equilibrio tra le grandi potenze. Bruxelles, invece, ambisce a stringere i legami con Hanoi per ampliare, come detto, le alternative alle forniture cinesi e rafforzare la presenza nell’Indo-Pacifico.
