"Al Sud i nuovi casi in crescita velocissima. Gli ospedali lombardi ora senza problemi"

Roberto Battiston, fisico di fama mondiale, studia l'andamento del contagio "In Lazio e Campania i ricoveri supereranno quelli della prima ondata"

"Al Sud i nuovi casi in crescita velocissima. Gli ospedali lombardi ora senza problemi"

L'epidemia che fa tremare i polsi alla Sanità si è trasferita al Centro-Sud. Roberto Battiston, fisico di fama internazionale e autore del libro La matematica del virus, legge i suoi grafici e spiega che, per misurare la nuova ondata epidemica, zeppa di asintomatici, bisogna concentrarsi sulla gente che finisce in ospedale. E snocciola numeri che rivelano come Campania e Lazio siano già ai limiti della sofferenza.

Nella terra del governatore Vincenzo De Luca le terapie intensive sono già la metà di quelle registrate nel periodo buio della prima ondata. E la situazione è in continua crescita. «In un mega-festeggiamento calcistico a Napoli a fine giugno sono state violate tutte le regole di distanziamento spiega Battiston . È possibile che questa sia la causa prima di una serie di focolai incontrollabili i cui effetti esponenziali si vedono dopo mesi».

Nel Lazio, invece, le persone in terapia intensiva sono a quota 57, un terzo di quelle della prima ondata che avevano raggiunto il picco a 190. «Qui la pandemia supererà la prima a livello di ospedalizzazione commenta l'esperto . Il numero degli infetti è alto, il ritmo di crescita è velocissimo e per ora non c'è alcuna traccia di un possibile rallentamento». Non è messa meglio la Sardegna dove i ricoveri sono pari a quelli raggiunti al massimo della prima fase (150) e si contano già 30 intensive. In Sicilia sono circa 600 in ospedale e 40 casi gravi. Ma non è stato ancora raggiunto il picco.

Altro scenario è quello del Nord, dove, dice l'esperto « il Covid oggi è meno pericoloso, nove persone su dieci si fanno la malattia a casa». I numeri in crescita degli infetti hanno di fatto rivelato una realtà che era rimasta sommersa nella prima ondata dove i tamponi erano per lo più riservati a chi veniva ricoverato. Oggi invece lo screening rileva i casi lievi che vengono gestiti con il confinamento a casa. «Per la società, i tanti in quarantena sono un grande problema aggiunge il fisico - ma dal punto di vista sanitario è un enorme vantaggio: il tracciamento dei focolai ha reso inoffensivi anche molti degli asintomatici. Questo è un segno di una seria gestione della pandemia». Certo, se i numeri diventano grandissimi allora il problema può diventare drammatico. «È necessario limitare una crescita eccessiva dei contagi. Occorre dare una stretta sul rispetto delle regole».

Intanto però, quei circa mille nuovi contagi rilevati in Lombardia non sono confrontabili con i mille positivi registrati a marzo scorso, quando i tamponi si facevano principalmente a chi finiva in ospedale. Oggi, infatti circa 900 sono paucisintomatici, solo 30-40 sono ricoverati e 4-5 in intensiva. «In generale spiega il fisico - l'aumento in Lombardia di chi finisce in ospedale è particolarmente lento, le intensive sono limitate al 10 per cento. In generale i ricoveri sono circa 500 contro i 15mila del periodo terribile. E per ora gli ospedali lombardi non hanno problemi. Più duro è l'impegno per il tracciamento e l'isolamento domiciliare che pesa per le interruzioni delle attività professionali ed economiche».

Anche in Veneto la crescita di ospedalizzazione è almeno dieci volte più lenta del passato: oggi le intensive sono intorno al 10 per cento mentre in passato hanno raggiunto anche il 40 per cento dei ricoveri. L'intensità dell'epidemia è sotto controllo: crescono i ricoveri e la situazione al momento è impegnativa ma gestibile. Stessa condizione per l'Emilia-Romagna. In Toscana, invece, nella fase 1 i ricoveri erano circa 1350 e le intensive circa 270: oggi i numeri sono rispettivamente circa 200 e 20.