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Politica

“Siate maledetti”, la furia della giornalista di origini marocchine: “I maranza sono vostri. Avete coltivato il sogno di pregiudizio razziale”

Lo sfogo della giornalista su Facebook. Ecco che cosa ha detto sulle piazze

Karima

Sale la tensione mentre si avvicina la data del 24 ottobre, giornata in cui si terranno altre manifestazioni nelle principali città italiane. Mentre le forze dell’ordine si trovano in una situazione di massima allerta, continua, accesissimo, il dibattito sui social in merito a temi quali integrazione, disagio giovanile e responsabilità istituzionali.

In questo clima di forte polemica, la giornalista di origini marocchine Karima Moual è intervenuta con un commento destinato a far discutere. In un lungo video pubblicato su Facebook, Moual lancia la sua filippica. “Siate maledetti”, esordisce. “Sono almeno 15 anni che aspettate questo momento, 15 anni che coltivate un sogno: vedere finalmente il pregiudizio razziale, che avevate scelto come concime della vostra propaganda e come programma politico, prendere forma nei figli degli immigrati. Vederli diventare esattamente ciò che avete sempre raccontato che fossero”. Il tono accusatorio è chiaro, così come l’indice puntato. A quanto pare, secondo la Moual, i ragazzini violenti che abbiamo visto in scena lo scorso fine settimana sarebbero un prodotto di certe politiche.

“Avete investito nella loro razzializzazione, continuando a ricordare loro che non sarebbero mai stati davvero italiani”, continua la giornalista. “Sempre figli di immigrati, anche quando sono nati qui. Sempre stranieri, anche quando non hanno conosciuto altra Patria. Accettabili soltanto a testa bassa, possibilmente invisibili, un gradino più sotto, sempre. Lo avete fatto con il linguaggio del disprezzo, con la xenofobia e l’islamofobia, spalleggiati da una parte del sistema mediatico”.

Secondo Karima Moual, perfino i fatti di cronaca sarebbero stati etnizzati al fine di far passare il messaggio che la criminalità ha una sola nazionalità. Sarebbe stata messa in moto una vera e propria macchina, che ha portato alla nascita di una generazione di figli di immigrati arrabbiati. “Oggi, davanti a quelli che hanno scelto la violenza, potete finalmente gridare: ‘Eccoli, guardateli! Avevamo ragione noi! Guardate quanto sono diversi, quanto sono violenti, quanto ci odiano!’. Be’, che straordinaria comodità politica poter indicare come prova delle proprie ragioni anche le conseguenze di ciò che si è contribuito ad alimentare”, attacca.

La giornalista passa poi a ricordare che i ragazzi che abbiamo visto nelle piazze non sono i loro genitori, non appartengono alla prima generazione di migranti, che ha imparato a sopportare in silenzio. “Sono nati qui, oppure sono cresciuti qui. Hanno frequentato le scuole italiane, parlano italiano, conoscono le stesse strade, gli stessi desideri e le stesse frustrazioni dei loro coetanei. Non sono disposti ad accettare l’inferiorità sociale”. La Moual spiega che non tutti hanno reagito allo stesso modo, alcuni hanno scelto il riscatto. Ma gli ipotetici “macchinatori” avrebbero puntato tutto su coloro che hanno risposto con la rabbia. “Sono questi ultimi che vi interessano. Sono loro che occupano i vostri schermi, le vostre campagne elettorali, i vostri discorsi sulla sicurezza”, attacca. “Voi li chiamate maranza per non riconoscere la loro identità italiana, mentre la verità è che sono il prodotto più italiano e contemporaneo che questa società sia riuscita a partorire”.

Karima Moual accusa anche la sinistra, rea di non aver saputo prendere per mano questi ragazzi, e afferma che le famiglie straniere sono state spinte ai margini delle città. Non solo. Parla anche di crisi economica, dicendo che questa ha colpito più duramente le famiglie dei migranti, più esposte alla precarietà, ai salari bassi e alla povertà. I poveri stranieri sarebbero stati messi contro i poveri italiani. “Quando guardo quei ragazzi violenti, non vedo un popolo straniero che minaccia l’Italia, vedo anche il fallimento dell’Italia. Non provo indulgenza per chi devasta e aggredisce, chi commette un reato deve risponderne, ma la responsabilità individuale non cancella quella collettiva”, conclude. “I maranza sono vostri, sono figli di quest’Italia, anche quando vi fanno paura, soprattutto quando vi fanno paura”.

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