La Macronia chiude nel peggiore dei modi possibili la sua fallimentare parabola.
Caserme e prefetture assaltate, esercizi commerciali saccheggiati, municipi devastati o, come nel caso di Limoges, incendiati. Ma mentre la Francia brucia l’inquilino dell’Eliseo al solito fa spallucce, minimizza e scarica ogni colpa sul premier Lecornu e i suoi pessimi ministri. L’ultima picconata al vacillante edificio l’ha data l’incompetente Edouar Geffray, settimo ministro dell’Istruzione del secondo mandato di Macron. Invece di preoccuparsi della crisi del corpo docente afflitto da un assenteismo record o intervenire sull’obsoleta edilizia scolastica, il ministro si è inventato il Parcoursup, una macchinosa piattaforma digitale per «regolare» l’accesso alle università. Un fallimento che ha scatenato l’indignazione di una generazione sfiduciata, triste e molto, molto arrabbiata. Una combinazione perfetta per gli ultra gauchisti di La France Insoumise di Jean Luc Mélenchon che ha subito «benedetto» il movimento, aizzando e legittimando ogni sorta di violenza. Un appello subito raccolto via web dalle folle multicolori delle periferie più disperate (la massa di manovra di LFI) che sabato sera hanno trasformato le città in tanti campi di battaglia. Il resto è noto.
Limitativo però ridurre i fatti gallici a un brutto episodio di cronaca. Come già nel 2018 con la dura protesta dei «gilet gialli», anche quest’ultima scossa insurrezionalista affonda le radici nell’irreversibile declino della Quinta repubblica, una crisi che da sociale e securitaria si è involuta in una dichiarata e profonda crisi istituzionale.
Questa volta non basteranno le scuse di Lecornu o le dimissioni dell’imbarazzante ministro degli Interni Nuñez o quelle di Geffray. A fronte di uno Stato impotente e debole le presidenziali di primavera 2027 assumono un peso decisivo, storico. E le carte migliori le ha in mano madame Le Pen...
