"Petrolio, droga, corruzione. Il chavismo guarda all'Italia"

Il giornalista investigativo: "Trafficanti venezuelani arrestati da voi. E i corrotti chiedono la cittadinanza"

Alek Boyd è tra i giornalisti investigativi più esperti dei cosiddetti bolichicos, quei funzionari e imprenditori che con il regime venezuelano hanno fatto i miliardi. Da anni vive a Londra.

Che ne pensa del presunto finanziamento della dittatura venezuelana al M5s?

«Che non è una novità. Il vicepremier della Spagna Pablo Iglesias sino a poco fa era un dipendente del chavismo. Così anche l'ex primo ministro Zapatero che ha ricevuto regali e soldi da prestanomi chavisti, come Majed Khalil».

In Italia Antonio Di Pietro ha detto che è impossibile che si mandino valigette piene di soldi e che è una bufala.

«Il chavismo ha sempre speso incalcolabili quantità di denaro pubblico venezuelano ovunque per sostenere la sua propaganda e finanziare politici nella loro ascesa al potere. Basti pensare alla famosa valigetta, con dentro 800mila dollari in contanti destinata a Cristina Kirchner in Argentina ma poi intercettata in dogana».

Cosa sa delle trame del chavismo in Italia?

«Accadono cose molto interessanti. Rafael Ramírez ad esempio, l'ex capo di Pdvsa (la statale petrolifera venezuelana, ndr), ai tempi di Chávez, dopo la sua rottura con Maduro ha vissuto a lungo a Roma, con importanti contatti in Vaticano. Idem per suo cognato Baldo Sanso e sua suocera, Ildegarda Rondón de Sanso. Per Ramirez l'Italia è una base per muoversi in Europa. Quanto a Pdvsa, a me risulta che continui a fare affari con l'Eni nonostante le sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro Usa. E mi risulta anche che a marzo 2020 l'Eni abbia inviato in Venezuela una nave cisterna, la Delta Tolmi, per caricare il greggio di Pdvsa».

Altri legami tra Italia e chavismo?

«In Italia hanno arrestato trafficanti di droga venezuelani vicini al regime. Non solo Alex del Nogal ma anche Alex Saab (arrestato nei giorni scorsi a Capo Verde, ndr) recentemente finito sotto la lente della vostra Guardia di Finanza. E poi c'è il caso di corruzione della società energetica Derwick Associates, il cui direttore Alejandro Betancourt ha la cittadinanza italiana».

Anche il presidente della Corte Suprema chavista Maikel Moreno ha richiesto la cittadinanza italiana. Chi è?

«Moreno, nominato 5 anni fa capo della Corte suprema venezuelana è un criminale».

Pino Arlacchi, ex europarlamentare del partito del giudice italiano Antonio di Pietro ed ex super esperto Onu nella lotta contro la mafia e la droga, oggi collabora con il ministero degli Esteri di Maduro da Roma. Lo ha confermato lui stesso ai media italiani. Come interpreta ciò?

«Il chavismo ha reso il Venezuela il più grande centro di corruzione dell'emisfero occidentale. Le Nazioni Unite sono un club di nazioni in cui le più grandi, e tra queste le più corrotte, comandano. Cuba, Venezuela, Cina e Russia. L'Onu è l'ambiente perfetto per il chavismo. Quindi non mi stupisco».

Cosa l'ha colpita di più nei tanti documenti da lei analizzati?

«Il fatto che le macchine Olivetti usate per il lotto, in Venezuela con Smartmatic siano state trasformate a uso del voto elettronico facile da falsificare. E ancora, i milioni di dollari spesi per la propaganda e il lobbismo politico a livello internazionale. Derwick Associates, la società coinvolta nella gestione degli impianti elettrici in Venezuela, ha rappresentato per me una pietra miliare, per la capacità dei suoi manager di mescolarsi con il chavismo, l'opposizione, il meglio della propaganda americana (Fusion Gps), l'intelligence russa (Fsb), il peggio dalle case di trading svizzere, il jet set spagnolo. Una società coinvolta nei più grandi scandali politici, finanziari ed energetici dell'ultimo decennio. E il caso del colombiano Alex Saab con passaporto diplomatico venezuelano, uomo dalle mille connessioni con il narcoterrorismo colombiano, ma anche con il grande business governativo illegale. Da Capo Verde, dove è stato appena arrestato dall'Interpol, non sarà facile estradarlo negli Usa».

Lei è stato minacciato più volte, con intrusioni anche nel suo appartamento di Londra. Perché il giornalismo investigativo oggi è più importante che mai?

«Perché è l'unico strumento per mantenere alta l'allerta su temi come il traffico di droga, la corruzione, il terrorismo internazionale, il riciclaggio di denaro e la conseguente economia sommersa. Le autorità sono sempre molto indietro rispetto ai criminali, in molti casi non li raggiungono mai. In Venezuela, il giornalismo investigativo è stato fondamentale, per le indagini penali internazionali. Smartmatic, Derwick e Alex Saab ne sono tre esempi. L'unica speranza che rimane a noi venezuelani, per ottenere giustizia, è vedere processati a livello internazionale i responsabili della distruzione del nostro Paese. Anche se spesso questo diritto viene negato dall'incommensurabile potere delle fortune che ci hanno rubato».

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